La battaglia della FP-CGIL per non lasciare sole le donne (e la sanità territoriale).
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono battaglie che non fanno rumore. Non si combattono nelle piazze gremite, non hanno slogan facili né fotografie eroiche. Si consumano negli uffici, nei corridoi delle ASP, nelle riunioni tecniche dove si discute di organici, di standard, di numeri che sembrano freddi e invece parlano di vite.
Quella dei consultori familiari è una di queste.
E la FP-CGIL ha deciso di non lasciarla scivolare nel silenzio.
Non ambulatori. Presìdi civili.
Il punto di partenza è netto: i consultori non sono semplici ambulatori. Sono luoghi civili. Spazi di prossimità dove si accompagna una persona dall’adolescenza alla maternità, dalla menopausa alla fragilità psicologica, fino alle solitudini dell’età avanzata.
Hanno prodotto socialità quando la parola sembrava retorica. Hanno fatto prevenzione quando la prevenzione non dava voti. Hanno difeso la salute femminile quando parlarne era ancora scomodo.
Oggi, nel pieno di una transizione demografica — meno nascite, più anziani, più cronicità — dovrebbero essere rafforzati.
E invece arretrano.
Meno 40%. Una legge tradita.
Lo ricorda Carmelo Gullì, segretario generale dello SPI CGIL Calabria: rispetto alla legge del 1975 — figlia di una stagione politica che seppe unire sociale e sanitario — mancano all’appello circa il 40% dei consultori previsti.
La norma parlava chiaro: un consultorio ogni 20.000 abitanti (10.000 nelle aree interne). Oggi la media è un presidio ogni 32.000 abitanti.
Non è solo un problema aritmetico. È un problema di servizi svuotati.
«Non tutti i consultori garantiscono ciò che la legge prevedeva», osserva Gullì. E quando vengono meno psicologi, ginecologi, ostetriche, educatori, il consultorio diventa un cartello sulla porta.
Calabria: la verità senza alibi.
La fotografia più realistica arriva dalla direttrice generale dell’ASP di Reggio Calabria, Lucia Di Furia.
Non cerca alibi. Non indulge nella lamentazione. Ma non nasconde la difficoltà.
«I soldi per l’indispensabile ci sono. Il vero problema è il personale.»
E qui il discorso si fa crudo. Mancano ginecologi. Mancano specialisti. L’ASP gestisce anche due ospedali con punto nascita di primo livello: se bisogna scegliere, la priorità va all’urgenza. Sala parto prima, territorio dopo. È inevitabile.
I bandi si fanno. I candidati non arrivano.
La Calabria paga una programmazione nazionale sbagliata. Per anni si è assunto poco. Oggi basta che manchi un medico per andare in crisi.
E poi c’è l’emorragia silenziosa: giovani medici che emigrano. Formati in Italia, apprezzati all’estero, meglio pagati altrove. Chi ha un buon curriculum parte. E raramente torna.
Di Furia rivendica però i progressi: più strumentazioni, strutture messe a norma, Case della Comunità in arrivo. Secondo i dati AGENAS, la territorialità è cresciuta del 4% tra il 2022 e il 2024. Gli screening, partiti quasi da zero, sono aumentati.
Non è un deserto. Ma non basta.
Il nodo culturale: “abbiamo sempre fatto così”.
C’è un passaggio che pesa più dei numeri.
Alla domanda sull’ostacolo maggiore, Di Furia risponde: la mentalità.
Cambiare organizzazioni è difficile. Cambiare abitudini ancora di più. Spiegare che un farmaco inutile può fare male, che non tutto si risolve con una prescrizione, è una rivoluzione silenziosa.
La sanità territoriale non si costruisce solo con i fondi. Si costruisce con cultura, fiducia, tempo.
Il Sud soffre di più.
Federico Bozzanca, segretario generale della Funzione Pubblica CGIL nazionale, allarga lo sguardo.
Privare le comunità dei consultori significa creare un vuoto generazionale. Sono presìdi che accompagnano l’intero ciclo della vita. Indebolirli significa compromettere la rete di protezione sociale.
La causa principale? Mancate assunzioni. E quando si assume, spesso il personale non viene destinato specificamente ai consultori.
Nel Mezzogiorno la sofferenza è più marcata. Organici ridotti, professioniste costrette a svolgere più funzioni, servizi depotenziati.
È un circolo vizioso: meno personale, meno efficacia, meno fiducia.
Le donne oltre la menopausa: le invisibili.
Tania Scacchetti, segretaria generale dello SPI CGIL nazionale, introduce un tema che raramente entra nel dibattito pubblico: la popolazione anziana femminile.
«Oltre la menopausa, le donne sono quasi escluse dalla tutela consultoriale.»
In un Paese che invecchia, è un paradosso.
Scacchetti chiede tre cose, chiare e misurabili:
1. Riportare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale al 7,5% del PIL (oggi poco sopra il 6%).
2. Assumere e valorizzare il personale.
3. Investire davvero sulla territorialità, come previsto anche dal PNRR.
E annuncia una proposta di legge di iniziativa popolare, con raccolta firme nazionale. Non una mozione simbolica, ma un tentativo concreto di rimettere al centro la sanità pubblica.
Pubblico e privato: integrazione vigilata
Sul rapporto con la sanità privata, Di Furia è pragmatica: esiste in tutta Italia, ma deve essere regolata. Tutte le visite passano dal CUP. Le risorse vengono indirizzate dove il pubblico non riesce temporaneamente a rispondere.
Il tema non è ideologico. È di governo.
La battaglia della FP-CGIL.
In tutto questo, la mobilitazione della FP-CGIL non ha il tono della rivendicazione corporativa. Non si limita a difendere posti di lavoro. Difende una visione.
Una sanità che non sia solo emergenza.
Che non sia solo pronto soccorso.
Che non si accorga delle persone quando è troppo tardi.
Difendere i consultori significa difendere la prevenzione. E la prevenzione è la forma più alta di giustizia sociale.
Se i consultori arretrano, avanza l’ospedale.
Se avanza solo l’ospedale, aumentano i costi.
E quando aumentano i costi, il sistema diventa più ingiusto.
Una scelta politica, non tecnica.
La verità è semplice e scomoda.
Non si tratta di nostalgia per gli anni Settanta.
Non si tratta di una battaglia ideologica.
Si tratta di decidere che tipo di Stato vogliamo.
Uno Stato che interviene quando la ferita è aperta.
O uno Stato che prova a evitare che la ferita si apra.
I consultori sono la differenza tra queste due idee.
HIGHLIGHTS Consultori, la trincea silenziosa. La battaglia della FP-CGIL per non lasciare sole le donne (e la sanità territoriale). http://www.cartastraccia.news/2026/03/consultori-la-trincea-silenziosala.html
Intervista alla dottoressa Lucia Di Furia Direttrice Generale ASP di Reggio Calabria. Consultori, la trincea silenziosa. La battaglia della FP-CGIL per non lasciare sole le donne (e la sanità territoriale). http://www.cartastraccia.news/2026/03/consultori-la-trincea-silenziosala.html
INTERVISTA A CARMELO GULLÌ, SEGRETARIO GENERALE DELLO SPI CGIL CALABRIA Consultori, la trincea silenziosa. La battaglia della FP-CGIL per non lasciare sole le donne (e la sanità territoriale). http://www.cartastraccia.news/2026/03/consultori-la-trincea-silenziosala.html
Federico Bozzanca, segretario generale della Funzione Pubblica CGIL nazionale, allarga lo sguardo. Privare le comunità dei consultori significa creare un vuoto generazionale. Sono presìdi che accompagnano l’intero ciclo della vita. Indebolirli significa compromettere la rete di protezione sociale.
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