La giornata politica di ieri e di oggi a Reggio Calabria.
Reggio Calabria, il cavallo di Troia delle candidature last minute
L’Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono partite politiche che si perdono per debolezza. E altre che si rischiano di rovinare per troppa furbizia. È il caso delle candidature dell’ultima ora: quelle che vengono presentate come segni di apertura, di attrattività, di autonomia politica, ma che spesso somigliano molto di più a un cavallo di Troia. Un allegato che invece di rafforzare, indebolisce. Un ingresso che invece di allargare il consenso, apre una crepa nella credibilità.
A Reggio Calabria, a trenta giorni dal voto, il passaggio di Massimiliano Merenda nelle liste di Noi Moderati e la sua difesa politica hanno riacceso una questione che la politica fa finta di non vedere: non tutto ciò che è formalmente legittimo è anche politicamente opportuno. E soprattutto non tutto ciò che entra in una coalizione la rende più forte.
Anzi, spesso accade il contrario.
Perché a un mese dalle elezioni il cambio di casacca non ha il sapore della convinzione maturata, ma quello dell’approdo conveniente. Si può raccontarla con tutte le parole nobili disponibili — servizio, responsabilità, bene della città, allargamento del consenso — ma resta una domanda che i cittadini capiscono benissimo: perché adesso? Perché non prima, quando una scelta avrebbe avuto il peso della coerenza e non il sospetto dell’opportunità?
È qui che il “No grazie” di Francesco Cannizzaro acquista un valore che va oltre il caso personale. È il segnale che, qualche volta, la politica può ancora ricordarsi della dignità. Che non tutto si assorbe. Che non tutto si ricicla. Che non tutto ciò che porta forse un pacchetto di voti merita di entrare in una coalizione che vuole governare una città.
Perché il punto vero è questo: certe operazioni non aggiungono forza, aggiungono ambiguità. Non consolidano una vittoria, la sporcano. Non rendono più credibile un progetto, lo rendono più fragile. Sono il classico cavallo di Troia: accolto come un vantaggio, scoperto troppo tardi come un problema.
E il danno non è solo interno agli schieramenti. È esterno, civile, democratico. Perché ogni porta girevole, ogni salto di sponda, ogni conversione a ridosso delle urne dice agli elettori che le idee contano poco, che le appartenenze valgono meno di una convenienza, che tutto è trattabile. E poi ci si stupisce se la gente non vota più, o se vota solo per punire.
La verità è semplice: una coalizione seria non si misura da quanti prende, ma anche da chi rifiuta. Non diventa forte perché ingloba chiunque, ma perché sa difendere una linea, un perimetro, una credibilità. Per questo, in certi momenti, il gesto più politico non è dire sì. È dire no.
Perché ci sono candidature che sembrano un regalo. E invece sono il modo migliore per mettere in discussione una partita già vinta.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno

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