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Francesco Cannizzaro, il tempo e la promessa di non fare le cose a metà

Cannizzaro, il tempo e la promessa di non fare le cose a metà

L'insediamento a Palazzo Alvaro e le sfide del nuovo mandato

Il sindaco metropolitano traccia la rotta tra efficienza amministrativa, rilancio dei territori e contenuti concreti: «Basta con le cose a metà, ora contano i fatti».

L'Editoriale di Luigi Palamara 

In alcuni giorni la politica si prende una pausa dalla politica. Succede raramente, ma succede. Il 23 luglio 2026, a Palazzo Alvaro, la proclamazione dei consiglieri metropolitani di Reggio Calabria è stata una di quelle occasioni in cui le formule, i verbali e le strette di mano hanno lasciato spazio a qualcosa di più concreto: una promessa.

Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria e della Città metropolitana, ha parlato da uomo soddisfatto. Non soltanto perché si insediava un nuovo Consiglio, ma perché vedeva realizzato un impegno preso in campagna elettorale: fare in modo che l’intera provincia fosse rappresentata.

È un punto importante. La Città metropolitana non è soltanto il capoluogo, e Cannizzaro lo ha ricordato con chiarezza. È un territorio lungo e difficile, fatto di costa, montagna, piccoli centri, comunità interne, amministratori che spesso si sentono lontani dai palazzi dove si decide. Il nuovo Consiglio, almeno nelle intenzioni, dovrà servire proprio a ridurre questa distanza.

Il sindaco ha ringraziato l’elettorato attivo e quello passivo. Espressioni un po’ tecniche, che però contengono persone vere: da una parte sindaci e amministratori che hanno votato, dall’altra coloro che hanno accettato di candidarsi, sapendo che una candidatura non è soltanto una posizione in lista, ma un’assunzione di responsabilità.

Cannizzaro ha parlato di un Consiglio competente, composto da amministratori esperti, nuove presenze e conoscitori del territorio. Ha definito questo insieme un “mix perfetto”. La perfezione, in politica, è una parola pericolosa. Ma il senso del ragionamento è chiaro: esperienza e rinnovamento devono convivere, altrimenti l’una diventa immobilismo e l’altro improvvisazione.

Poi è arrivata l’ambizione personale. Cannizzaro ha detto di voler essere ricordato come il miglior sindaco possibile di Reggio Calabria e, magari, anche come un buon sindaco metropolitano.

È una dichiarazione impegnativa. Ma non scandalosa. Chi governa deve ambire a lasciare un segno. Il problema non è voler entrare nella storia. Il problema è pensare che basti dirlo.

Cannizzaro, almeno nelle parole, sembra esserne consapevole. Ha ricordato che la provincia ha dato molto alla città e che adesso la città deve restituire. Non con cerimonie o dichiarazioni, ma con le azioni.

È forse il passaggio più significativo dell’intervista.

Reggio Calabria, per troppo tempo, è stata accusata di guardare al proprio perimetro. Il nuovo sindaco propone il contrario: il capoluogo come motore di un territorio più ampio, non come centro che assorbe tutto.

Naturalmente, una rappresentanza ampia non basta. Occorrono risposte per i cittadini, per i sindaci e per gli amministratori locali. Cannizzaro ha promesso di lavorare ogni giorno per non deludere le aspettative.

Le aspettative, però, sono una materia pesante. Più si alzano, più rischiano di cadere. Per questo conta molto il metodo annunciato: convocare subito il primo Consiglio metropolitano e non perdere tempo.

Cannizzaro ha detto che si può perdere tutto, tranne il tempo.

È una frase efficace. Anche perché il tempo, nelle amministrazioni pubbliche, è spesso il primo bene che viene sprecato. Pratiche ferme, rinvii, competenze sovrapposte, decisioni rimandate. La fretta non è una virtù, ma neppure l’attesa infinita lo è.

Il sindaco ha promesso determinazione per “far rifiorire” la provincia. L’immagine è bella. Ma i fiori, in politica, hanno bisogno di bilanci, personale, funzioni e responsabilità chiare.

Ed è proprio qui che l’intervista entra nel merito.

Il vicesindaco: scegliere tra molti senza scontentare tutti.

Cannizzaro dovrà nominare il vicesindaco metropolitano. Ha detto che cercherà di scegliere il migliore, pur riconoscendo che tra gli eletti ci sono molte persone valide.

È la classica scelta che sembra semplice soltanto a chi non deve compierla.

Dovrà tenere insieme competenza, fiducia personale, equilibrio politico e rappresentanza territoriale. Ogni nomina produce soddisfatti e delusi. Il vero criterio, però, dovrebbe essere uno solo: chi può aiutare il sindaco a governare meglio l’intera area metropolitana.

Cannizzaro non ha anticipato nomi. Ha fatto bene. Le nomine annunciate troppo presto finiscono spesso per essere interpretate come premi, scambi o compensazioni.

Meglio riflettere. Purché la riflessione non diventi rinvio.

Le deleghe: senza risorse, le funzioni restano parole.

Il secondo tema riguarda il trasferimento delle funzioni alla Città metropolitana.

Cannizzaro ha spiegato di essere già al lavoro con il presidente della Regione e con gli uffici competenti. L’obiettivo è trasferire attività amministrative e riempire l’Ente di contenuti reali.

Il punto è decisivo.

Le istituzioni possono avere nomi importanti e palazzi magnifici, ma se non dispongono di funzioni, personale e risorse economiche restano contenitori vuoti.

Cannizzaro lo ha detto con chiarezza: non basta trasferire formalmente una competenza. Bisogna trasferire anche gli strumenti per esercitarla.

È una verità semplice, spesso dimenticata.

La Città metropolitana dovrà occuparsi non soltanto delle richieste quotidiane dei cittadini, ma anche della valorizzazione del patrimonio culturale, sociale, archeologico, paesaggistico e turistico.

Un elenco vasto, forse troppo. Ma la provincia di Reggio Calabria possiede davvero molte risorse e altrettanti problemi. La difficoltà sarà evitare che la valorizzazione diventi una parola buona per ogni convegno e inutile per ogni progetto.

Il futuro politico e il presente amministrativo.

Alla domanda sul futuro e su un possibile arrivederci a Montecitorio, Cannizzaro ha risposto con prudenza.

Ha detto che nessuno può sapere cosa accadrà. Forse soltanto qualcuno più in alto.

È una risposta politica e, insieme, personale. Serve a chiudere la porta alle indiscrezioni senza chiuderla definitivamente al futuro.

Ma il passaggio più importante viene subito dopo: oggi pensa soltanto a Reggio e alla sua provincia.

È ciò che ci si aspetta da un sindaco appena eletto. Le carriere politiche possono attendere. I problemi delle città, di solito, no.

Cannizzaro ha detto di volere svolgere il mandato in modo serio e responsabile. Saranno i fatti a stabilire se questa concentrazione sul presente sarà mantenuta oppure se il richiamo della politica nazionale tornerà presto a farsi sentire.

Il passato: non cancellarlo, non restarne prigionieri.

Interrogato sull’eredità dell’amministrazione precedente, il sindaco ha scelto una posizione equilibrata.

Ha detto che gli interessa poco il passato, ma ha anche riconosciuto che nel passato possono esserci state cose sbagliate e cose positive.

Le prime andranno corrette. Le seconde valorizzate e portate avanti.

È un atteggiamento ragionevole. Ogni nuova amministrazione è tentata di comportarsi come se la storia cominciasse nel giorno del proprio insediamento. Si cambiano nomi, programmi, progetti, talvolta soltanto per dimostrare che è cambiato il comando.

Cannizzaro sembra voler evitare questo errore. Continuità quando serve, discontinuità quando è necessaria.

Il difficile sarà distinguere l’una dall’altra senza usare la politica come unico criterio.

L’estate reggina e il diritto di non improvvisare.

La parte forse più immediata dell’intervista riguarda il programma estivo.

Cannizzaro ha anticipato che la denominazione “Estate reggina” cambierà. Ma soprattutto ha spiegato che i tempi amministrativi sono stretti: il rendiconto è stato approvato in Giunta, dovrà passare dal Consiglio comunale e, prima del 5 agosto, sarà difficile avere piena operatività.

Il sindaco non ha escluso qualche iniziativa nel mese di agosto. Ha però precisato che non si tratterebbe del vero cartellone dell’Amministrazione.

Ha detto una cosa rara nella politica locale: meglio non fare nulla che organizzare qualcosa tanto per dire di averlo fatto.

È un’affermazione condivisibile. A condizione che non diventi un alibi.

Cannizzaro ha dichiarato di non amare le cose a metà. Reggio Calabria, in effetti, ha conosciuto troppi programmi annunciati tardi, eventi preparati in fretta e calendari costruiti senza una visione.

La decisione di non improvvisare può essere un segno di serietà. Ma i cittadini, gli operatori turistici e gli esercenti hanno anche bisogno di programmazione. Non soltanto di qualità, ma di tempi certi.

La vera sfida non è organizzare bene un evento. È annunciarlo abbastanza presto perché la città possa beneficiarne.

Una città attrattiva tutto l’anno.

Cannizzaro ha allargato il ragionamento. Non basta l’estate. Reggio deve essere attrattiva in autunno, a Natale e in ogni periodo dell’anno.

Ha parlato di musica, cultura, socialità, convivialità e grandi eventi. Ha usato una parola che ormai compare in quasi ogni programma turistico: destagionalizzazione.

In questo caso, però, il concetto è corretto.

Una città che vive soltanto nei mesi estivi non costruisce turismo: costruisce una parentesi.

Reggio Calabria dispone di clima, paesaggio, storia, archeologia e tradizioni che potrebbero sostenere un’offerta annuale. Per farlo servono appuntamenti riconoscibili, calendari stabili, collegamenti efficienti, promozione e collaborazione con gli operatori privati.

Il sindaco ha promesso un programma caratteristico e identitario, scandito da appuntamenti annuali. Sarebbe un passo importante.

Gli eventi non devono soltanto riempire le piazze. Devono produrre identità, economia e continuità.

Vinitaly, Aspromonte e il racconto del territorioò

Tra le iniziative citate c’è l’appuntamento legato a Vinitaly, previsto per l’8 e il 9 agosto.

Cannizzaro lo considera uno degli eventi più importanti della stagione e ha assicurato che la macchina organizzativa è già al lavoro.

Anche qui, le aspettative sono alte. Un’iniziativa di questo tipo può diventare una vetrina significativa per il territorio, purché non si limiti alla passerella di qualche ospite nazionale.

Il vino, in Calabria, non è soltanto un prodotto. È agricoltura, paesaggio, cultura, tradizione e impresa. Un evento serio dovrebbe riuscire a collegare queste dimensioni.

Cannizzaro ha poi parlato dell’Aspromonte, definendolo la montagna più bella del mondo, così come considera Reggio la città più bella del mondo e la provincia una delle più belle.

È il linguaggio dell’orgoglio. E l’orgoglio, se resta soltanto nelle parole, serve a poco. Ma può diventare una forza quando si traduce in tutela, accessibilità, servizi, sentieri, promozione, sicurezza e sviluppo sostenibile.

L’Aspromonte è una risorsa enorme e fragile. Non ha bisogno di essere celebrato soltanto nei discorsi. Ha bisogno di essere reso conoscibile senza essere consumato.

Normalizzare Reggio e portarla più lontano.

Cannizzaro ha riassunto la propria visione in due verbi: normalizzare e proiettare.

Normalizzare Reggio significa far funzionare ciò che in una città dovrebbe essere normale: servizi, tempi amministrativi, manutenzione, decoro, programmazione.

Proiettarla significa darle un’ambizione nazionale e internazionale.

Le due cose non sono in contraddizione. Anzi, la seconda senza la prima diventa propaganda.

Una città non conquista i grandi palcoscenici se non sa risolvere i problemi quotidiani. Ma non può neppure accontentarsi di funzionare discretamente, rinunciando a immaginare un futuro più grande.

Cannizzaro sembra voler tenere insieme entrambe le dimensioni.

La misura delle promesse.

L’intervista del sindaco restituisce l’immagine di un amministratore determinato, orgoglioso del risultato elettorale e consapevole delle aspettative che lo circondano.

Ha parlato di rappresentanza territoriale, competenza, rapidità, deleghe, personale, risorse, continuità amministrativa, turismo, cultura, eventi, Aspromonte e futuro della città.

Ha toccato quasi tutto.

Ora viene la parte che le interviste non possono risolvere: trasformare le parole in atti.

Cannizzaro ha detto di non voler perdere tempo e di non voler fare le cose a metà.

Sono due buone promesse.

La prima obbliga a cominciare subito.
La seconda obbliga a finire bene.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

@luigi.palamara

Cannizzaro, il tempo e la promessa di non fare le cose a metà L'insediamento a Palazzo Alvaro e le sfide del nuovo mandato Il sindaco metropolitano traccia la rotta tra efficienza amministrativa, rilancio dei territori e contenuti concreti: «Basta con le cose a metà, ora contano i fatti». L'Editoriale di Luigi Palamara  Un alcuni giorni la politica si prende una pausa dalla politica. Succede raramente, ma succede. Il 23 luglio 2026, a Palazzo Alvaro, la proclamazione dei consiglieri metropolitani di Reggio Calabria è stata una di quelle occasioni in cui le formule, i verbali e le strette di mano hanno lasciato spazio a qualcosa di più concreto: una promessa. Francesco Cannizzaro, sindaco di Reggio Calabria e della Città metropolitana, ha parlato da uomo soddisfatto. Non soltanto perché si insediava un nuovo Consiglio, ma perché vedeva realizzato un impegno preso in campagna elettorale: fare in modo che l’intera provincia fosse rappresentata. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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