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La Calabria sott'acqua e il Governatore che processa il termometro: "Gratteri chieda scusa al meteo".

La Calabria sott'acqua e il Governatore che processa il termometro: "Gratteri chieda scusa al meteo".

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Editoriale satirico dal profumo di fiumara e di coscienza
Occhiuto, le scuse e le fiumare: cronaca di un rovesciamento calabrese

In Calabria succede una cosa curiosa. Talmente curiosa che, se non fosse tragica, sarebbe quasi divertente.

Succede che un governatore accusi un magistrato di infangare la Calabria. E che quel magistrato — uno che in Calabria ci è rimasto quando poteva andarsene, uno che ha arrestato amici, compagni di scuola, fantasmi d’infanzia — si senta dire che deve chiedere scusa.

E allora viene da chiedersi: ma scusa per cosa?

Per aver fatto il suo lavoro?
Per non essere scappato?
O peggio ancora, per aver ricordato che i problemi esistono davvero?

Perché qui il punto non è chi offende la Calabria. Il punto è chi la racconta e chi, invece, la amministra come si amministrano certe stanze: chiudendo le finestre e sperando che l’odore non si senta.

Roberto Occhiuto — uomo di governo, di parole, di comunicati — sembra aver trovato il colpevole perfetto: Nicola Gratteri. Il magistrato che disturba. Il magistrato che parla. Il magistrato che non sta zitto mentre la realtà scorre, come le fiumare, e ogni tanto travolge tutto.

E infatti Gratteri risponde. E lo fa con una domanda semplice, quasi ostinata, ripetuta come si ripetono le verità che danno fastidio:

«Io devo chiedere scusa ai calabresi?»

Una domanda che rimbalza. Che si allarga. Che diventa un’eco scomoda.

Perché mentre si discute di scuse, le fiumare esondano davvero. Non metaforicamente, proprio davvero: piove due giorni e la Calabria si allaga. Case, strade, vite. Ma su questo — dettaglio tecnico — pare ci sia meno indignazione.

E qui la satira si ferma un attimo e lascia spazio a qualcosa di più serio: la sproporzione.

Da una parte un magistrato che racconta di aver dedicato la vita a una terra difficile, scegliendola quando poteva evitarla, restando quando sarebbe stato più comodo partire. Dall’altra una politica che sembra più preoccupata del racconto che della realtà.

È il classico capovolgimento italiano: chi denuncia diventa il problema, chi amministra male diventa il censore.

E allora immaginiamola, questa scena surreale.

La Calabria allagata.
Le fiumare che scendono.
I cittadini che contano i danni.

E, in mezzo, qualcuno che dice: “Il problema è l’immagine”.

L’immagine.

Non le strade rotte.
Non i fondi non spesi.
Non le opere non fatte.

L’immagine.

Come se bastasse smettere di parlarne perché il problema scompaia. Come se bastasse zittire chi racconta per far funzionare ciò che non funziona.

Gratteri, nel suo intervento, non alza la voce. Non ne ha bisogno. Elenca. Ricorda. Insiste. E soprattutto rivendica una cosa che oggi sembra rivoluzionaria: la coerenza.

«Ho dedicato la mia vita alla Calabria.»

Una frase che pesa. Che suona quasi fuori moda. Perché oggi dedicare una vita a qualcosa sembra eccessivo, mentre è molto più moderno dedicare una conferenza stampa a tutto.

E allora il paradosso finale è questo:
in Calabria chi resta deve chiedere scusa, e chi governa chiede silenzio.

Ma la realtà, si sa, non è educata. Non chiede permesso. Arriva come l’acqua delle fiumare: quando meno te lo aspetti, quando meno sei pronto.

E lì non servono le parole.
Servono gli argini.

Che, a quanto pare, non si costruiscono con le polemiche.

Ma con la responsabilità. Che è una cosa molto meno rumorosa — e infinitamente più difficile — di una dichiarazione.

La satira di CartaStraccia.News 

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