Stefano Musolino. Riforma della Magistratura: non è solo tecnica, è politica con la P maiuscola
di Luigi Palamara
Innanzitutto, grazie.
Un saluto a tutti per questa serata di confronto.
E subito, una sorpresa. Dalla discussione emerge qualcosa di inatteso. Soprattutto dagli avvocati che hanno preso la parola.
Sul tavolo c’è un concetto che va chiarito: il dubbio fa parte dello Stato.
Non possiamo, non dobbiamo perdere la nostra direzione. Quegli “allineamenti” che vedete in giro? Movimenti contingenti. Fugaci.
E allora vi chiedo: ma davvero volete far passare l’idea ai cittadini che questa sia una riforma puramente tecnica?
Io avevo proposto un incontro. Voi avete parlato di “assetto costituzionale”.
Come si può parlare di materia tecnica, quando in gioco ci sono i poteri costituzionali dello Stato?
> Non è un fatto puramente tecnico; è la Politica con la P maiuscola.
Non la politica faziosa dei salotti, ma la Costituzione degli assetti istituzionali.
Io, magistrato, ho il diritto di parlare di questa Politica. La gente deve poter scegliere consapevolmente.
E potrà farlo solo se capirà: questa non è una questione tra avvocati e Pubblici Ministeri sugli equilibri del processo.
C’è qualcosa di molto più ampio in gioco.
Vorrei parlare con voi non di schemi, non di tecnicismi.
Se consideriamo la riforma solo come separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti, facciamo un torto alla realtà.
Qualcuno ha osato chiamarla “riforma costituzionale”. Ma guardate: questa è esautorazione della realtà.
La separazione serve a farmi stare zitto?
Sotto i vostri occhi, con manifesti elettorali sparsi per la città, avete portato questa campagna in strada. La condividete tutti.
> Manifesti che recitano: “I poliziotti li arrestano, i magistrati li scarcerano.”
Questa è l’idea di giustizia che volete consegnare al Paese?
Il problema non è solo Alta Corte o sorteggio.
Chi non capisce a cosa porta lo scardinamento dell’organismo costituzionale rischia grosso.
> Più del 40%, quasi il 45% delle sentenze sono assoluzioni.
Dove sono questi giudici assoggettati al Pubblico Ministero?
Dove li avete visti?
La vostra percezione soggettiva, frustrata, smentisce la realtà.
I numeri, quelli veri, dicono che il giudice non è assoggettato al PM.
La parzialità o imparzialità del giudice si coltiva col tempo.
Non dipende dall’appartenenza a un ordine o all’altro. Dipende dalla cultura del magistrato.
Pensate a un giudice che deve decidere su un omicidio colposo. Deve parlare con i familiari della vittima. Deve distaccarsi, riflettere, restare imparziale.
L’imparzialità si esercita ogni giorno, non la dà un pezzo di carta o una carriera separata.
> Eliminare l’imparzialità con la “necessità della carriera separata” è un falso, una menzogna quotidiana.
E dico “falso” perché il PM e il giudice hanno lo stesso obiettivo: accertare la verità tecnica.
Sono entrambi pubblici ufficiali che operano in contraddittorio con la difesa, legittima portatrice di interessi privati.
> Il PM non è una parte qualsiasi.
È il primo garante della legalità.
Ma c’è di peggio. La riforma punta a rendere autonoma la Polizia Giudiziaria dal PM.
Cosa significa?
Togliere il controllo di legalità del magistrato sulla polizia e lasciare l’indagato in balia di essa per un tempo indeterminato.
> Vi piace questo?
È scritto nei programmi politici di chi ci rappresenta.
Non mi interessa il tecnicismo. L’articolo 104 garantisce l’indipendenza della magistratura.
Ma guardate la Russia: la Costituzione prevede un giudice indipendente. Lo sapevate? E sapete il tasso di condanna? 85%.
Anche in Venezuela, in Ungheria, i magistrati sono formalmente indipendenti. Ma lo sono davvero?
Ricordate il magistrato di Cassazione che prese una decisione sgradita al governo?
Attaccata da Ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio, giornali.
Sommersa dal fango. Il provvedimento fu poi impugnato e… rinunciato.
Si dimise per allontanarsi da quel fango. Ma scavare nelle vite dei figli era ancora permesso.
Io stesso ho subito richieste di trasferimento solo per aver partecipato a un convegno.
Mi dicevano: “Non dovevi farlo”.
Cittadini.
Dovete sapere che questa riforma incide sui vostri diritti futuri.
Non c’è nulla di più politico di questo.
Se dite “fatto tecnico”, sottraete il dibattito ai cittadini.
Noi magistrati portiamo le nostre idee. Perché se non siete informati, rischiate di votare una riforma che cambierà il futuro dei vostri diritti.
Stefano Musolino. Riforma della Magistratura: non è solo tecnica, è politica con la P maiuscola di Luigi Palamara Innanzitutto, grazie. Un saluto a tutti per questa serata di confronto. E subito, una sorpresa. Dalla discussione emerge qualcosa di inatteso. Soprattutto dagli avvocati che hanno preso la parola. Sul tavolo c’è un concetto che va chiarito: il dubbio fa parte dello Stato. Non possiamo, non dobbiamo perdere la nostra direzione. Quegli “allineamenti” che vedete in giro? Movimenti contingenti. Fugaci. E allora vi chiedo: ma davvero volete far passare l’idea ai cittadini che questa sia una riforma puramente tecnica? Io avevo proposto un incontro. Voi avete parlato di “assetto costituzionale”. Come si può parlare di materia tecnica, quando in gioco ci sono i poteri costituzionali dello Stato? > Non è un fatto puramente tecnico; è la Politica con la P maiuscola. Non la politica faziosa dei salotti, ma la Costituzione degli assetti istituzionali. Io, magistrato, ho il diritto di parlare di questa Politica. La gente deve poter scegliere consapevolmente. E potrà farlo solo se capirà: questa non è una questione tra avvocati e Pubblici Ministeri sugli equilibri del processo. C’è qualcosa di molto più ampio in gioco. Vorrei parlare con voi non di schemi, non di tecnicismi. Se consideriamo la riforma solo come separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti, facciamo un torto alla realtà. Qualcuno ha osato chiamarla “riforma costituzionale”. Ma guardate: questa è esautorazione della realtà. La separazione serve a farmi stare zitto? Sotto i vostri occhi, con manifesti elettorali sparsi per la città, avete portato questa campagna in strada. La condividete tutti. > Manifesti che recitano: “I poliziotti li arrestano, i magistrati li scarcerano.” Questa è l’idea di giustizia che volete consegnare al Paese? Il problema non è solo Alta Corte o sorteggio. Chi non capisce a cosa porta lo scardinamento dell’organismo costituzionale rischia grosso. > Più del 40%, quasi il 45% delle sentenze sono assoluzioni. Dove sono questi giudici assoggettati al Pubblico Ministero? Dove li avete visti? La vostra percezione soggettiva, frustrata, smentisce la realtà. I numeri, quelli veri, dicono che il giudice non è assoggettato al PM. La parzialità o imparzialità del giudice si coltiva col tempo. Non dipende dall’appartenenza a un ordine o all’altro. Dipende dalla cultura del magistrato. Pensate a un giudice che deve decidere su un omicidio colposo. Deve parlare con i familiari della vittima. Deve distaccarsi, riflettere, restare imparziale. L’imparzialità si esercita ogni giorno, non la dà un pezzo di carta o una carriera separata. > Eliminare l’imparzialità con la “necessità della carriera separata” è un falso, una menzogna quotidiana. E dico “falso” perché il PM e il giudice hanno lo stesso obiettivo: accertare la verità tecnica. Sono entrambi pubblici ufficiali che operano in contraddittorio con la difesa, legittima portatrice di interessi privati. > Il PM non è una parte qualsiasi. È il primo garante della legalità. Ma c’è di peggio. La riforma punta a rendere autonoma la Polizia Giudiziaria dal PM. Cosa significa? Togliere il controllo di legalità del magistrato sulla polizia e lasciare l’indagato in balia di essa per un tempo indeterminato. > Vi piace questo? È scritto nei programmi politici di chi ci rappresenta. Non mi interessa il tecnicismo. L’articolo 104 garantisce l’indipendenza della magistratura. Ma guardate la Russia: la Costituzione prevede un giudice indipendente. Lo sapevate? E sapete il tasso di condanna? 85%. Anche in Venezuela, in Ungheria, i magistrati sono formalmente indipendenti. Ma lo sono davvero? Ricordate il magistrato di Cassazione che prese una decisione sgradita al governo? Attaccata da Ministero dell’Interno, Presidenza del Consiglio, giornali. Sommersa dal fango. Il provvedimento fu poi impugnato e… rinunciato. Si dimise per allo
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