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Reggio, il ballo dei soliti noti: Arena lancia Lamberti, la novità con l'abito double-face.

Reggio, il ballo dei soliti noti: Arena lancia Lamberti, la "novità" con l'abito double-face.

La memoria corta e le stagioni eterne.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Demetrio Arena torna a parlare, e quando parla sembra sempre di sentire un reduce che racconta la guerra come se fosse l’unico ad averla combattuta. Denuncia il ritardo di centrodestra e centrosinistra, invoca rispetto per la città, agita lo spettro delle elezioni del 2020 come un ammonimento biblico. Pare quasi che il problema di Reggio sia l’orologio, non ciò che è accaduto mentre le lancette giravano.

Tre mesi dalle elezioni e ancora nessun candidato: grave, dice l’ex sindaco. Gravissimo. Una mancanza di rispetto. Eppure, viene da chiedersi se il rispetto si misuri in mesi o in risultati. Perché la città che oggi Arena definisce “in condizioni drammatiche” non è stata costruita da marziani atterrati ieri notte. È figlia di stagioni politiche che hanno nomi, cognomi e delibere.

Ma il punto non è questo. Il punto è la “novità”.

La novità si chiama Eduardo Lamberti Castronuovo. Presentato come l’uomo del polo civico, l’antesignano dell’ascolto, il fondatore lungimirante sceso in campo due anni prima delle elezioni. Una sorta di esploratore artico che ha piantato la bandiera nel ghiaccio della politica reggina mentre gli altri ancora cercavano la bussola.

Nuovo, si dice. Nuovissimo. Talmente nuovo da essere noto da decenni. Un professionista della presenza pubblica, uno che attraversa le stagioni politiche con l’eleganza di un cappotto double-face: basta girarlo e si è pronti per il clima successivo. Primavera civica, estate tecnica, autunno moderato, inverno istituzionale. Lamberti è adatto a tutto. O meglio: si adatta a tutto. Che è cosa diversa.

Arena rivendica il coraggio di essersi mossi per tempo. È una virtù, certo. Ma muoversi per tempo verso dove? Verso quale idea di città? Perché ascoltare è nobile, ma prima o poi bisogna anche dire. E decidere. E rischiare. E magari pagare il conto.

Poi c’è Pentimele, il “lembo di terra più pregiato”. E qui l’ex sindaco si fa urbanista, stratega, ambientalista. Polo ludico-sportivo, polo congressuale, idee compatibili. Tutto compatibile, tutto armonico, tutto possibile. Tranne, forse, una scelta netta. Che è sempre la parte più impopolare del mestiere.

E infine l’allarme: la “bomba ecologica”. La mobilitazione della città. La crociata civile. Parole forti, che suonano bene nei comunicati e ancora meglio nei titoli. Ma le bombe, vere o metaforiche, non esplodono mai all’improvviso: vengono preparate da anni di rinvii, di compromessi, di silenzi opportuni.

Il paradosso è questo: chi oggi accusa gli altri di ritardo, ieri non era esattamente un passante. E chi oggi viene presentato come la novità salvifica è, in realtà, un veterano della scena, uno che ha imparato l’arte più antica della politica italiana: sopravvivere a tutti, restando sempre plausibilmente indispensabile.

Forse il problema non è che mancano i candidati. Forse il problema è che non mancano mai gli stessi.

E la città, che Arena giustamente dice “in condizioni drammatiche”, avrebbe bisogno non di stagioni eterne, ma di un cambio di clima. Non di uomini adatti a ogni stagione, ma di uomini disposti a rischiarne una sola. Fino in fondo.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno

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