Reggio Calabria accende i motori, ma la corsa vera comincia con le liste
Palazzo San Giorgio, tra proclami e candidati veri Cannizzaro-Battaglia, il duello. Il resto è democrazia Simboli, attese e ambizioni: Reggio entra in campagna La città, le liste, i protagonisti Verso Palazzo San Giorgio: chi corre davvero
L'Editoriale di Luigi Palamara
A Reggio Calabria, finalmente, la politica ha rimesso piede sulla scena con il suo vecchio vizio preferito: annunciare prima i simboli, poi i nomi, poi le alleanze, poi i ripensamenti, poi magari i ripensamenti dei ripensamenti. Intanto, Forza Italia ha già messo il timbro sul proprio vessillo con Cannizzaro sindaco, e questo almeno un merito ce l’ha: nel grande mercato delle ipotesi, una pedina l’ha mossa davvero. Francesco Cannizzaro è ormai indicato come il candidato del centrodestra, e la sfida che molti osservatori locali descrivono come centrale è quella con Mimmo Battaglia.
Il resto, per ora, è una commedia italiana in salsa reggina: tutti parlano, tutti si dichiarano, tutti si affacciano, ma la verità — quella che conta davvero — arriverà soltanto quando vedremo i candidati veri e soprattutto le liste vere. Perché in politica un simbolo è un’intenzione, una lista è una prova di esistenza. E fino a quel momento si può essere tutto: protagonisti, comprimari, promesse, suggestioni, oppure soltanto manifesti attaccati male ai muri della città.
Una presenza, questa sì, pare difficilmente discutibile: Saverio Pazzano. La sua area politica è già riconoscibile e il suo nome è stabilmente dentro il quadro della corsa a Palazzo San Giorgio. Non sarà il favorito dei pronostici più muscolari, ma è uno di quelli che in campo ci stanno davvero, e questo nella politica contemporanea non è un dettaglio ma quasi un titolo di merito.
Poi ci sono Eduardo Lamberti Castronuovo e Anna Nucera, che non appartengono al regno della fantasia ma a quello, più complesso, delle ambizioni civiche. Su Lamberti, i dubbi c’erano, eccome. Ma oggi la sua candidatura risulta ufficializzata, con tanto di slogan e collocazione nel quadro della competizione. Resta da vedere, semmai, non se ci sarà, ma quanto peserà. E in politica il peso non si misura dal numero delle conferenze stampa, ma dalla quantità di voti che uno riesce a strappare alla diffidenza dei cittadini.
Quanto ad Anna Nucera, il punto politico è fin troppo chiaro: correre da sola o trovare una convergenza dentro un perimetro civico più largo. Negli ultimi giorni è stata raccontata proprio un’ipotesi di asse con Lamberti per allargare il cosiddetto Polo Civico. Segno che l’autonomia assoluta è una bandiera nobile, ma spesso la matematica elettorale la riduce a lusso.
E veniamo al nodo vero. In questa campagna elettorale, salvo colpi di scena, i protagonisti sono due: Cannizzaro e Battaglia. Gli altri partecipano, presidiano, testimoniano, disturbano, arricchiscono il quadro democratico — che è già molto — ma il duello che promette di mangiarsi la scena è quello. Non perché lo dica il tifo, ma perché il campo politico reggino si sta disponendo così, con una polarizzazione che ormai appare abbastanza nitida.
E tuttavia la democrazia ha questa grazia imperfetta: permette anche a chi non parte favorito di dire la sua, di pesare, di spostare voti, di costringere i grandi a fare i conti con i piccoli. Ed è un bene. Perché una città senza pluralismo è una caserma, non una comunità. E una campagna elettorale senza voci eccentriche, civiche, personali, perfino velleitarie, è una pratica notarile, non una battaglia politica.
Il quadro, dunque, si va accendendo. Non ancora del tutto, ma abbastanza da sentire odore di motore acceso. Tra poco saliranno tutti a bordo: i candidati sicuri, quelli possibili, quelli immaginati, quelli che si aggregheranno all’ultimo minuto e quelli che all’ultimo minuto scopriranno di non avere abbastanza gambe. Poi la città guarderà, ascolterà, confronterà. E infine sceglierà chi dovrà indossare la fascia tricolore per guidare Palazzo San Giorgio.
Lì finiranno i proclami e comincerà il peso della realtà. Che è sempre meno generosa dei manifesti e molto più severa degli slogan.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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