Cannizzaro e Forza Italia. Dieci passi e una città che aspetta
Un programma che unisce tutto il centrodestra reggino
L’editoriale di Luigi Palamara
Quando l’onorevole Francesco Cannizzaro entra nella Sala Monteleone del Consiglio Regionale della Calabria e attacca con un doppio “Buongiorno” – uno per chi c’è, uno per chi conta – non sta solo salutando. Sta tastando il polso della città.
“Madonna, quanti siamo… e quanti siete!”
E stavolta non è una formula retorica. La Sala Monteleone è stracolma come non mai. Almeno mille persone, forse di più. Gente in piedi, corridoi pieni, volti tesi e sorridenti insieme. Un’attesa sentita, palpabile, quasi fisica. Non un convegno, ma un appuntamento che sa di svolta.
Reggio Calabria c’è. E il centrodestra pure.
Cannizzaro lo dice con quella sorpresa controllata che in politica vale più di un sondaggio: non ce l’aspettavamo, ma lo speravamo. Lusinga, onora, carica di responsabilità. Parole rituali, certo. Ma dietro c’è un dato politico evidente: quando una città si stringe così, lo fa perché intravede un passaggio storico.
E qui il passaggio non è solo elettorale. È strategico. Si parla di Reggio Calabria, della Città Metropolitana, e di un orizzonte che arriva fino al 2036. Non un’amministrazione, ma un ciclo. Non una parentesi, ma una stagione.
Cannizzaro sceglie la parola “idea”. Idea di città. Idea di Calabria. Non un elenco di opere, ma una visione. Parola pericolosa, l’idea. Perché quando la evochi, devi poi incarnarla. E in quella sala gremita la sensazione è che il centrodestra reggino abbia deciso di provarci davvero.
Promette brevità. “Meno di un’ora.” In un Paese dove i comizi sono spesso supplizi, è già un atto rivoluzionario. Veloci, dinamici, niente noia. Il linguaggio è quello dei tempi moderni: social, brochure, slogan. “10 passi verso il futuro.”
Dieci. Numero simbolico. Rassicurante. Programmatico.
I giovani leggeranno i punti. Non è solo scenografia. È messaggio politico: il futuro non si racconta, si consegna. Lui commenterà, poi un video, poi la riflessione finale. Regia studiata, ma contenuti concreti.
Poi arriva il nodo centrale: la coalizione.
Reggio può cambiare solo se il centrodestra è unito. E qui, più che altrove, compattare gli alleati è spesso più difficile che battere gli avversari. A queste latitudini le divisioni sono una tentazione cronica. Eppure, ancora una volta, Cannizzaro riesce nell’impresa: tenere insieme sensibilità, partiti, personalità, ambizioni.
“La coalizione più ampia e più forte della storia della città.”
Non è solo uno slogan. È una dichiarazione di guerra politica a dodici anni di amministrazione di centrosinistra guidata da Giuseppe Falcomatà. Dodici anni che diventano un’era da archiviare.
Ringrazia uno per uno gli alleati: Wanda Ferro, presenza forte tra Regione e Governo; Valeria Sudano, arrivata dalla Sicilia; Giuseppe Galati, simbolo di una vicenda giudiziaria conclusa con assoluzione; e poi Giuseppe Scopelliti, la cui sola presenza riaccende memorie e riflessioni.
L’unità, stavolta, appare reale. Compatta. Determinata a “prendersi” Reggio e la Città Metropolitana. Non per occupare, ma per cambiare passo.
Poi i contenuti.
Trasparenza. Comune accessibile, comunicazione chiara, piattaforme per le segnalazioni. Sembra normale. In realtà, in Italia è rivoluzionario.
Formazione del personale. Protocollo con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Meno improvvisazione, più competenza.
Ritorno delle circoscrizioni. Restituire voce ai quartieri. Democrazia di prossimità.
Legalità. Non come parola d’ordine, ma come infrastruttura permanente. In Calabria non è retorica. È necessità.
Arghillà. Basta interventi tampone. Modello Caivano. Misure straordinarie, fondi dedicati, Stato presente.
Acqua h24. Fine delle promesse e dei brindisi. Reti controllate, nuove fonti. L’acqua è civiltà.
Cimiteri. Casa funeraria, dignità per i defunti e per le famiglie. Un segno di rispetto che misura la qualità morale di una comunità.
Benessere animale. Canili, educazione, perfino il cimitero per animali. Una città moderna si vede anche da questo.
E poi ambiente, rifiuti, verde urbano, mare tutelato dodici mesi l’anno, Protezione Civile rafforzata, Villa Comunale trasformata in cuore pulsante della vita cittadina.
È un programma ampio. Ambizioso. Forse persino audace. Ma se si parla di svolta epocale, non si può essere timidi.
Resta, inevitabile, la domanda: basteranno le parole? La storia italiana è costellata di programmi perfetti e risultati imperfetti.
Eppure, in quella Sala Monteleone stracolma come non mai, tra mille persone e un centrodestra finalmente unito, c’era qualcosa che andava oltre l’evento politico.
C’era la sensazione che Reggio Calabria stesse provando a immaginarsi fino al 2036.
Cannizzaro e Forza Italia. Dieci passi e una città che aspetta Un programma che unisce tutto il centrodestra reggino L’editoriale di Luigi Palamara Quando l’onorevole Francesco Cannizzaro entra nella Sala Monteleone del Consiglio Regionale della Calabria e attacca con un doppio “Buongiorno” – uno per chi c’è, uno per chi conta – non sta solo salutando. Sta tastando il polso della città. “Madonna, quanti siamo… e quanti siete!” E stavolta non è una formula retorica. La Sala Monteleone è stracolma come non mai. Almeno mille persone, forse di più. Gente in piedi, corridoi pieni, volti tesi e sorridenti insieme. Un’attesa sentita, palpabile, quasi fisica. Non un convegno, ma un appuntamento che sa di svolta. Reggio Calabria c’è. E il centrodestra pure. Cannizzaro lo dice con quella sorpresa controllata che in politica vale più di un sondaggio: non ce l’aspettavamo, ma lo speravamo. Lusinga, onora, carica di responsabilità. Parole rituali, certo. Ma dietro c’è un dato politico evidente: quando una città si stringe così, lo fa perché intravede un passaggio storico. E qui il passaggio non è solo elettorale. È strategico. Si parla di Reggio Calabria, della Città Metropolitana, e di un orizzonte che arriva fino al 2036. Non un’amministrazione, ma un ciclo. Non una parentesi, ma una stagione. Cannizzaro sceglie la parola “idea”. Idea di città. Idea di Calabria. Non un elenco di opere, ma una visione. Parola pericolosa, l’idea. Perché quando la evochi, devi poi incarnarla. E in quella sala gremita la sensazione è che il centrodestra reggino abbia deciso di provarci davvero. Promette brevità. “Meno di un’ora.” In un Paese dove i comizi sono spesso supplizi, è già un atto rivoluzionario. Veloci, dinamici, niente noia. Il linguaggio è quello dei tempi moderni: social, brochure, slogan. “10 passi verso il futuro.” Dieci. Numero simbolico. Rassicurante. Programmatico. I giovani leggeranno i punti. Non è solo scenografia. È messaggio politico: il futuro non si racconta, si consegna. Lui commenterà, poi un video, poi la riflessione finale. Regia studiata, ma contenuti concreti. Poi arriva il nodo centrale: la coalizione. Reggio può cambiare solo se il centrodestra è unito. E qui, più che altrove, compattare gli alleati è spesso più difficile che battere gli avversari. A queste latitudini le divisioni sono una tentazione cronica. Eppure, ancora una volta, Cannizzaro riesce nell’impresa: tenere insieme sensibilità, partiti, personalità, ambizioni. “La coalizione più ampia e più forte della storia della città.” Non è solo uno slogan. È una dichiarazione di guerra politica a dodici anni di amministrazione di centrosinistra guidata da Giuseppe Falcomatà. Dodici anni che diventano un’era da archiviare. Ringrazia uno per uno gli alleati: Wanda Ferro, presenza forte tra Regione e Governo; Valeria Sudano, arrivata dalla Sicilia; Giuseppe Galati, simbolo di una vicenda giudiziaria conclusa con assoluzione; e poi Giuseppe Scopelliti, la cui sola presenza riaccende memorie e riflessioni. L’unità, stavolta, appare reale. Compatta. Determinata a “prendersi” Reggio e la Città Metropolitana. Non per occupare, ma per cambiare passo. Poi i contenuti. Trasparenza. Comune accessibile, comunicazione chiara, piattaforme per le segnalazioni. Sembra normale. In realtà, in Italia è rivoluzionario. Formazione del personale. Protocollo con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Meno improvvisazione, più competenza. Ritorno delle circoscrizioni. Restituire voce ai quartieri. Democrazia di prossimità. Legalità. Non come parola d’ordine, ma come infrastruttura permanente. In Calabria non è retorica. È necessità. Arghillà. Basta interventi tampone. Modello Caivano. Misure straordinarie, fondi dedicati, Stato presente. Acqua h24. Fine delle promesse e dei brindisi. Reti controllate, nuove fonti. L’acqua è civiltà. Cimiteri. Casa funeraria, dignità per i defunti e per le famiglie. Un segno di rispetto che misura la qualità morale di una comunità. Benessere animale. Canili, educazione, perfino il cimi
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