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Reggio Calabria alza il calice e rovescia la cartina: il Vinitaly sul Lungomare più bello d'Italia è l’OPA di Cannizzaro sulla città.

Verona trasloca nello Stretto. Francesco Cannizzaro lo dice chiaro: "La credibilità si basa sui fatti". Portare il Vinitaly a Reggio Calabria è un'operazione d'immagine senza precedenti, ma è anche un test di maturità per un'intera classe dirigente. Il tempo dei racconti sta finendo, inizia quello dei risultati.

L’evento vitivinicolo più importante d’Italia sbarca sul "chilometro più bello": la sfida della qualità lanciata da Forza Italia toglie alla città ogni scusa per restare periferia.

L'Editoriale di Luigi Palamara

Ci sono annunci che passano. E poi ci sono annunci che segnano un passaggio.

Quello andato in scena alla sede provinciale di Forza Italia a Reggio Calabria non è stato un semplice punto stampa — come lo ha definito, con una punta di ironia, lo stesso Francesco Cannizzaro — ma qualcosa di più: un atto politico nel senso più alto del termine. Non propaganda, ma visione. Non routine, ma ambizione.

“Una comunicazione veloce, un annuncio veloce, ma molto importante”, ha detto Cannizzaro. E già in quella premessa c’era tutto: la consapevolezza che certe parole pesano più del tempo che occupano.

Perché l’annuncio è di quelli che cambiano la postura di una città: l’1 e il 2 agosto Reggio Calabria ospiterà il Vinitaly and the City. Non una fiera qualunque, non una manifestazione locale, ma il fuori salone di quello che Cannizzaro ha definito senza esitazioni “l’evento vitivinicolo più importante del settore”.

Tradotto: Verona arriva a Reggio. O, se si preferisce, Reggio entra — finalmente — nel circuito delle città che contano.

E non è un caso, insiste Cannizzaro. È il frutto di un’idea nata un anno fa, proposta al presidente Roberto Occhiuto e accolta, parole sue, “con grande entusiasmo”. Ma le idee, in Calabria, spesso si fermano alla soglia della realtà. Questa no.

“Devo necessariamente ringraziare l’assessore Gallo, perché grazie a lui questa cosa diventa realtà”. Qui il tono cambia: meno enfasi, più riconoscimento. Perché se la politica è fatta anche di meriti, è giusto attribuirli.

E allora il racconto si allarga. Non è solo un evento. È il segno — rivendicato con forza — di un cambio di stagione.

Cannizzaro lo dice senza girarci attorno: “Una volta si andava a Bruxelles per essere rimproverati… oggi si va per ottenere primati”. È una frase che pesa, perché rovescia un immaginario. Da terra assistita a terra che produce risultati. Da periferia a interlocutore.

E dentro questo ribaltamento c’è il ruolo dell’assessorato all’agricoltura. “Ho sempre definito Gianluca Gallo il migliore assessore all’agricoltura d’Italia”, dice Cannizzaro. Non è solo un complimento: è una presa di posizione politica. E, soprattutto, è la fotografia di un settore — quello agricolo — che oggi viene indicato come uno dei pochi in grado di competere davvero.

Ma il passaggio più interessante arriva quando il discorso smette di essere celebrativo e diventa strategico.

L’arrivo del Vinitaly a Reggio Calabria rappresenta un trend che si inverte”. Ecco il punto. Perché fino a ieri — ammette lo stesso Cannizzaro — la Calabria era “una regione che si poteva leggere sulla cartina geografica, ma nella quale nessuno pensava di organizzare eventi di questa portata”.

Oggi, invece, accade.

E accade per una ragione semplice, ma decisiva: la credibilità. “La credibilità è basata sui fatti”, sottolinea. E i fatti, nel racconto politico, diventano la moneta più preziosa.

Poi c’è l’immagine. Quella che resta. “Immaginare il Vinitaly sul lungomare di Reggio Calabria è qualcosa di straordinario”. Non è solo una suggestione: è un’operazione simbolica. Portare il vino — cioè cultura, economia, identità — nel luogo più iconico della città significa legare il territorio al suo racconto migliore.

Ma ogni racconto, per essere credibile, ha bisogno di contenuti. E qui entra in scena Gianluca Gallo.

Il suo intervento è meno enfatico, più tecnico. Ma non per questo meno politico.

Parte da una domanda semplice: sarà un evento isolato o l’inizio di qualcosa?

La risposta è prudente, ma lascia intravedere un progetto: “Sarà una due giorni a livello sperimentale, ma sono sicuro che sarà un grande successo”. E poi la frase chiave: “Se i numeri ci daranno ragione, continuerà ad essere un hub della promozione del sistema vitivinicolo calabrese”.

Tradotto: se funziona, non sarà un episodio.

Gallo ricostruisce anche il percorso. Nel 2024 il Vinitaly esce per la prima volta da Verona e arriva a Sibari. Non un luogo casuale, ma simbolico: “Laddove riteniamo tutto sia cominciato per il sistema vitivinicolo dell’Occidente”. Una scelta che unisce storia e strategia.

E i risultati — dice — hanno premiato quella intuizione. “La Calabria è diventata una regione credibile, capace di stare ai tavoli nazionali e di mantenere le promesse”.

Di nuovo, la parola chiave: credibilità.

Poi il focus si sposta sui produttori. Ed è qui che l’editoriale smette di essere solo politico e diventa economico.

Un piccolo sistema, ma che ha puntato sulla qualità”, dice Gallo. E aggiunge un dato che vale più di molti discorsi: i viticoltori calabresi riescono a vendere tutta la loro produzione. In un contesto europeo in difficoltà, non è un dettaglio.

Non basta. I prezzi crescono, anche se “non ancora abbastanza”. E qui si intravede la sfida vera: trasformare la qualità in valore riconosciuto.

Perché il Vinitaly a Reggio non serve solo a fare immagine. Serve a fare mercato.

E allora l’evento diventa un moltiplicatore: turismo, enogastronomia, identità. “Noi vendiamo il prodotto territorio”, dice Gallo. Una frase che, se fosse presa sul serio, cambierebbe il destino di questa regione.

Il racconto si allarga ancora: voli in aumento, turismo in crescita, una Calabria “che incuriosisce e diventa attrattiva”. E dentro questa dinamica Reggio Calabria assume un ruolo centrale.

Non solo per i suoi numeri — una città da quasi 200 mila abitanti, con un hinterland vasto e una naturale apertura verso la Sicilia — ma per la sua capacità di essere ponte. Non periferia, ma crocevia.

E infatti Gallo lo dice chiaramente: l’evento non sarà chiuso ai vini calabresi. Sarà aperto al Sud.Immagino anche vini dell’Etna”. È una visione che supera i confini amministrativi e costruisce un sistema.

Poi c’è l’orgoglio. Quello che, in Calabria, spesso si confonde con la retorica. Ma qui prova a diventare progetto.

“Il chilometro più bello d’Italia”, raccontato agli organizzatori di Verona Fiere, non è più solo uno slogan. Diventa un argomento. Una leva. Un motivo per scegliere Reggio.

E ancora: il Museo Archeologico, i Bronzi di Riace, la cornice dello Stretto. Tutto concorre a costruire un’immagine che, finalmente, prova a stare sul mercato internazionale.

Certo, restano le incognite. I costi, ancora non definiti. L’organizzazione, tutta da verificare. La capacità di gestire — come ammette lo stesso Gallo — “l’eccesso di entusiasmo”.

Ma forse il punto non è questo.

Il punto è che, per una volta, Reggio Calabria non rincorre un evento. Lo ospita. Lo costruisce. Lo rivendica.

E attorno a questa iniziativa si muove anche una rete politica: il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo, i consiglieri Federico Milia, Tonino Maiolino, Roberto Vizzari, Nino Zimbalatti, Saverio Anghelone. Una filiera istituzionale che — almeno in questa occasione — ha scelto di muoversi in modo coordinato.

Non è poco, in una terra dove spesso le energie si disperdono.

Resta, inevitabile, la domanda finale. Quella che nessuno ha fatto davvero, ma che pesa più di tutte.

Reggio Calabria è pronta?

Perché un evento internazionale non è una passerella. È una prova. Di maturità, di organizzazione, di visione.

E le prove non si superano con gli annunci.

Si superano con i fatti.

Se questa città saprà essere all’altezza, allora il Vinitaly non sarà stato solo un evento. Sarà stato un inizio.

Se invece resterà un episodio, allora sarà l’ennesima occasione raccontata bene e vissuta male.

La differenza, come sempre, la farà ciò che accadrà dopo.

E questa volta — davvero — non ci sono più alibi.


Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontano

@luigi.palamara

Reggio Calabria alza il calice e rovescia la cartina: il Vinitaly sul Lungomare più bello d'Italia è l’OPA di Cannizzaro sulla città. Verona trasloca nello Stretto. Francesco Cannizzaro lo dice chiaro: "La credibilità si basa sui fatti". Portare il Vinitaly a Reggio Calabria è un'operazione d'immagine senza precedenti, ma è anche un test di maturità per un'intera classe dirigente. Il tempo dei racconti sta finendo, inizia quello dei risultati. L’evento vitivinicolo più importante d’Italia sbarca sul "chilometro più bello": la sfida della qualità lanciata da Forza Italia toglie alla città ogni scusa per restare periferia. L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono annunci che passano. E poi ci sono annunci che segnano un passaggio. Quello andato in scena alla sede provinciale di Forza Italia a Reggio Calabria non è stato un semplice punto stampa — come lo ha definito, con una punta di ironia, lo stesso Francesco Cannizzaro — ma qualcosa di più: un atto politico nel senso più alto del termine. Non propaganda, ma visione. Non routine, ma ambizione. “Una comunicazione veloce, un annuncio veloce, ma molto importante”, ha detto Cannizzaro. E già in quella premessa c’era tutto: la consapevolezza che certe parole pesano più del tempo che occupano. Perché l’annuncio è di quelli che cambiano la postura di una città: l’1 e il 2 agosto Reggio Calabria ospiterà il Vinitaly and the City. Non una fiera qualunque, non una manifestazione locale, ma il fuori salone di quello che Cannizzaro ha definito senza esitazioni “l’evento vitivinicolo più importante del settore”. Tradotto: Verona arriva a Reggio. O, se si preferisce, Reggio entra — finalmente — nel circuito delle città che contano. E non è un caso, insiste Cannizzaro. È il frutto di un’idea nata un anno fa, proposta al presidente Roberto Occhiuto e accolta, parole sue, “con grande entusiasmo”. Ma le idee, in Calabria, spesso si fermano alla soglia della realtà. Questa no. “Devo necessariamente ringraziare l’assessore Gallo, perché grazie a lui questa cosa diventa realtà”. Qui il tono cambia: meno enfasi, più riconoscimento. Perché se la politica è fatta anche di meriti, è giusto attribuirli. E allora il racconto si allarga. Non è solo un evento. È il segno — rivendicato con forza — di un cambio di stagione. Cannizzaro lo dice senza girarci attorno: “Una volta si andava a Bruxelles per essere rimproverati… oggi si va per ottenere primati”. È una frase che pesa, perché rovescia un immaginario. Da terra assistita a terra che produce risultati. Da periferia a interlocutore. E dentro questo ribaltamento c’è il ruolo dell’assessorato all’agricoltura. “Ho sempre definito Gianluca Gallo il migliore assessore all’agricoltura d’Italia”, dice Cannizzaro. Non è solo un complimento: è una presa di posizione politica. E, soprattutto, è la fotografia di un settore — quello agricolo — che oggi viene indicato come uno dei pochi in grado di competere davvero. Ma il passaggio più interessante arriva quando il discorso smette di essere celebrativo e diventa strategico. “L’arrivo del Vinitaly a Reggio Calabria rappresenta un trend che si inverte”. Ecco il punto. Perché fino a ieri — ammette lo stesso Cannizzaro — la Calabria era “una regione che si poteva leggere sulla cartina geografica, ma nella quale nessuno pensava di organizzare eventi di questa portata”. Oggi, invece, accade. E accade per una ragione semplice, ma decisiva: la credibilità. “La credibilità è basata sui fatti”, sottolinea. E i fatti, nel racconto politico, diventano la moneta più preziosa. Poi c’è l’immagine. Quella che resta. “Immaginare il Vinitaly sul lungomare di Reggio Calabria è qualcosa di straordinario”. Non è solo una suggestione: è un’operazione simbolica. Portare il vino — cioè cultura, economia, identità — nel luogo più iconico della città significa legare il territorio al suo racconto migliore. Ma ogni racconto, per essere credibile, ha bisogno di contenuti. E qui entra in scena Gianluca Gallo. Il suo intervento è meno enfatico, più tecnico. Ma non p

♬ audio originale - Luigi Palamara

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