Giustizia, la guerra delle toghe: autonomia o privilegio?
L'Editoriale di Luigi Palamara
Eccoli, di nuovo: i sacerdoti della toga contro gli eretici del foro. Da una parte la Magistratura, che grida all’apocalisse istituzionale; dall’altra l’Avvocatura, che parla di libertà come di un bene finalmente reclamato. In mezzo, come sempre, il Paese reale, che osserva e paga il conto.
Il tema è quello eterno: il potere. Non quello astratto delle Costituzioni, ma quello concreto delle carriere, delle correnti, delle stanze chiuse dove ci si nomina a vicenda. La Magistratura dice: attenzione, vogliono indebolire la nostra autonomia per controllare il pubblico ministero. È l’argomento più nobile e più comodo. Nobile perché richiama la difesa dei diritti; comodo perché trasforma ogni critica in un attentato alla democrazia. Ma l’autonomia, quando diventa autosufficienza, smette di essere una garanzia e comincia ad assomigliare a un privilegio.
L’Avvocatura, invece, risponde con una frase che suona quasi sovversiva: vogliamo un giudice davvero terzo. Terzo non a parole, ma nei fatti. Perché se chi accusa e chi giudica appartengono alla stessa famiglia culturale, allo stesso percorso, allo stesso destino di carriera, la terzietà diventa una formula liturgica, buona per i manuali e cattiva per le aule di giustizia.
L’unità delle carriere viene difesa come un valore sacro, un baluardo contro gli abusi. Ma qualcuno osa dire che è un retaggio di un sistema inquisitorio, figlio di un’epoca in cui lo Stato diffidava del cittadino e non il contrario. E qui il dibattito si fa isterico: guai a toccare ciò che “ha sempre funzionato”, anche quando tutti sanno che non funziona più.
Poi c’è il sorteggio, parola che fa tremare i polsi. Per i magistrati è deprofessionalizzazione, lotteria, caos. Per gli avvocati è la fine dello strapotere delle correnti, di quel manuale Cencelli in toga che ha trasformato il Consiglio Superiore in un congresso permanente. Il caso, si sa, spaventa chi è abituato a controllare ogni passaggio.
Infine, il grande spauracchio: il “salto nel buio”. Leggi ordinarie ignote, scenari catastrofici, l’idea che cambiare sia sempre più pericoloso che restare fermi. Ma dall’altra parte c’è chi parla di una riforma di libertà attesa da oltre trent’anni. Trent’anni: un tempo sufficiente per capire che non si tratta di un capriccio, ma di una domanda rimasta senza risposta.
Forse la verità è più semplice e più scomoda: non è in gioco la giustizia, ma l’equilibrio dei poteri. E quando un potere si sente minacciato, invoca sempre la fine del mondo. La storia insegna che il mondo non finisce quasi mai. Cambia. E a volte, incredibilmente, migliora.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
2. Separazione delle Carriere e Indipendenza del PM
Critica (Magistratura): Se il PM viene separato dal corpo dei giudici, rischia di perdere lo status di "soggetto sottoposto solo alla legge" (Art. 101 Cost.). Senza l'ombrello dell'ordine giudiziario unico, il PM potrebbe diventare un "super-poliziotto" sotto il controllo del Ministero.
Difesa (Avvocatura): La Costituzione continuerà a garantire che la magistratura (sia giudicante che requirente) sia un ordine autonomo e indipendente. La separazione serve solo a eliminare il "senso di appartenenza" comune che può influenzare il giudice a favore dell'accusa.
3. Il Nuovo CSM e il Sorteggio
Il Problema delle Correnti: Entrambe le parti riconoscono che il sistema delle "correnti" (fazioni interne alla magistratura) ha mostrato limiti degenerativi.
La Soluzione del Sorteggio: Gli avvocati vedono nel sorteggio dei membri del CSM (o di una platea di sorteggiabili) lo strumento per "impermeabilizzare" la magistratura dalle logiche di potere e dalla politica.
Le Perplessità: I magistrati temono che lo sdoppiamento del CSM (uno per i giudici, uno per i PM) e la creazione di un'Alta Corte disciplinare esterna aumentino i costi e frammentino l'autogoverno, rendendolo più debole e attaccabile dalla politica.
4. Dati Statistici e Percezione
Magistrati: Citano i dati: il 40-45% di assoluzioni dimostra che i giudici sono già oggi indipendenti dai PM. Non esiste prova statistica di un condizionamento dell'accusa sul giudizio.
Avvocati: Ribattono che non è una questione di numeri, ma di architettura del sistema. Anche se i giudici sono onesti, la struttura attuale non garantisce le "condizioni minime" di imparzialità che il cittadino ha il diritto di percepire.
| Tema | Magistratura (Contrari) | Avvocatura (Favorevoli) |
| Obiettivo | Indebolire l'autonomia per controllare il PM. | Garantire un giudice davvero terzo e imparziale. |
| Unità | Valore fondamentale per proteggere i diritti. | Retaggio del sistema fascista/inquisitorio. |
| Sorteggio | Rischio di deprofessionalizzazione. | Fine dello strapotere delle correnti togate. |
| Effetti | "Salto nel buio" con leggi ordinarie ignote. | Riforma di libertà attesa da oltre 30 anni. |
@luigi.palamara Francesco Calabrese. Separare per rafforzare: la riforma che non vuole paura. Stefano Musolino. Riforma della Magistratura: non è solo tecnica, è politica con la P maiuscola #referendumgiustizia #si #no #stefanomusolino #francescocalabrese ♬ Farfalla dill Asprumunti five - Luigi Palamara
@luigi.palamara Francesco Calabrese. Separare per rafforzare: la riforma che non vuole paura. di Luigi Palamara Un equivoco di fondo che avvelena questo dibattito fin dall’inizio: l’idea che la separazione delle carriere sia un attentato alla magistratura. Un’idea sbagliata. Radicalmente sbagliata. Francesco Calabrese parte da qui, e non è un dettaglio. Il sistema attuale affonda le sue radici nel dopoguerra, in un assetto pensato per un Paese diverso, per una giustizia diversa, per un mondo che non esiste più. Pensare che ogni modifica sia un condizionamento significa trasformare la Costituzione in un monumento immobile, non in un organismo vivo. E allora sgombriamo il campo: questa riforma non dovrebbe spaventare nessuno. Prima la Costituzione, poi la tecnica. Il Parlamento, dice Calabrese, non può partire dalla “tecnologia normativa”. Prima viene una domanda più alta, più seria: serve o no una riforma costituzionale? Ed è proprio nelle Commissioni che avviene il confronto vero, l’interlocuzione con la magistratura, non nelle piazze urlanti o nei titoli semplificati. Qui non si inseguono fantasmi, non si coltivano sospetti: si cerca di introdurre tecniche che riducano le influenze indebite. Negli ultimi anni, il rapporto tra Pubblico Ministero e giudice è diventato critico. Non per colpa dei singoli, ma per struttura del sistema. Calabrese è netto: l’indipendenza dei magistrati va difesa, ma va accompagnata da una parità delle armi, fondata su regole chiare, quasi scientifiche. Studiosi del diritto, non tifosi. Qui nessuno è chiamato a fare il tifo. Siamo — dice Calabrese — studiosi del diritto. La giustizia sociale non nasce solo dalle sentenze, ma dalla cultura della società e dalle leggi che la governano. Discutere di efficienza non è un atto ostile, è un dovere. Eppure basta nominare il doppio CSM perché il dibattito si incendi. Si dice che lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura ne distruggerebbe la funzione. Ma quali funzioni? Assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità: tutte restano intatte. Eppure, nel dibattito pubblico, sembra che il cielo debba crollare. Impermeabilizzare il sistema. Se davvero vogliamo far crescere il sistema, dobbiamo renderlo impermeabile. Non ai cittadini, ma alle pressioni dei media e della politica. La separazione delle carriere non è una punizione, non è una “psichiatria” istituzionale. È un assetto necessario. Serve proprio a evitare il rischio di condizionamento politico, non a crearlo. Si è parlato di magistrati attaccati per decisioni sgradite alla politica. Vero. Ma la politica usa queste storie come le conviene. La domanda giusta è un’altra: questa riforma rende il magistrato più vulnerabile o più protetto? Calabrese risponde senza esitazioni: un magistrato davvero terzo, distante dalle parti e dalla politica, non ha nulla da temere. Il sorteggio e il falso mito del controllo politico. C’è poi il capitolo più frainteso: il sorteggio nel CSM. Si dice che aprirebbe la strada alla politica. È esattamente il contrario. Eliminare il peso delle correnti significa recidere il legame con i centri di potere. Una platea ampia — mille, millecinquecento magistrati sorteggiabili — riduce drasticamente ogni possibilità di condizionamento. È molto più trasparente dell’attuale sistema, in cui le carriere correntizie decidono chi conta e chi no. Non punire, rafforzare. L’avvocatura non chiede teste. Chiede strumenti di garanzia. La separazione delle carriere non serve a indebolire il magistrato, ma a rafforzarlo nella sua specializzazione. Non è un atto di sfiducia, è un investimento sulla qualità. Non c’è nessuna volontà di sottomissione politica. Si vuole una situazione di parità, chiarezza e semplicità nel lavoro quotidiano. E, non ultimo, una definizione chiara dei ruoli pubblici del Pubblico Ministero e della Polizia Giudiziaria. Nessun disegno oscuro. Calabrese chiude come ha iniziato: con un chiarimento necessario. Non esiste alcun disegno oscuro contro la magistratura. Le norme discusse sono funzionali
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@luigi.palamara Stefano Musolino. Riforma della Magistratura: non è solo tecnica, è politica con la P maiuscola di Luigi Palamara Innanzitutto, grazie. Un saluto a tutti per questa serata di confronto. E subito, una sorpresa. Dalla discussione emerge qualcosa di inatteso. Soprattutto dagli avvocati che hanno preso la parola. Sul tavolo c’è un concetto che va chiarito: il dubbio fa parte dello Stato. Non possiamo, non dobbiamo perdere la nostra direzione. Quegli “allineamenti” che vedete in giro? Movimenti contingenti. Fugaci. E allora vi chiedo: ma davvero volete far passare l’idea ai cittadini che questa sia una riforma puramente tecnica? Io avevo proposto un incontro. Voi avete parlato di “assetto costituzionale”. Come si può parlare di materia tecnica, quando in gioco ci sono i poteri costituzionali dello Stato? > Non è un fatto puramente tecnico; è la Politica con la P maiuscola. Non la politica faziosa dei salotti, ma la Costituzione degli assetti istituzionali. Io, magistrato, ho il diritto di parlare di questa Politica. La gente deve poter scegliere consapevolmente. E potrà farlo solo se capirà: questa non è una questione tra avvocati e Pubblici Ministeri sugli equilibri del processo. C’è qualcosa di molto più ampio in gioco. Vorrei parlare con voi non di schemi, non di tecnicismi. Se consideriamo la riforma solo come separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti, facciamo un torto alla realtà. Qualcuno ha osato chiamarla “riforma costituzionale”. Ma guardate: questa è esautorazione della realtà. La separazione serve a farmi stare zitto? Sotto i vostri occhi, con manifesti elettorali sparsi per la città, avete portato questa campagna in strada. La condividete tutti. > Manifesti che recitano: “I poliziotti li arrestano, i magistrati li scarcerano.” Questa è l’idea di giustizia che volete consegnare al Paese? Il problema non è solo Alta Corte o sorteggio. Chi non capisce a cosa porta lo scardinamento dell’organismo costituzionale rischia grosso. > Più del 40%, quasi il 45% delle sentenze sono assoluzioni. Dove sono questi giudici assoggettati al Pubblico Ministero? Dove li avete visti? La vostra percezione soggettiva, frustrata, smentisce la realtà. I numeri, quelli veri, dicono che il giudice non è assoggettato al PM. La parzialità o imparzialità del giudice si coltiva col tempo. Non dipende dall’appartenenza a un ordine o all’altro. Dipende dalla cultura del magistrato. Pensate a un giudice che deve decidere su un omicidio colposo. Deve parlare con i familiari della vittima. Deve distaccarsi, riflettere, restare imparziale. L’imparzialità si esercita ogni giorno, non la dà un pezzo di carta o una carriera separata. > Eliminare l’imparzialità con la “necessità della carriera separata” è un falso, una menzogna quotidiana. E dico “falso” perché il PM e il giudice hanno lo stesso obiettivo: accertare la verità tecnica. Sono entrambi pubblici ufficiali che operano in contraddittorio con la difesa, legittima portatrice di interessi privati. > Il PM non è una parte qualsiasi. È il primo garante della legalità. Ma c’è di peggio. La riforma punta a rendere autonoma la Polizia Giudiziaria dal PM. Cosa significa? Togliere il controllo di legalità del magistrato sulla polizia e lasciare l’indagato in balia di essa per un tempo indeterminato. > Vi piace questo? È scritto nei programmi politici di chi ci rappresenta. Non mi interessa il tecnicismo. L’articolo 104 garantisce l’indipendenza della magistratura. Ma guardate la Russia: la Costituzione prevede un giudice indipendente. Lo sapevate? E sapete il tasso di condanna? 85%. Anche in Venezuela, in Ungheria, i magistrati sono formalmente indipendenti. Ma lo sono davvero? Ricordate il magistrato di Cassazione che prese una decisione sgradita al governo? Attaccata da Ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio, giornali. Sommersa dal fango. Il provvedimento fu poi impugnato e… rinunciato. Si dimise per allo
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