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Giornalismo e politica nella stagione dell’autoreferenzialità.

Giornalismo e politica nella stagione dell’autoreferenzialità.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Il nulla che si crede grande.
In un Paese dove l’inadeguatezza viene scambiata per ambizione e la visibilità per valore, la mediocrità è diventata sistema. Ma la realtà, prima o poi, presenta il conto.

Un punto oltre il quale non si dovrebbe andare. Un confine invisibile, ma chiarissimo, che separa la critica dalla farsa, il dissenso dalla mistificazione. Eppure oggi quel confine viene superato con una naturalezza inquietante, come se la vergogna fosse diventata un optional d’epoca.

Viviamo immersi in una narrazione autoreferenziale, povera di contenuti e ricca di ipocrisia. Un racconto che si autocelebra mentre il Paese affonda, recitato da un giornalismo stanco e da una politica che ha smarrito perfino il senso del proprio ruolo. Le eccezioni esistono, certo. Ma sono appunto eccezioni: isole sempre più piccole in un mare sempre più torbido.

Chi prova a fare bene il proprio mestiere si scopre circondato dal peggio. Non dall’avversario, ma dall’inadeguato. Da personaggi che hanno scambiato l’ambizione per il talento, la visibilità per il valore. Vanno oltre tutto: oltre il ruolo, oltre le competenze, oltre il buon senso. E soprattutto oltre il limite.

Si credono protagonisti della storia e invece ne sono il rumore di fondo. Nulla travestito da qualcosa. Vuoto spacciato per importanza. E questo spettacolo desolante non è più confinato ai palazzi romani: lo si ritrova nei piccoli comuni come nelle grandi città, nei consigli d’amministrazione come nei salotti televisivi.

È una deriva che si presenta come progresso. Si precipita, ma si ha la presunzione di stare volando. Si scende sempre più in basso con l’arroganza di chi si sente intoccabile.

Ma la realtà, prima o poi, presenta il conto. E quando lo fa, non chiede permesso. Il tempo della verità arriva sempre, e non fa sconti: spazza via le foglie secche, scioglie le finzioni come neve al sole.

Questa mediocrità elevata a sistema non può durare in eterno. Perché schiaccia il merito, umilia la competenza, mortifica ogni campo, ogni settore. E una società che premia l’inconsistenza, alla fine, resta senza fondamenta.

E senza fondamenta, si crolla. Anche se si continua a fingere di stare in piedi.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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