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Pop to Street Art: dietro i falsi di Warhol e Banksy, la firma giornalistica di Luigi Palamara.

Pop to Street Art: dietro i falsi di Warhol e Banksy, la firma giornalistica di Luigi Palamara.

Reggio Calabria. La truffa appesa ai muri, e il silenzio appeso alle coscienze.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Una cosa che in questo Paese si falsifica con una facilità persino maggiore delle opere d’arte: la verità. La si sfuma, la si omette, la si seppellisce sotto il tappeto delle convenienze, delle amicizie, delle prudenze editoriali, delle complicità travestite da distrazione. E così accade che, mentre a Reggio Calabria venivano esposte opere attribuite ad Andy Warhol, Keith Haring e Banksy, qualcuno esponeva anche un altro falso: quello di un sistema culturale che pretende rispetto senza meritarselo.

L’inchiesta non nasce dal caso. Non nasce da un colpo di fortuna. Nasce dal lavoro di un giornalista, Luigi Palamara, che ha denunciato il caso con articoli, documenti, video. Nasce dal lavoro dei Carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale di Cosenza. Nasce, insomma, da fatti. E i fatti hanno un difetto insopportabile per chi campa di narrazioni accomodanti: non si lasciano addomesticare.

Centoquarantatré opere false. Non una, non due, non un equivoco da salotto. Cent quarantatré. Una quantità che non denuncia soltanto una frode, ma un metodo. Un’industria. Un’abitudine. Perché quando il falso diventa così numeroso, così sfacciato, così perfino grossolano, non siamo più davanti alla semplice truffa di qualche cialtrone: siamo davanti a un sistema che ritiene il pubblico abbastanza ingenuo da bersi tutto. Anche l’inverosimile. Anche la menzogna firmata e incorniciata.

Le opere erano state esposte in una mostra dal titolo pomposo, Pop to Street Art: Influences, allestita dal 20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025 in tre sedi prestigiose: l’Accademia di Belle Arti, la Casa della Cultura “Crupi”, il Museo Archeologico Nazionale. Luoghi che dovrebbero custodire il rigore, non prestarsi alla messinscena. E invece eccoli lì, trasformati nel palcoscenico di una rappresentazione che oggi, alla luce delle indagini, appare per quello che era: una recita costosa, redditizia e ingannevole.

Cinquantamila euro per il prestito delle opere. E poi i biglietti. E poi il merchandising. E poi l’eterna mangiatoia che si apre quando si mette in vetrina un nome celebre e si invita il pubblico a inchinarsi. Ma a che cosa si inchinava il pubblico? All’arte? No. Al suo simulacro. Alla bugia venduta con il timbro della credibilità istituzionale.

La Procura di Reggio Calabria parla di un “complesso sistema criminale specializzato nella produzione seriale di falsi”. Parole pesanti, precise, terribili. Perché dicono che non si tratta di una svista, non si tratta di leggerezza, non si tratta di un errore di valutazione. Si tratta di un meccanismo organizzato per produrre profitto, organizzare mostre in tutta Europa, ingannare il pubblico sull’autenticità delle opere. E qui la domanda diventa inevitabile: possibile che nessuno abbia visto? Possibile che nessuno abbia dubitato? Possibile che il prestigio di certi nomi basti a spegnere il cervello di troppi?

E poi c’è il Belgio, con le perquisizioni, con altri dieci pezzi attribuiti a Banksy sequestrati a Liegi, con tre cittadini belgi indagati, con undici ulteriori opere ancora al vaglio degli inquirenti stranieri. Insomma, non il folclore di una provincia distratta, ma una rete internazionale. Un affare che attraversa frontiere, soldi, complicità, superficialità. E che ha trovato, in Italia, terreno abbastanza fertile da poter attecchire.

Ma c’è un’altra questione, ancora più meschina. Non essere citati negli articoli, quando si è all’origine della denuncia, non è una dimenticanza. È un modo per nascondere la verità. Per amputarla. Per renderla innocua. Perché la verità intera ha nomi, cognomi, date, atti, filmati, responsabilità. E quando si tolgono i nomi, non si fa giornalismo: si fa cosmesi. Si trucca la realtà finché diventa presentabile ai salotti, ai poteri, agli equilibri.

Questo sarebbe il livello del giornalismo? Questo giornalismo che prende i fatti, li smussa, li ripulisce, li serve già sterilizzati? Un giornalismo che teme più la verità delle querele, più i nomi delle omissioni, più il coraggio dell’opportunismo? No, questo non è giornalismo. È arredamento. È tappezzeria. È l’arte di non disturbare.

E invece qui bisognerebbe disturbare, eccome. Bisognerebbe dire che la cultura non è una passerella per traffici mascherati da eventi. Che il patrimonio artistico non è un luna park per falsari. Che il pubblico non è una mandria da accompagnare davanti a una parete e convincere a pagamento che quella è bellezza, quella è autenticità, quella è storia.

No. Questa storia dice il contrario. Dice che ci hanno provato. Dice che qualcuno ha denunciato. Dice che qualcuno ha indagato. Dice che il castello, almeno in parte, è venuto giù. E dice anche che il silenzio, le omissioni, le mezze verità, in fondo sono parenti stretti del falso. Cambia il materiale. Non la natura.

Che si sappia, allora. Che si sappia bene. Le opere erano false. L’inganno era vero. E ancora più vero è il bisogno di chiamare le cose col loro nome.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 


Questo l'inizio: 2 ottobre 2024

https://www.cartastraccia.news/2024/10/mostra-di-opere-o-altro.html

https://www.cartastraccia.news/2024/10/limportanza-del-decoro-nelle-cariche.html
@luigi.palamara QUESTA LA RISPOSTA ALLE NOSTRE DOMANDE DA PARTE DI PIERO SACCHETTI DIRETTORE DELL'ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DI REGGIO CALABRIA 2 OTTOBRE 2024. In mostra sono opere originali oppure no? Ascoltate le risposte e fatevene un'idea Luigi Palamara. #xantebattaglia #maestro #artista #arte #reggiocalabria #accademiadellebellearti #pierosacchetti #wharol #banksy #opere #stampe ♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara "CHE TRISTEZZA" Questo è il Direttore dell'Accademia della Belle Arti di Reggio Calabria Piero Sacchetti. Nega persino di esserlo e .... valutate voi. Reggio Calabria 3 ottobre 2024 #pierosacchetti #luigipalamara #informazione #istituzioni #reggiocalabria #accademiadellebellearti ♬ suono originale - Luigi Palamara

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