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Reggio Calabria al bivio: centrodestra unito, Cannizzaro detta i tempi della svolta storica.

Reggio Calabria al bivio: centrodestra unito, Cannizzaro detta i tempi della svolta storica. 
L'Editoriale di Luigi Palamara 

La squadra, il nome e la città che vuole risorgere

Nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella, a Reggio Calabria, il 14 febbraio 2026 non si è celebrato un semplice comizio. Si è consumato un rito politico antico: quello dell’attesa.

L’onorevole Francesco Cannizzaro chiude l’incontro come si chiudono le partite importanti: stringendo le fila, contando gli uomini, chiamando per nome gli alleati. Uno a uno. Non per galateo. Per disciplina.

Ringrazia Wanda Ferro. Ringrazia Giuseppe Galati. Ringrazia Valeria Sudano. Ringrazia Giuseppe Scopelliti. Ringrazia i coordinatori, i dirigenti, i capigruppo. È l’elenco di una coalizione che vuole mostrarsi compatta. E in Calabria, si sa, compattare gli amici è spesso più difficile che sconfiggere gli avversari.

Mentre il centrosinistra – dice – è chiuso nei salotti a scegliere l’“agnello sacrificale”, il centrodestra è in piedi, in sala, sotto i riflettori. Unito. Forte. Coeso. La parola “coeso” non è casuale. È la più fragile e la più ambiziosa.

Il pubblico aspetta un nome. Il nome. Il candidato sindaco. Non arriva.

E qui si misura la stoffa politica di un uomo. Cannizzaro non scappa, non si nasconde. Affronta la delusione con ironia. Cita la vignetta sul matrimonio: “Prima dovrei fidanzarmi.” Risata in sala. Ma il messaggio è serio: non saranno le pressioni, le trappole, le fughe in avanti a dettare i tempi.

La politica, quella vera, è anche gestione dell’attesa.

Promette che il nome arriverà. Presto. Non troppo presto, non troppo tardi. “Nei tempi giusti della politica.” Formula prudente, ma necessaria. Perché la scelta, dice, sarà condivisa al 100%. Con Fratelli d’Italia, con la Lega, con Noi Moderati, con l’UDC, con Alternativa Popolare, con le forze civiche. Una liturgia dell’unità che serve a blindare il campo.

E poi la frase che pesa: se servirà, non si sottrarrà.

Non è una candidatura. Non è una rinuncia. È una disponibilità. In politica le disponibilità sono messaggi cifrati. Parlano a chi deve capire.

Ma il passaggio più interessante è un altro. “Non sarà la scelta del sindaco a determinare la rinascita di Reggio.” Qui c’è il cuore del discorso. Cannizzaro sposta l’asse dall’uomo alla squadra. Dalla persona al progetto. È una mossa intelligente. Perché le città non si salvano con i solisti, ma con le orchestre.

E quando parla di Rinascimento, non usa una parola leggera. Rinascere significa ammettere che si è caduti. E Reggio Calabria, dopo anni di scontri, divisioni, difficoltà amministrative, sente il bisogno di una narrazione nuova.

La chiusura è identitaria: la maglia amaranto. È il simbolo della città, il collante emotivo. È il modo per dire che la politica deve tornare a essere orgoglio, non solo gestione.

“Reggio risorgerà.” Non è una promessa amministrativa. È una dichiarazione di fede civile.

Resta la domanda: l’unità reggerà quando arriverà il momento delle scelte definitive? L’attesa è virtù o rischio? La compattezza è sostanza o fotografia?

In quella sala gremita, tra applausi e sguardi tesi, si è visto un centrodestra consapevole che la partita è storica. Non solo per vincere un’elezione, ma per aprire un ciclo che guarda lontano.

La politica, quando è matura, non annuncia solo nomi. Costruisce cornici.

Il nome verrà.
La squadra, intanto, è già in campo.

E a Reggio, oggi, non si aspetta solo un candidato.
Si aspetta una svolta.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara

Reggio Calabria al bivio: centrodestra unito, Cannizzaro detta i tempi della svolta storica. L'Editoriale di Luigi Palamara La squadra, il nome e la città che vuole risorgere Nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella, a Reggio Calabria, il 14 febbraio 2026 non si è celebrato un semplice comizio. Si è consumato un rito politico antico: quello dell’attesa. L’onorevole Francesco Cannizzaro chiude l’incontro come si chiudono le partite importanti: stringendo le fila, contando gli uomini, chiamando per nome gli alleati. Uno a uno. Non per galateo. Per disciplina. Ringrazia Wanda Ferro. Ringrazia Giuseppe Galati. Ringrazia Valeria Sudano. Ringrazia Giuseppe Scopelliti. Ringrazia i coordinatori, i dirigenti, i capigruppo. È l’elenco di una coalizione che vuole mostrarsi compatta. E in Calabria, si sa, compattare gli amici è spesso più difficile che sconfiggere gli avversari. Mentre il centrosinistra – dice – è chiuso nei salotti a scegliere l’“agnello sacrificale”, il centrodestra è in piedi, in sala, sotto i riflettori. Unito. Forte. Coeso. La parola “coeso” non è casuale. È la più fragile e la più ambiziosa. Il pubblico aspetta un nome. Il nome. Il candidato sindaco. Non arriva. E qui si misura la stoffa politica di un uomo. Cannizzaro non scappa, non si nasconde. Affronta la delusione con ironia. Cita la vignetta sul matrimonio: “Prima dovrei fidanzarmi.” Risata in sala. Ma il messaggio è serio: non saranno le pressioni, le trappole, le fughe in avanti a dettare i tempi. La politica, quella vera, è anche gestione dell’attesa. Promette che il nome arriverà. Presto. Non troppo presto, non troppo tardi. “Nei tempi giusti della politica.” Formula prudente, ma necessaria. Perché la scelta, dice, sarà condivisa al 100%. Con Fratelli d’Italia, con la Lega, con Noi Moderati, con l’UDC, con Alternativa Popolare, con le forze civiche. Una liturgia dell’unità che serve a blindare il campo. E poi la frase che pesa: se servirà, non si sottrarrà. Non è una candidatura. Non è una rinuncia. È una disponibilità. In politica le disponibilità sono messaggi cifrati. Parlano a chi deve capire. Ma il passaggio più interessante è un altro. “Non sarà la scelta del sindaco a determinare la rinascita di Reggio.” Qui c’è il cuore del discorso. Cannizzaro sposta l’asse dall’uomo alla squadra. Dalla persona al progetto. È una mossa intelligente. Perché le città non si salvano con i solisti, ma con le orchestre. E quando parla di Rinascimento, non usa una parola leggera. Rinascere significa ammettere che si è caduti. E Reggio Calabria, dopo anni di scontri, divisioni, difficoltà amministrative, sente il bisogno di una narrazione nuova. La chiusura è identitaria: la maglia amaranto. È il simbolo della città, il collante emotivo. È il modo per dire che la politica deve tornare a essere orgoglio, non solo gestione. “Reggio risorgerà.” Non è una promessa amministrativa. È una dichiarazione di fede civile. Resta la domanda: l’unità reggerà quando arriverà il momento delle scelte definitive? L’attesa è virtù o rischio? La compattezza è sostanza o fotografia? In quella sala gremita, tra applausi e sguardi tesi, si è visto un centrodestra consapevole che la partita è storica. Non solo per vincere un’elezione, ma per aprire un ciclo che guarda lontano. La politica, quando è matura, non annuncia solo nomi. Costruisce cornici. Il nome verrà. La squadra, intanto, è già in campo. E a Reggio, oggi, non si aspetta solo un candidato. Si aspetta una svolta. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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