Cannizzaro alza l’asticella: Palazzo Alvaro non sia più un palazzo vuoto
- Insediamento del nuovo Consiglio a Reggio Calabria
- Nel giorno della proclamazione, il sindaco metropolitano traccia la rotta: efficienza amministrativa, coinvolgimento di tutti i territori e contenuti concreti per superare i vuoti della politica.
L'Editoriale di Luigi Palamara
La cerimonia di proclamazione del nuovo Consiglio metropolitano di Reggio Calabria avrebbe potuto consumarsi nel solito rito di verbali, firme, attestazioni e fotografie.
Invece, il 23 luglio 2026, nella Sala Monsignor Ferro di Palazzo Corrado Alvaro, Francesco Cannizzaro ha trasformato una formalità istituzionale in una dichiarazione politica.
Il sindaco di Reggio Calabria e della Città metropolitana ha ringraziato gli uffici, gli scrutatori, i presidenti di seggio, i funzionari. Non per cortesia, ma per riconoscere un fatto: la macchina amministrativa aveva ricevuto una prova precisa e l’aveva superata.
Le elezioni erano state indette nel primo giorno utile. Le operazioni si erano concluse rapidamente. Gli uffici avevano dimostrato efficienza.
In un Paese nel quale la politica si prende i meriti e scarica gli errori sulla burocrazia, Cannizzaro ha fatto il contrario. Ha rivendicato la scelta e attribuito il risultato a chi aveva lavorato.
È un buon inizio.
Il nuovo Consiglio è composto da quattordici eletti, espressione di quattro liste e di territori diversi. È questo uno dei punti più importanti dell’intervento del sindaco: nessuna area della provincia deve sentirsi esclusa.
La Città metropolitana non è soltanto Reggio. È costa e montagna, centro e periferia, Comuni grandi e piccoli, territori vicini e territori dimenticati. Cannizzaro ha chiesto ai consiglieri di rappresentare tutti, senza rinunciare alla conoscenza delle comunità dalle quali provengono.
Non piccoli ambasciatori del proprio campanile, dunque, ma collegamenti vivi tra Palazzo Alvaro e l’intera provincia.
Poi è arrivato il passaggio più concreto: riempire la Città metropolitana di contenuti.
Perché un ente senza deleghe, risorse e capacità operativa è soltanto una targa sulla facciata. Cannizzaro ha detto che il lavoro sulle deleghe regionali è già avanzato e che i tempi potrebbero accorciarsi.
Non servono nuovi riti. Servono strumenti.
Il sindaco ha difeso anche il ruolo delle vecchie Province, svuotate da una riforma che ha lasciato intatti i problemi e indebolito chi avrebbe dovuto affrontarli. Strade, scuole, trasporti, pianificazione e assistenza ai Comuni non sono scomparsi con un tratto di penna.
Cannizzaro non si è limitato alla denuncia. Ha detto che, finché la legge non cambierà, la Città metropolitana dovrà colmare i vuoti esistenti.
La cattiva normativa si critica. Ma, nel frattempo, si governa.
Sul piano politico, il sindaco ha lanciato una sfida ancora più difficile: superare la contrapposizione rigida tra maggioranza e opposizione.
Non ha chiesto di cancellare le differenze. Ha chiesto di non trasformarle in paralisi.
A Palazzo Alvaro, ha detto in sostanza, si può discutere, dissentire, controllare. Ma non si può perdere tempo mentre i territori aspettano risposte.
La frase “qui non ha perso nessuno” non cancella il risultato elettorale. Significa che la campagna è finita e che da adesso comincia l’istituzione.
Cannizzaro ha riconosciuto di avere, come sindaco metropolitano, poteri ampi e responsabilità monocratiche. Avrebbe potuto rivendicare il diritto a decidere da solo. Ha invece promesso confronto e coinvolgimento del Consiglio.
Lo ha detto davanti alla stampa, affinché restasse agli atti.
Da oggi quelle parole diventano un impegno.
C’è poi il tema del tempo. Cannizzaro ha ricordato di non amare i rinvii. Ha annunciato la convocazione rapida del primo Consiglio metropolitano e ha promesso un avvio immediato del lavoro.
La velocità, naturalmente, non dovrà trasformarsi in fretta o decisionismo. Dovrà significare meno attese, meno alibi, meno pratiche abbandonate nei corridoi.
Anche la scelta del vicesindaco metropolitano sarà un banco di prova. Dovrà tenere insieme fiducia, competenza, equilibrio politico e rappresentanza territoriale.
Il sindaco ha inoltre riconosciuto il valore di una campagna elettorale vivace, pur criticando l’attuale sistema di elezione indiretta. È una posizione corretta: si può contestare la legge senza delegittimare chi è stato eletto nel rispetto di quella legge.
Infine, Cannizzaro ha parlato di orgoglio.
Ha definito Reggio e la sua provincia tra i luoghi più belli del mondo. Non era una frase turistica. Era una dichiarazione di appartenenza.
Non si governa bene un territorio che si considera perduto. Ma non basta amarlo: bisogna servirlo.
La cerimonia si è conclusa con la fotografia di rito sulle scale di Palazzo Alvaro. Da quel momento, però, è finita la parte facile.
Cannizzaro ha indicato una linea precisa: efficienza degli uffici, rapidità, rappresentanza di tutti i territori, deleghe, collaborazione istituzionale, ascolto e ambizione.
Ha alzato l’asticella.
Ora dovrà dimostrare che Palazzo Alvaro può diventare davvero la casa politica dell’intera provincia e non un palazzo elegante abitato soltanto dalle cerimonie.
Il segnale, per ora, è positivo.
Perché chiedere di scrivere la storia di Reggio Calabria e della sua provincia non è soltanto una frase ad effetto.
È una promessa.
E soprattutto una responsabilità.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Cannizzaro alza l’asticella: Palazzo Alvaro non sia più un palazzo vuoto Insediamento del nuovo Consiglio a Reggio Calabria Nel giorno della proclamazione, il sindaco metropolitano traccia la rotta: efficienza amministrativa, coinvolgimento di tutti i territori e contenuti concreti per superare i vuoti della politica. L'Editoriale di Luigi Palamara La cerimonia di proclamazione del nuovo Consiglio metropolitano di Reggio Calabria avrebbe potuto consumarsi nel solito rito di verbali, firme, attestazioni e fotografie. Invece, il 23 luglio 2026, nella Sala Monsignor Ferro di Palazzo Corrado Alvaro, Francesco Cannizzaro ha trasformato una formalità istituzionale in una dichiarazione politica. Il sindaco di Reggio Calabria e della Città metropolitana ha ringraziato gli uffici, gli scrutatori, i presidenti di seggio, i funzionari. Non per cortesia, ma per riconoscere un fatto: la macchina amministrativa aveva ricevuto una prova precisa e l’aveva superata. Le elezioni erano state indette nel primo giorno utile. Le operazioni si erano concluse rapidamente. Gli uffici avevano dimostrato efficienza. In un Paese nel quale la politica si prende i meriti e scarica gli errori sulla burocrazia, Cannizzaro ha fatto il contrario. Ha rivendicato la scelta e attribuito il risultato a chi aveva lavorato. È un buon inizio. Il nuovo Consiglio è composto da quattordici eletti, espressione di quattro liste e di territori diversi. È questo uno dei punti più importanti dell’intervento del sindaco: nessuna area della provincia deve sentirsi esclusa. La Città metropolitana non è soltanto Reggio. È costa e montagna, centro e periferia, Comuni grandi e piccoli, territori vicini e territori dimenticati. Cannizzaro ha chiesto ai consiglieri di rappresentare tutti, senza rinunciare alla conoscenza delle comunità dalle quali provengono. Non piccoli ambasciatori del proprio campanile, dunque, ma collegamenti vivi tra Palazzo Alvaro e l’intera provincia. Poi è arrivato il passaggio più concreto: riempire la Città metropolitana di contenuti. Perché un ente senza deleghe, risorse e capacità operativa è soltanto una targa sulla facciata. Cannizzaro ha detto che il lavoro sulle deleghe regionali è già avanzato e che i tempi potrebbero accorciarsi. Non servono nuovi riti. Servono strumenti. Il sindaco ha difeso anche il ruolo delle vecchie Province, svuotate da una riforma che ha lasciato intatti i problemi e indebolito chi avrebbe dovuto affrontarli. Strade, scuole, trasporti, pianificazione e assistenza ai Comuni non sono scomparsi con un tratto di penna. Cannizzaro non si è limitato alla denuncia. Ha detto che, finché la legge non cambierà, la Città metropolitana dovrà colmare i vuoti esistenti. La cattiva normativa si critica. Ma, nel frattempo, si governa. Sul piano politico, il sindaco ha lanciato una sfida ancora più difficile: superare la contrapposizione rigida tra maggioranza e opposizione. Non ha chiesto di cancellare le differenze. Ha chiesto di non trasformarle in paralisi. A Palazzo Alvaro, ha detto in sostanza, si può discutere, dissentire, controllare. Ma non si può perdere tempo mentre i territori aspettano risposte. La frase “qui non ha perso nessuno” non cancella il risultato elettorale. Significa che la campagna è finita e che da adesso comincia l’istituzione. Cannizzaro ha riconosciuto di avere, come sindaco metropolitano, poteri ampi e responsabilità monocratiche. Avrebbe potuto rivendicare il diritto a decidere da solo. Ha invece promesso confronto e coinvolgimento del Consiglio. Lo ha detto davanti alla stampa, affinché restasse agli atti. Da oggi quelle parole diventano un impegno. C’è poi il tema del tempo. Cannizzaro ha ricordato di non amare i rinvii. Ha annunciato la convocazione rapida del primo Consiglio metropolitano e ha promesso un avvio immediato del lavoro. La velocità, naturalmente, non dovrà trasformarsi in fretta o decisionismo. Editoriale completo su CartaStraccia.News
♬ audio originale - Luigi Palamara
0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.