CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Emergenza Sanità permanente: così la Calabria resta in terapia intensiva.

Emergenza Sanità permanente: così la Calabria resta in terapia intensiva.
L'Editoriale di Luigi Palamara 
Pensate, esiste un modo sottile, elegante persino, di raccontare il fallimento come se fosse un trionfo. È il linguaggio dei comunicati stampa. Parole lisce, ordinate, rassicuranti. Ma sotto quella vernice resta la realtà: una terra stremata che da decenni vive in emergenza permanente.

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, annuncia con soddisfazione che il Consiglio dei ministri ha prorogato di altri dodici mesi lo stato di emergenza sulla sanità calabrese. Lo dice come fosse una conquista. Ma fermiamoci un momento. Una sanità che vive da anni sotto commissariamento, sotto poteri straordinari, sotto procedure accelerate, non è una sanità che funziona: è una sanità che sopravvive.

L’emergenza diventa sistema. E quando l’emergenza diventa sistema significa che lo Stato ha fallito.

Nel comunicato si celebrano cantieri accelerati, poteri speciali della Protezione Civile, procedure snelle per costruire ospedali. Sibaritide, Palmi, Vibo Valentia. Nominarli è facile. Costruirli è un’altra storia. In Calabria i cantieri degli ospedali sono diventati quasi una leggenda popolare: annunciati, inaugurati sulla carta, promessi alle generazioni future. Ogni governo giura che sarà quello buono. Intanto i cittadini continuano a partire per curarsi altrove.

Non è sviluppo, è sopravvivenza amministrata.

E poi c’è l’altro capitolo: il maltempo. Lo Stato di emergenza per le piogge che hanno colpito Catanzaro e Cosenza. Quindici milioni di euro per le prime necessità. Anche qui la solita liturgia: calamità, emergenza, stanziamento iniziale, promessa di fondi futuri. Una sceneggiatura che in Italia conosciamo bene. Cambiano le date, cambiano i nomi delle tempeste, ma il copione resta identico.

La verità è più brutale delle parole di circostanza.

Una regione non può vivere eternamente sotto emergenza. Non può dipendere da poteri commissariali, deroghe e procedure straordinarie. Quando una terra viene governata sempre come un’eccezione, quella terra smette di essere governata davvero.

E c’è un altro rischio, più profondo e più grave. La Calabria è già una regione dove lo Stato arriva spesso con la divisa, con i decreti speciali, con le inchieste, con le manette. La legalità è necessaria, certo. Ma se lo Stato si presenta solo così — con l’emergenza, con il commissario, con l’indagine — allora non costruisce fiducia: costruisce paura.

E con la paura non si governa una società. Si paralizza.

La Calabria non ha bisogno di vivere sotto tutela permanente. Non ha bisogno di commissari straordinari che sostituiscono la politica. Ha bisogno di amministrazione normale, stabile, capace. Di ospedali che funzionano senza decreti d’urgenza. Di infrastrutture costruite nei tempi ordinari, non con le scorciatoie dell’emergenza.

Perché una regione può sopportare molte cose: povertà, difficoltà, perfino ritardi storici.

Ma se vive sempre con le manette — reali o simboliche — allora lentamente smette di respirare.

E una terra che non respira più, prima o poi, muore.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

Posta un commento

0 Commenti