Il primo amore.
A Roccaforte del Greco, le case parevano nascere dalla montagna come pietre pensate da Dio in un’ora di solitudine. Stavano aggrappate al cuore dell’Aspromonte con un’ostinazione antica, e i vicoli stretti, scavati tra muri ruvidi e silenzi secolari, serbavano il passo dei vivi e l’eco di quelli che erano andati via. Là, il vento non passava soltanto: sostava, spiava, portava notizie di ginestre, di terra scaldata dal sole, di pioggia lontana e di fieno. E la sera, quando le ombre si stendevano sulle strade di pietra e le poche voci del paese si ritiravano dietro le porte socchiuse, il mondo intero sembrava raccogliersi in quel pugno di case, in quella manciata di anime, in quel silenzio alto e umano che soltanto i paesi di montagna conoscono.
Eravamo pochi, a quel tempo. Così pochi che ciascuno finiva col vivere anche negli occhi degli altri. Si sapeva chi saliva, chi scendeva, chi tardava, chi soffriva. Eppure, dentro quella piccola geografia di mura, di finestre, di gradini consunti e di cortili odorosi di legna, io e te avevamo l’illusione superba e innocente d’essere al centro del mondo.
Il primo incontro fu povero come tutte le cose destinate a diventare immense. Venivi dalla fontana, con l’acqua stretta al fianco e il passo attento di chi è giovane e custodisce, senza saperlo, tutta la grazia del mondo. Il sole calava dietro i rilievi dell’Aspromonte mentre io stavo fermo, accucciato accanto al muretto di casa.
Un giorno, ti avvicinasti, dicendo solo: “Ciao.” Ed io, come se la voce mi dovesse essere concessa da un’altra volontà, risposi: “Ciao, sei bella.” Un semplice scambio di parole, ma da quel momento, la vita non fu più la stessa.
Ogni giorno diventava una nuova occasione per cercarti, nei vicoli, accanto alla chiesa, alla fonte... Ogni attesa era una piccola festa. Ma l’amore nei paesi piccoli spesso deve muoversi furtivamente, parlando con gesti silenziosi.
Con il tempo, le cose iniziarono a cambiare. Ci trovammo davanti alla durezza della vita e al peso dei sogni divenuti ricordi. Ma anche in questo, il nostro amore, grande e puro, continuò a rimanere nella memoria, come la bellezza delle strade di Roccaforte del Greco e quella sensazione di eterna gioventù.
Alcuni anni dopo, rivisitando quei luoghi, compresi che nulla era davvero scomparso. Ogni pietra, ogni sguardo, ogni eco, portava con sé la traccia di quel nostro amore che, sebbene aveva incontrato la realtà, rimaneva intatto, sospeso nel tempo.
A giugno l'uscita del libro: Aspromonte, dove l'anima non muore di Luigi Palamara
#libro #aspromontedovelanimanonuore #luigipalamara #roccafortedelgreco #aspromonte
@luigi.palamara Il primo amore. A Roccaforte del Greco, le case parevano nascere dalla montagna come pietre pensate da Dio in un’ora di solitudine. Stavano aggrappate al cuore dell’Aspromonte con un’ostinazione antica, e i vicoli stretti, scavati tra muri ruvidi e silenzi secolari, serbavano il passo dei vivi e l’eco di quelli che erano andati via. Là, il vento non passava soltanto: sostava, spiava, portava notizie di ginestre, di terra scaldata dal sole, di pioggia lontana e di fieno. E la sera, quando le ombre si stendevano sulle strade di pietra e le poche voci del paese si ritiravano dietro le porte socchiuse, il mondo intero sembrava raccogliersi in quel pugno di case, in quella manciata di anime, in quel silenzio alto e umano che soltanto i paesi di montagna conoscono. Eravamo pochi, a quel tempo. Così pochi che ciascuno finiva col vivere anche negli occhi degli altri. Si sapeva chi saliva, chi scendeva, chi tardava, chi soffriva. Eppure, dentro quella piccola geografia di mura, di finestre, di gradini consunti e di cortili odorosi di legna, io e te avevamo l’illusione superba e innocente d’essere al centro del mondo. Il primo incontro fu povero come tutte le cose destinate a diventare immense. Venivi dalla fontana, con l’acqua stretta al fianco e il passo attento di chi è giovane e custodisce, senza saperlo, tutta la grazia del mondo. Il sole calava dietro i rilievi dell’Aspromonte mentre io stavo fermo, accucciato accanto al muretto di casa. Un giorno, ti avvicinasti, dicendo solo: “Ciao.” Ed io, come se la voce mi dovesse essere concessa da un’altra volontà, risposi: “Ciao, sei bella.” Un semplice scambio di parole, ma da quel momento, la vita non fu più la stessa. Ogni giorno diventava una nuova occasione per cercarti, nei vicoli, accanto alla chiesa, alla fonte... Ogni attesa era una piccola festa. Ma l’amore nei paesi piccoli spesso deve muoversi furtivamente, parlando con gesti silenziosi. Con il tempo, le cose iniziarono a cambiare. Ci trovammo davanti alla durezza della vita e al peso dei sogni divenuti ricordi. Ma anche in questo, il nostro amore, grande e puro, continuò a rimanere nella memoria, come la bellezza delle strade di Roccaforte del Greco e quella sensazione di eterna gioventù. Alcuni anni dopo, rivisitando quei luoghi, compresi che nulla era davvero scomparso. Ogni pietra, ogni sguardo, ogni eco, portava con sé la traccia di quel nostro amore che, sebbene aveva incontrato la realtà, rimaneva intatto, sospeso nel tempo. A giugno l'uscita del libro: Aspromonte dove l'anima non muore di Luigi Palamara #libro #aspromontedovelanimanonuore #luigipalamara #roccafortedelgreco #aspromonte ♬ Apiary Of Bees - Rafael Permadi Olyxen

0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.