Roberto Vizzari in Consiglio metropolitano: il territorio e le aree interne prima delle poltrone
Verso una nuova rappresentanza a Palazzo Alvaro
Il sindaco di San Roberto entra nell'assemblea di Reggio Calabria portando la voce dei piccoli comuni e delle periferie. Una visione concreta dello sviluppo locale legata al radicamento amministrativo e alla capacità di dare risposte reali ai territori.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alcune elezioni fanno rumore e altre, senza clamore, raccontano meglio di mille comizi dove sta andando la politica. L’ingresso di Roberto Vizzari nel Consiglio metropolitano di Reggio Calabria appartiene alla seconda categoria.
Vizzari è sindaco di San Roberto, comune dell’area aspromontana, ed è considerato uno degli uomini più vicini a Francesco Cannizzaro. Ma liquidarlo con l’etichetta del “fedelissimo” sarebbe comodo quanto superficiale. Perché la fedeltà, in politica, può significare molte cose: obbedienza, opportunismo, appartenenza. Nel suo caso sembra significare soprattutto condivisione di un progetto.
Un progetto che parte da un principio semplice, quasi rivoluzionario per queste latitudini: la Città metropolitana non può coincidere soltanto con Reggio Calabria.
Per troppo tempo il territorio metropolitano è stato raccontato come una ruota con un unico centro e molti raggi dimenticati. I piccoli comuni, le aree interne, la fascia aspromontana e le periferie geografiche sono rimasti spesso ai margini delle decisioni. Utili durante le campagne elettorali, meno presenti quando arrivava il momento di distribuire attenzione, risorse e responsabilità.
Il nuovo Consiglio metropolitano, almeno nella sua composizione, prova a interrompere questa consuetudine. Vizzari lo ha sottolineato senza trionfalismi: per la prima volta l’assemblea appare realmente rappresentativa dell’intero territorio.
Non è una frase da poco. E non è soltanto una formula buona per i comunicati stampa.
Significa riconoscere che San Roberto, Santo Stefano in Aspromonte, la Piana, la Locride e gli altri centri della provincia non sono appendici amministrative del capoluogo. Sono parti vive di una stessa comunità istituzionale. O dovrebbero esserlo.
Vizzari entra a Palazzo Alvaro portando con sé questa visione. Lo fa con il linguaggio concreto di chi amministra un piccolo comune e conosce la distanza che spesso separa le promesse dalle strade, i programmi dai servizi, le competenze scritte sulla carta dalle funzioni realmente esercitate.
Nell’intervista rilasciata a Luigi Palamara non ha nascosto la soddisfazione per l’elezione, ma ha evitato di presentarla come un risultato scontato. “Di scontato in politica c’è poco”, ha ricordato. Una considerazione persino ovvia, che però assume un certo valore in un’epoca nella quale troppi eletti si comportano come proprietari dei voti prima ancora che le urne vengano aperte.
Vizzari ha ringraziato i colleghi che lo hanno sostenuto. Poi ha immediatamente spostato il discorso dalla propria persona al territorio. È questo il passaggio che merita attenzione.
Il neoconsigliere metropolitano non ha parlato soltanto dei problemi. Ha insistito anche sulle potenzialità. Sembra una differenza lessicale, ma è una scelta politica. Una comunità continuamente descritta come arretrata, isolata o bisognosa finisce per convincersi di esserlo davvero. Governare significa certamente denunciare le difficoltà, ma significa soprattutto individuare energie, risorse e possibilità di sviluppo.
È qui che il rapporto con Francesco Cannizzaro assume un significato politico preciso.
Cannizzaro ha costruito negli anni una rete di amministratori locali capace di tenere insieme il capoluogo e i comuni della provincia. Vizzari rappresenta una delle espressioni più riconoscibili di questa impostazione: radicamento territoriale, presenza costante e attenzione alle amministrazioni periferiche.
Chiamarlo “fedelissimo” non è dunque un’offesa. Può diventare persino un merito, purché la fedeltà sia rivolta non soltanto a un leader, ma agli impegni assunti davanti agli elettori.
La vera prova, adesso, riguarda le funzioni della Città metropolitana.
Su questo punto Vizzari è stato prudente ma determinato. Ha riconosciuto che la legge prevede l’attribuzione di competenze precise, ma ha anche ricordato che le norme, da sole, non camminano. Servono atti amministrativi, pressione politica, collaborazione istituzionale e una volontà che non si esaurisca dopo la proclamazione degli eletti.
È una battaglia meno appariscente di una campagna elettorale. Non produce manifesti, non riempie le piazze e raramente conquista le prime pagine. Eppure è proprio lì che si misura la serietà di una classe dirigente.
Senza funzioni effettive, la Città metropolitana rischia di restare un’insegna elegante sopra una porta semichiusa. Con competenze, risorse e responsabilità chiare, può invece diventare lo strumento attraverso il quale affrontare trasporti, viabilità, sviluppo, pianificazione e divari territoriali.
Roberto Vizzari arriva dunque nel Consiglio metropolitano con un vantaggio e con un obbligo.
Il vantaggio è quello di conoscere il territorio dal basso, dalla prospettiva di un sindaco abituato a misurarsi con i problemi quotidiani. L’obbligo è quello di dimostrare che la rappresentanza delle aree interne non è stata soltanto un argomento elettorale.
Dovrà portare dentro il palazzo le istanze dei comuni più piccoli senza trasformarle in lamenti rituali. Dovrà utilizzare il rapporto politico con Cannizzaro non come uno scudo, ma come una leva per ottenere risultati. Dovrà ricordare che essere fedeli a una parte politica non significa rinunciare alla propria voce.
La sua elezione è un segnale positivo. Non perché un uomo abbia conquistato una nuova carica, ma perché quella carica può dare voce a una porzione di territorio che troppo spesso ha dovuto gridare per essere ascoltata.
Ora viene la parte difficile.
Le congratulazioni durano un giorno. Le responsabilità, invece, cominciano il giorno dopo.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Roberto Vizzari in Consiglio metropolitano: il territorio e le aree interne prima delle poltrone Verso una nuova rappresentanza a Palazzo Alvaro Il sindaco di San Roberto entra nell'assemblea di Reggio Calabria portando la voce dei piccoli comuni e delle periferie. Una visione concreta dello sviluppo locale legata al radicamento amministrativo e alla capacità di dare risposte reali ai territori. L'Editoriale di Luigi Palamara Alcune elezioni fanno rumore e altre, senza clamore, raccontano meglio di mille comizi dove sta andando la politica. L’ingresso di Roberto Vizzari nel Consiglio metropolitano di Reggio Calabria appartiene alla seconda categoria. Vizzari è sindaco di San Roberto, comune dell’area aspromontana, ed è considerato uno degli uomini più vicini a Francesco Cannizzaro. Ma liquidarlo con l’etichetta del “fedelissimo” sarebbe comodo quanto superficiale. Perché la fedeltà, in politica, può significare molte cose: obbedienza, opportunismo, appartenenza. Nel suo caso sembra significare soprattutto condivisione di un progetto. Un progetto che parte da un principio semplice, quasi rivoluzionario per queste latitudini: la Città metropolitana non può coincidere soltanto con Reggio Calabria. Per troppo tempo il territorio metropolitano è stato raccontato come una ruota con un unico centro e molti raggi dimenticati. I piccoli comuni, le aree interne, la fascia aspromontana e le periferie geografiche sono rimasti spesso ai margini delle decisioni. Utili durante le campagne elettorali, meno presenti quando arrivava il momento di distribuire attenzione, risorse e responsabilità. Il nuovo Consiglio metropolitano, almeno nella sua composizione, prova a interrompere questa consuetudine. Vizzari lo ha sottolineato senza trionfalismi: per la prima volta l’assemblea appare realmente rappresentativa dell’intero territorio. Non è una frase da poco. E non è soltanto una formula buona per i comunicati stampa. Significa riconoscere che San Roberto, Santo Stefano in Aspromonte, la Piana, la Locride e gli altri centri della provincia non sono appendici amministrative del capoluogo. Sono parti vive di una stessa comunità istituzionale. O dovrebbero esserlo. Vizzari entra a Palazzo Alvaro portando con sé questa visione. Lo fa con il linguaggio concreto di chi amministra un piccolo comune e conosce la distanza che spesso separa le promesse dalle strade, i programmi dai servizi, le competenze scritte sulla carta dalle funzioni realmente esercitate. Nell’intervista rilasciata a Luigi Palamara non ha nascosto la soddisfazione per l’elezione, ma ha evitato di presentarla come un risultato scontato. “Di scontato in politica c’è poco”, ha ricordato. Una considerazione persino ovvia, che però assume un certo valore in un’epoca nella quale troppi eletti si comportano come proprietari dei voti prima ancora che le urne vengano aperte. Vizzari ha ringraziato i colleghi che lo hanno sostenuto. Poi ha immediatamente spostato il discorso dalla propria persona al territorio. È questo il passaggio che merita attenzione. Il neoconsigliere metropolitano non ha parlato soltanto dei problemi. Ha insistito anche sulle potenzialità. Sembra una differenza lessicale, ma è una scelta politica. Una comunità continuamente descritta come arretrata, isolata o bisognosa finisce per convincersi di esserlo davvero. Governare significa certamente denunciare le difficoltà, ma significa soprattutto individuare energie, risorse e possibilità di sviluppo. È qui che il rapporto con Francesco Cannizzaro assume un significato politico preciso. Cannizzaro ha costruito negli anni una rete di amministratori locali capace di tenere insieme il capoluogo e i comuni della provincia. Vizzari rappresenta una delle espressioni più riconoscibili di questa impostazione: radicamento territoriale, presenza costante e attenzione alle amministrazioni periferiche. Chiamarlo “fedelissimo” non è dunque un’offesa. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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