Reggio Calabria. Il ritorno di Scopelliti e la nostalgia dei leader.
L'Editoriale di Luigi Palamara
In politica, come nella vita, esistono i ritorni che fanno rumore. Non perché sorprendano davvero, ma perché costringono tutti – amici, nemici, indifferenti – a prendere posizione. Il ritorno di Giuseppe Scopelliti appartiene esattamente a questa categoria.
Scopelliti torna sulla scena pubblica portando con sé ciò che ogni figura politica autentica inevitabilmente trascina: luci e ombre, consensi e diffidenze, memoria e polemica. Non è un ritorno neutro. Non potrebbe esserlo. Perché Scopelliti non è mai stato un politico qualunque. È stato, e resta, un leader. Di quelli divisivi, discussi, persino scomodi. Ma proprio per questo capaci di attirare attenzione, affetto, consenso, odio, rancore, rabbia.
Oggi la politica italiana – e quella locale non fa eccezione – sembra invece aver smarrito proprio questa dimensione. Non si cercano più leader, si cercano tifoserie. Non si discutono più idee, si consumano polemiche. Il dibattito pubblico è spesso ridotto a un brusio digitale, fatto di commenti anonimi e sentenze rapide, dove la riflessione lascia il posto al giudizio immediato.
È la degenerazione della politica trasformata in stadio: curve contrapposte, applausi automatici, fischi preventivi. Ma quasi mai pensiero.
Eppure il ritorno di Scopelliti, al di là delle simpatie o delle antipatie che può suscitare, riapre una questione che riguarda soprattutto Reggio Calabria. Una città che vede partire i suoi giovani con la stessa regolarità con cui il mare cancella le impronte sulla riva.
Il progetto che viene annunciato, e che ha già acceso curiosità, speranza e anche diffidenza, si inserisce proprio in questo vuoto. L’idea dichiarata è quella di invertire una tendenza che da troppo tempo pesa sulla città: l’emigrazione giovanile, la rassegnazione, la sensazione diffusa che altrove sia sempre possibile ciò che qui sembra impossibile.
Reggio, se vuole sopravvivere a sé stessa, ha bisogno di ripartire. Non con gli slogan – quelli non mancano mai – ma con idee che rimettano in moto l’economia, la fiducia e, soprattutto, l’orgoglio civico.
Naturalmente, come accade sempre quando qualcuno prova a rimettere in circolo l’ambizione, spunta anche il coro dei disfattisti. Un piccolo gruppo, spesso rumoroso, che preferisce commentare dietro uno schermo piuttosto che partecipare alla fatica della costruzione.
Ma i destini delle città non li decidono i commentatori. Li decidono quelli che hanno il coraggio di esporsi.
E allora la vera domanda non è se Scopelliti piaccia o meno. La vera domanda è un’altra: Reggio ha ancora voglia di credere in qualcosa? Ha ancora voglia di mettersi in cammino?
Perché le città muoiono non quando mancano i leader. Muoiono quando smettono di cercarli.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
Foto archivio di Luigi Palamara

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