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Sanità in Calabria, l'affondo di Falcomatà: Medici sanzionati e pazienti senza farmaci.

Sanità in Calabria, l'affondo di Falcomatà: Medici sanzionati e pazienti senza farmaci.

Tra pinguini virtuali e ricette negate: la sanità reale che la Calabria aspetta

Una parola che in Calabria pesa più delle altre: salute. Non sviluppo, non propaganda, non storytelling. Salute. Perché da queste parti ammalarsi non è solo una sventura biologica: è una prova di resistenza civile.

E questa volta la denuncia non arriva da un corridoio qualunque, ma da un intervento video del Consigliere regionale del Partito Democratico, Giuseppe Falcomatà, che ha scelto di parlare direttamente ai cittadini, senza filtri e senza scenografie digitali.

Nel suo intervento, Falcomatà racconta una scena tanto semplice quanto drammatica: un cittadino con mal di stomaco o con l’influenza che si reca dal medico di base. Non chiede un favore. Non pretende un intervento straordinario. Chiede un gastroprotettore, un antibiotico. E si sente rispondere che non è possibile. Non per ragioni cliniche, ma per vincoli imposti dalla Regione.

Trecento medici di base finiti nel mirino. Sanzioni, trattenute, contestazioni per prescrizioni giudicate “inappropriate”. Farmaci di uso comune trattati come beni di lusso. È questo il punto politico sollevato nel video: quando il controllo della spesa diventa un’ossessione burocratica, il rischio è che a pagare siano i cittadini.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dovrebbe sapere che governare non significa moltiplicare contenuti sui social o produrre video con l’intelligenza artificiale in cui un pinguino parte dal Polo Nord per atterrare in Calabria tra effetti speciali e musiche evocative.

Può anche strappare un sorriso. Ma mentre scorrono quelle immagini, c’è chi non riesce a ottenere una prescrizione. Mentre si celebra l’innovazione digitale, c’è chi prende un treno o un aereo per curarsi altrove. Questa è la frattura denunciata da Falcomatà: tra la narrazione e la realtà, tra il virtuale e la carne viva delle persone.

La politica non è regia. È responsabilità.

In Calabria la sanità non è un tema astratto: è la ragione per cui intere famiglie si impoveriscono, è il motivo per cui tanti giovani medici vanno via, è la causa di una mobilità sanitaria che umilia un territorio già fragile. E quando la medicina di base viene messa sotto pressione con multe e contestazioni, il messaggio che passa è devastante: prima il bilancio, poi il paziente.

Non servono pinguini digitali. Servono ambulatori funzionanti. Non servono effetti speciali. Serve il diritto elementare a curarsi nella propria terra.

L’intervento video di Falcomatà pone una questione politica netta: chi governa deve scegliere se occuparsi dell’immagine o della sostanza. Se affrontare davvero i nodi della sanità territoriale o continuare a costruire una comunicazione autoreferenziale.

La Calabria non ha bisogno di storytelling. Ha bisogno di risposte. E la salute non è un format da lanciare online: è un diritto costituzionale che non può essere sacrificato sull’altare del consenso.

Finché la politica preferirà lo schermo alla corsia d’ospedale, resterà questa distanza insopportabile tra chi racconta una Calabria che “riparte” e chi, invece, per curarsi, è costretto a partire davvero.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara

Sanità in Calabria, l'affondo di Falcomatà: Medici sanzionati e pazienti senza farmaci. L'Editoriale di Luigi Palamara Tra pinguini virtuali e ricette negate: la sanità reale che la Calabria aspetta Una parola che in Calabria pesa più delle altre: salute. Non sviluppo, non propaganda, non storytelling. Salute. Perché da queste parti ammalarsi non è solo una sventura biologica: è una prova di resistenza civile. E questa volta la denuncia non arriva da un corridoio qualunque, ma da un intervento video del Consigliere regionale del Partito Democratico, Giuseppe Falcomatà, che ha scelto di parlare direttamente ai cittadini, senza filtri e senza scenografie digitali. Nel suo intervento, Falcomatà racconta una scena tanto semplice quanto drammatica: un cittadino con mal di stomaco o con l’influenza che si reca dal medico di base. Non chiede un favore. Non pretende un intervento straordinario. Chiede un gastroprotettore, un antibiotico. E si sente rispondere che non è possibile. Non per ragioni cliniche, ma per vincoli imposti dalla Regione. Trecento medici di base finiti nel mirino. Sanzioni, trattenute, contestazioni per prescrizioni giudicate “inappropriate”. Farmaci di uso comune trattati come beni di lusso. È questo il punto politico sollevato nel video: quando il controllo della spesa diventa un’ossessione burocratica, il rischio è che a pagare siano i cittadini. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dovrebbe sapere che governare non significa moltiplicare contenuti sui social o produrre video con l’intelligenza artificiale in cui un pinguino parte dal Polo Nord per atterrare in Calabria tra effetti speciali e musiche evocative. Può anche strappare un sorriso. Ma mentre scorrono quelle immagini, c’è chi non riesce a ottenere una prescrizione. Mentre si celebra l’innovazione digitale, c’è chi prende un treno o un aereo per curarsi altrove. Questa è la frattura denunciata da Falcomatà: tra la narrazione e la realtà, tra il virtuale e la carne viva delle persone. La politica non è regia. È responsabilità. In Calabria la sanità non è un tema astratto: è la ragione per cui intere famiglie si impoveriscono, è il motivo per cui tanti giovani medici vanno via, è la causa di una mobilità sanitaria che umilia un territorio già fragile. E quando la medicina di base viene messa sotto pressione con multe e contestazioni, il messaggio che passa è devastante: prima il bilancio, poi il paziente. Non servono pinguini digitali. Servono ambulatori funzionanti. Non servono effetti speciali. Serve il diritto elementare a curarsi nella propria terra. L’intervento video di Falcomatà pone una questione politica netta: chi governa deve scegliere se occuparsi dell’immagine o della sostanza. Se affrontare davvero i nodi della sanità territoriale o continuare a costruire una comunicazione autoreferenziale. La Calabria non ha bisogno di storytelling. Ha bisogno di risposte. E la salute non è un format da lanciare online: è un diritto costituzionale che non può essere sacrificato sull’altare del consenso. Finché la politica preferirà lo schermo alla corsia d’ospedale, resterà questa distanza insopportabile tra chi racconta una Calabria che “riparte” e chi, invece, per curarsi, è costretto a partire davvero. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

♬ audio originale - Luigi Palamara

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