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ROMA PUÒ ASPETTARE. REGGIO CALABRIA NO. CANNIZZARO SI CANDIDA A SINDACO DELLA CITTÀ.

ROMA PUÒ ASPETTARE. REGGIO CALABRIA NO

Il centrodestra scioglie la riserva e punta sul nome più forte: Francesco Cannizzaro lascia per due mesi i lavori parlamentari e scende in campo per Palazzo San Giorgio. Una candidatura che ha il peso della sfida e il tono della chiamata.
L'Editoriale di Luigi Palamara 



Non una soluzione di ripiego, ma una investitura piena. Forza Italia mette sul tavolo il suo uomo più rappresentativo in Calabria e lo affida a una città che chiede guida, riscatto e futuro.

Ci sono candidature che nascono nei tavoli, nelle mediazioni di corridoio, nelle alchimie stanche dei partiti. E poi ce ne sono altre che, appena vengono annunciate, portano con sé un significato più netto: quello della scelta vera. La candidatura di Francesco Cannizzaro a sindaco di Reggio Calabria appartiene a questa seconda specie. Perché non è una sistemazione, non è una manovra difensiva, non è il classico compromesso con cui le coalizioni provano a cavarsela. È una decisione politica piena, pesante, inequivocabile.

La frase scelta da Cannizzaro per accompagnare la sua discesa in campo ha la forza delle parole semplici quando sono parole giuste: “Il Parlamento può aspettare. Reggio no.” Non è solo uno slogan ben riuscito. È una dichiarazione di priorità. È il rovesciamento di una consuetudine italiana: quella per cui la politica, appena può, fugge verso l’alto, verso Roma, verso i palazzi che contano, lasciando ai territori le briciole dell’attenzione e i resti della retorica. Qui accade il contrario. Un parlamentare, vicecapogruppo alla Camera, segretario regionale di Forza Italia, decide di sospendere per due mesi i lavori a Montecitorio e di puntare tutto sulla città più difficile, più affascinante, più irrequieta della Calabria.

È un gesto che va letto per quello che è. Un’assunzione di responsabilità. Ma anche una prova di coraggio politico. Perché Reggio Calabria non è un premio. È una sfida. Non è una vetrina da esibire. È una realtà da governare. Non è una poltrona da occupare. È una comunità da convincere, ricomporre, rilanciare.

Il centrodestra, del resto, poteva scegliere la via prudente. Poteva mettere in campo un nome di equilibrio, un candidato di attesa, una figura amministrativa meno esposta. Ha scelto invece il contrario. Ha scelto il nome più forte, più riconoscibile, più politico. E Forza Italia, a cui era stato affidato il compito di indicare il candidato sindaco della Città dello Stretto, ha risposto senza ambiguità: Francesco Cannizzaro. Vale a dire il dirigente che negli ultimi mesi più di ogni altro ha incarnato la crescita del partito in Calabria. Vale a dire il profilo che, dopo la robusta affermazione elettorale degli azzurri alle regionali, poteva trasformare il consenso costruito in una scommessa di governo.

Qui sta il cuore della notizia. Non nella prevedibilità o meno del nome. Non negli endorsement che l’hanno accompagnato. Ma nel fatto che il centrodestra, per Reggio, non abbia scelto di coprirsi: abbia scelto di attaccare. Di investire. Di esporsi. Di mettere in campo il massimo della forza politica disponibile.

Ed è una scelta che ha una sua logica limpida. Perché Reggio Calabria non ha bisogno di una presenza notarile. Ha bisogno di una leadership. Non ha bisogno di un sindaco che si limiti a registrare l’esistente. Ha bisogno di un primo cittadino capace di ridare direzione, autorevolezza, tensione civile. Una città come Reggio, segnata da troppe occasioni perdute e da troppe promesse evaporate, non può essere amministrata con il piccolo cabotaggio. Ha bisogno di visione e di peso politico. Ha bisogno di un sindaco che sappia parlare alla città, ma anche fuori dalla città. Che sappia tenere insieme il decoro delle strade e il destino strategico dello Stretto, i problemi quotidiani e l’ambizione di un rilancio.

Cannizzaro, nel suo messaggio, ha toccato il registro più delicato: quello del legame sentimentale con la città. Ha detto di candidarsi per chi è dovuto andare via, per chi vuole tornare, per chi è rimasto. È una formula che potrebbe sembrare di maniera, se non avesse dentro la verità amara di Reggio Calabria. Una terra che troppo spesso ha visto partire i suoi figli migliori. Una città che ha conosciuto la malinconia dello spopolamento, della sfiducia, dell’attesa infinita. E allora quella frase non suona come una concessione al sentimentalismo. Suona come il tentativo di rimettere insieme i pezzi di una comunità dispersa.

Naturalmente, la politica non vive di emozioni, ma di risultati. E la candidatura dovrà ora misurarsi con la prova più dura: trasformare il pathos dell’annuncio in architettura di governo. Serviranno una squadra all’altezza, un programma credibile, una filiera istituzionale efficace, una idea chiara di città. Serviranno risposte su servizi, periferie, mobilità, decoro urbano, attrattività, investimenti, cultura, sicurezza. Servirà passare dalle parole alle opere, dal consenso alla competenza, dalla spinta elettorale alla fatica amministrativa.

Ma guai a sottovalutare il valore del primo passo. In politica, il primo passo è spesso quello decisivo. E qui il primo passo è nitido: un uomo che a Roma ha già un ruolo sceglie di giocarsi tutto a Reggio. Non usa la città come trampolino. Fa l’operazione opposta: usa il proprio peso nazionale per dare alla città una chance in più. In un Paese abituato ai politici che scappano dai problemi, non è poco. In una stagione in cui molti amministrano il consenso e pochi rischiano davvero, è persino molto.

La candidatura di Francesco Cannizzaro arriva così sulla scena pubblica con una forza che va oltre la cronaca del giorno. Segna una linea. Dice che il centrodestra considera Reggio Calabria una partita centrale. Dice che Forza Italia si assume fino in fondo la responsabilità della proposta. Dice, soprattutto, che la città può tornare a essere il luogo decisivo della politica, e non la sua periferia trascurata.

Poi parleranno gli elettori, come è giusto che sia. Diranno se questa investitura saprà diventare fiducia. Diranno se l’entusiasmo evocato nel videomessaggio potrà tradursi in una stagione nuova per Palazzo San Giorgio. Diranno se la promessa di riscatto potrà finalmente diventare progetto, governo, rinascita.

Ma intanto una cosa è già chiara. Il centrodestra non ha scelto una candidatura qualsiasi. Ha scelto una candidatura che pesa. E Francesco Cannizzaro, mettendo in pausa Roma, ha deciso di dire alla sua città la frase che da troppo tempo Reggio aspettava da chi ambisce a guidarla: prima viene lei.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara

ROMA PUÒ ASPETTARE. REGGIO CALABRIA NO Il centrodestra scioglie la riserva e punta sul nome più forte: Francesco Cannizzaro lascia per due mesi i lavori parlamentari e scende in campo per Palazzo San Giorgio. Una candidatura che ha il peso della sfida e il tono della chiamata. L'Editoriale di Luigi Palamara Non una soluzione di ripiego, ma una investitura piena. Forza Italia mette sul tavolo il suo uomo più rappresentativo in Calabria e lo affida a una città che chiede guida, riscatto e futuro. Ci sono candidature che nascono nei tavoli, nelle mediazioni di corridoio, nelle alchimie stanche dei partiti. E poi ce ne sono altre che, appena vengono annunciate, portano con sé un significato più netto: quello della scelta vera. La candidatura di Francesco Cannizzaro a sindaco di Reggio Calabria appartiene a questa seconda specie. Perché non è una sistemazione, non è una manovra difensiva, non è il classico compromesso con cui le coalizioni provano a cavarsela. È una decisione politica piena, pesante, inequivocabile. La frase scelta da Cannizzaro per accompagnare la sua discesa in campo ha la forza delle parole semplici quando sono parole giuste: “Il Parlamento può aspettare. Reggio no.” Non è solo uno slogan ben riuscito. È una dichiarazione di priorità. È il rovesciamento di una consuetudine italiana: quella per cui la politica, appena può, fugge verso l’alto, verso Roma, verso i palazzi che contano, lasciando ai territori le briciole dell’attenzione e i resti della retorica. Qui accade il contrario. Un parlamentare, vicecapogruppo alla Camera, segretario regionale di Forza Italia, decide di sospendere per due mesi i lavori a Montecitorio e di puntare tutto sulla città più difficile, più affascinante, più irrequieta della Calabria. È un gesto che va letto per quello che è. Un’assunzione di responsabilità. Ma anche una prova di coraggio politico. Perché Reggio Calabria non è un premio. È una sfida. Non è una vetrina da esibire. È una realtà da governare. Non è una poltrona da occupare. È una comunità da convincere, ricomporre, rilanciare. Il centrodestra, del resto, poteva scegliere la via prudente. Poteva mettere in campo un nome di equilibrio, un candidato di attesa, una figura amministrativa meno esposta. Ha scelto invece il contrario. Ha scelto il nome più forte, più riconoscibile, più politico. E Forza Italia, a cui era stato affidato il compito di indicare il candidato sindaco della Città dello Stretto, ha risposto senza ambiguità: Francesco Cannizzaro. Vale a dire il dirigente che negli ultimi mesi più di ogni altro ha incarnato la crescita del partito in Calabria. Vale a dire il profilo che, dopo la robusta affermazione elettorale degli azzurri alle regionali, poteva trasformare il consenso costruito in una scommessa di governo. Qui sta il cuore della notizia. Non nella prevedibilità o meno del nome. Non negli endorsement che l’hanno accompagnato. Ma nel fatto che il centrodestra, per Reggio, non abbia scelto di coprirsi: abbia scelto di attaccare. Di investire. Di esporsi. Di mettere in campo il massimo della forza politica disponibile. Ed è una scelta che ha una sua logica limpida. Perché Reggio Calabria non ha bisogno di una presenza notarile. Ha bisogno di una leadership. Non ha bisogno di un sindaco che si limiti a registrare l’esistente. Ha bisogno di un primo cittadino capace di ridare direzione, autorevolezza, tensione civile. Una città come Reggio, segnata da troppe occasioni perdute e da troppe promesse evaporate, non può essere amministrata con il piccolo cabotaggio. Ha bisogno di visione e di peso politico. Ha bisogno di un sindaco che sappia parlare alla città, ma anche fuori dalla città. Che sappia tenere insieme il decoro delle strade e il destino strategico dello Stretto, i problemi quotidiani e l’ambizione di un rilancio. Cannizzaro, nel suo messaggio, ha toccato il registro più delicato: quello del legame sentimentale con la città. Ha detto di candidarsi per chi è dovuto andare via, per chi vuole tornare, per chi è

♬ audio originale - Luigi Palamara

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