Dialoghi di un giornalismo senza padroni.
Il narratoriale di Luigi Palamara
— «Dicono che fai troppo rumore.»
— «Strano,» rispose l’uomo guardando la strada vuota, «scrivo in silenzio. È il silenzio degli altri che fa fracasso.»
Camminavano lenti, come chi non ha fretta di convincere nessuno.
— «Qui vogliono tutti insegnarti come si sta al mondo.»
— «Sì,» disse l’altro, «ma nessuno ti dice come si resta in piedi.»
Si fermarono davanti a un edificio scrostato, una redazione che non aveva mai avuto un’insegna.
— «Tu per chi lavori?»
— «Per nessuno. È questo che li irrita.»
— «E allora come fai?»
— «Creo. Ogni volta. Mi rinnovo. Imparo e Scrivo. Scrivo sempre.»
Un uomo più anziano, seduto su una panchina, ascoltava senza intervenire. Poi parlò.
— «Una volta il giornalista aveva paura solo dei fatti.»
— «E oggi?»
— «Oggi ha paura dela verità.»
Il vento portava odore di mare e di fogne lontane.
— «Ti accusano di non scendere abbastanza nelle periferie.»
— «Le periferie non sono un luogo,» rispose, «sono un alibi. Ci vai quando ti serve sentirti buono.»
L’anziano annuì.
— «La rabbia è facile. È la misura che costa cara.»
— «E infatti la misura non applaude nessuno.»
Un ragazzo, taccuino in mano, chiese timidamente:
— «Ma allora cos’è il giornalismo vero?»
L’uomo non rispose subito. Guardò il ragazzo, poi la città.
— «È dire la verità anche quando non ti rende migliore degli altri.»
— «E se non piace?»
— «Allora è vera.»
Ripresero a camminare.
— «Ti faranno la guerra.»
— «Lo so.»
— «E tu?»
— «Io scrivo.»
La strada era dissestata, ma dritta.
— «Qui non servono tribunali morali,» disse l’anziano alzandosi, «servono parole che non chiedano scusa.»
— «E uomini che non chiedano permesso,» rispose l’altro.
Si salutarono senza strette di mano.
Nel Sud, chi resta in piedi non ha bisogno di gesti solenni.
Solo di schiena dritta.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Dialoghi di un giornalismo senza padroni. Il narratoriale di Luigi Palamara — «Dicono che fai troppo rumore.» — «Strano,» rispose l’uomo guardando la strada vuota, «scrivo in silenzio. È il silenzio degli altri che fa fracasso.» Camminavano lenti, come chi non ha fretta di convincere nessuno. — «Qui vogliono tutti insegnarti come si sta al mondo.» — «Sì,» disse l’altro, «ma nessuno ti dice come si resta in piedi.» Si fermarono davanti a un edificio scrostato, una redazione che non aveva mai avuto un’insegna. — «Tu per chi lavori?» — «Per nessuno. È questo che li irrita.» — «E allora come fai?» — «Creo. Ogni volta. Mi rinnovo. Imparo e Scrivo. Scrivo sempre.» Un uomo più anziano, seduto su una panchina, ascoltava senza intervenire. Poi parlò. — «Una volta il giornalista aveva paura solo dei fatti.» — «E oggi?» — «Oggi ha paura dela verità.» Il vento portava odore di mare e di fogne lontane. — «Ti accusano di non scendere abbastanza nelle periferie.» — «Le periferie non sono un luogo,» rispose, «sono un alibi. Ci vai quando ti serve sentirti buono.» L’anziano annuì. — «La rabbia è facile. È la misura che costa cara.» — «E infatti la misura non applaude nessuno.» Un ragazzo, taccuino in mano, chiese timidamente: — «Ma allora cos’è il giornalismo vero?» L’uomo non rispose subito. Guardò il ragazzo, poi la città. — «È dire la verità anche quando non ti rende migliore degli altri.» — «E se non piace?» — «Allora è vera.» Ripresero a camminare. — «Ti faranno la guerra.» — «Lo so.» — «E tu?» — «Io scrivo.» La strada era dissestata, ma dritta. — «Qui non servono tribunali morali,» disse l’anziano alzandosi, «servono parole che non chiedano scusa.» — «E uomini che non chiedano permesso,» rispose l’altro. Si salutarono senza strette di mano. Nel Sud, chi resta in piedi non ha bisogno di gesti solenni. Solo di schiena dritta. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #narratoriale #luigipalamara #aspromonte #roccafortedelgreco #giornalista ♬ suono originale - Luigi Palamara
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