Reggio Calabria, il ritorno delle Circoscrizioni: Cannizzaro schiera la squadra della prossimità
Le circoscrizioni e il coraggio di rimettere i quartieri al centro.
LA SFIDA DEL CENTRODESTRA PER IL RILANCIO DELLA CITTÀ METROPOLITANA
Dopo vent’anni di assenza, i quartieri tornano al centro dell’agenda politica con cinque profili tra rinnovamento ed esperienza. Il candidato sindaco: «Non figure decorative, ma sentinelle del territorio per ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni».
L'Editoriale di Luigi Palamara
Nella vita politica di una città, arriva il momento in cui le parole smettono di essere soltanto parole. Diventano fatti. Diventano nomi, volti, responsabilità. Diventano una squadra.
A Reggio Calabria quel momento è arrivato con la presentazione dei candidati presidenti delle future circoscrizioni del centrodestra, accanto al candidato sindaco Onorevole Francesco Cannizzaro. Non una passerella, non un rito di partito, non la solita fotografia di gruppo destinata a ingiallire prima ancora della campagna elettorale. Piuttosto, un segnale politico netto: Reggio non può più permettersi di camminare con lo sguardo rivolto all’indietro.
Cannizzaro lo ha detto con chiarezza: “Noi siamo prontissimi”. È una frase che, detta in politica, rischia sempre di suonare come uno slogan. Ma questa volta ha un peso diverso, perché viene accompagnata da un fatto concreto: il ritorno delle circoscrizioni a Reggio Calabria.
Per vent’anni la città metropolitana di Reggio è rimasta priva di questi strumenti di rappresentanza territoriale. Vent’anni sono una generazione. Vent’anni sono quartieri cresciuti senza un presidio politico-amministrativo vicino. Vent’anni sono periferie lasciate troppo spesso a bussare alle porte sbagliate, senza sapere a chi rivolgersi per una buca, una strada sporca, un servizio assente, un problema quotidiano.
Il punto politico è qui. Le circoscrizioni non sono un dettaglio tecnico. Sono il contrario della politica chiusa nei palazzi. Sono la possibilità di ricucire il rapporto tra amministrazione e cittadini, tra Comune e quartieri, tra centro e periferie. Sono il luogo in cui una città smette di essere una mappa vista dall’alto e torna a essere una comunità fatta di strade, piazze, famiglie, problemi reali.
Cannizzaro rivendica di aver voluto e ottenuto a Roma la norma che consente a Reggio di riavere le circoscrizioni. È una rivendicazione politica legittima e pesante: modificare l’articolo 17 del Testo unico degli enti locali per reinserire Reggio Calabria tra le città che possono dotarsi di questi organismi non è una promessa da comizio, ma un risultato istituzionale. E nella politica italiana, dove spesso si promette molto e si realizza poco, un risultato va riconosciuto.
Ma il passaggio più interessante non è solo il ritorno delle circoscrizioni. È il modo in cui il centrodestra sceglie di riempirle di significato.
Cannizzaro non presenta figure di comodo, né candidati messi lì per occupare una casella. Presenta una squadra che vuole essere classe dirigente. Giovane, in larga parte. Preparata. Radicata. Con profili diversi, ma uniti da una stessa idea: fare delle circoscrizioni non uffici periferici senza anima, ma veri municipi di prossimità.
E qui la differenza con il passato diventa politica, quasi culturale. Da una parte, secondo Cannizzaro, c’è chi continua a pescare tra nomi già visti, tra vecchie carriere, tra ritorni che sembrano più rivincite personali che progetti per la città. Dall’altra, c’è la volontà di dare spazio a chi si è formato, ha lavorato, ha fatto militanza, ha vissuto il territorio e oggi accetta la sfida non per testimonianza, ma per governo.
È facile dire che i giovani sono il futuro. Lo dicono tutti. Lo ripetono nei congressi, nei manifesti, nei comunicati. Poi, però, quando arriva il momento delle scelte vere, spesso i giovani restano in seconda fila, buoni per applaudire, distribuire volantini, riempire le sale. Qui, invece, Cannizzaro prova a compiere un gesto diverso: i giovani non sono il futuro evocato, sono il presente messo in campo.
Simone Lacava, candidato nella prima circoscrizione, ha ventisei anni. Laureato in Economia e diritto d’impresa, già rappresentante universitario, impegnato come assistente locale presso il Parlamento europeo, viene presentato come un profilo moderno, istituzionale, capace di collegare il territorio a una visione più ampia. Non il giovane scelto perché giovane, ma un giovane che ha già conosciuto luoghi di responsabilità.
Antonino Ripepi, nella seconda circoscrizione, rappresenta invece l’esperienza. Cinquantasei anni, laureato in Scienze politiche, funzionario del Consiglio regionale della Calabria, uomo di istituzioni e di territorio. La sua candidatura dice una cosa importante: rinnovamento non significa rottamazione cieca. Una squadra seria non mette insieme soltanto entusiasmo, ma anche conoscenza della macchina pubblica, equilibrio, memoria amministrativa, capacità di affrontare procedure e problemi.
Emanuela Chirico, nella terza circoscrizione, è forse il simbolo più immediato di una generazione che non vuole più essere costretta a scegliere tra partire e rassegnarsi. Ha ventisei anni, si è formata a Milano, ha studiato marketing, consumi e comunicazione, ha conosciuto realtà dinamiche e innovative, poi ha scelto di tornare a Reggio. Questa scelta, in una terra che ha visto troppi giovani partire senza ritorno, vale già un programma politico. Tornare non per nostalgia, ma per costruire. Tornare non per accontentarsi, ma per cambiare.
Giuseppe Cantarella, nella quarta circoscrizione, porta con sé un profilo costruito tra lavoro, associazionismo, sindacato e territorio. Trentasei anni, laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali, esperienza nelle telecomunicazioni, capacità organizzativa, radicamento comunitario. La sua idea di politica non è quella della sedia, ma della strada: ascoltare, intervenire, esserci. E in una città che ha bisogno di amministratori presenti prima ancora che eloquenti, non è poco.
Caterina Pitasi, nella quinta circoscrizione, aggiunge autorevolezza, competenza giuridica e sensibilità sociale. Avvocato, professionista stimata, abituata ad affrontare problemi concreti di cittadini, famiglie ed enti, porta nella squadra il linguaggio della responsabilità. Ha parlato di legalità, buona amministrazione, ascolto quotidiano. Parole che, in un territorio complesso, non sono ornamento: sono fondamenta.
Cinque profili diversi, dunque. Cinque territori. Cinque modi di intendere il servizio pubblico. Ma una sola architettura politica: fare dei presidenti di circoscrizione non figure decorative, bensì presidi permanenti dell’amministrazione.
Cannizzaro lo ha detto con una formula efficace: saranno come assessori esterni. Lavoreranno accanto al sindaco. Si riuniranno settimanalmente con lui. Parteciperanno al lavoro amministrativo. Saranno parte integrata del governo cittadino, non corpi estranei lasciati a galleggiare tra burocrazia e buone intenzioni.
È qui che il progetto assume consistenza. Perché se le circoscrizioni dovessero tornare solo sulla carta, sarebbero l’ennesima occasione mancata. Se invece avranno funzioni, agibilità, strumenti, e col tempo anche risorse, potranno diventare ciò che avrebbero sempre dovuto essere: il primo sportello della democrazia locale.
Il presidente di circoscrizione, nell’idea esposta da Cannizzaro, dovrà sentirsi il sindaco del proprio municipio. Una definizione forte, ma comprensibile. Perché ogni circoscrizione avrà circa trentamila abitanti: numeri da vero comune. E ogni territorio ha problemi propri. Pellaro non è Gallico. Il centro storico non è Cannavò. Terreti non è Archi. Mosorrofa non è Catona. Governare Reggio significa conoscere queste differenze, non appiattirle in una generica retorica cittadina.
La politica di prossimità serve proprio a questo: vedere la buca, ma anche sapere come si risolve. Raccogliere la protesta, ma trasformarla in procedura. Ascoltare il cittadino, ma poi portare la questione dentro l’amministrazione con competenza. Il tempo del “mando una foto all’assessore e vediamo che succede” deve finire. Una città moderna non si governa con l’improvvisazione, ma con una catena ordinata di responsabilità.
C’è poi un altro tema: la nuova classe dirigente. Cannizzaro insiste molto su questo punto, e fa bene. Perché una città non cambia soltanto eleggendo un sindaco. Cambia quando attorno al sindaco nasce una squadra capace di durare, di formarsi, di assumersi responsabilità, di diventare credibile agli occhi dei cittadini.
La classe dirigente non si inventa alla vigilia delle elezioni. Si costruisce negli anni. Nei partiti, nelle associazioni, nei consigli comunali, nelle esperienze professionali, nel volontariato, nei quartieri. Ed è esattamente questo il messaggio che emerge dalla presentazione: questi candidati non spuntano dal nulla. Hanno percorsi, appartenenze, competenze, radici.
Il centrodestra reggino, con questa scelta, prova a dire alla città che il cambiamento non è un’etichetta. È un metodo. Significa unire esperienza e giovinezza, entusiasmo e preparazione, militanza e competenza. Significa non accontentarsi di candidati giovani all’anagrafe, ma cercare persone giovani nella visione, nelle energie, nel modo di leggere la città.
Naturalmente, Cannizzaro lega in modo netto il voto al Comune e quello alle circoscrizioni. Il suo messaggio è chiaro: chi vota il progetto del candidato sindaco deve votare anche i candidati presidenti collegati. Non per disciplina formale, ma perché il progetto deve camminare insieme. Sindaco e municipi, Comune e quartieri, centro e periferie devono essere parte della stessa macchina amministrativa.
È una posizione politicamente comprensibile. Se si vuole costruire un modello di governo integrato, non si può immaginare che il sindaco vada in una direzione e le circoscrizioni in un’altra. La coerenza del voto diventa, in questa visione, coerenza amministrativa.
Ma il passaggio più umano, forse, è quello in cui Cannizzaro dice di essere quasi più felice per queste candidature che per la propria. In politica bisogna diffidare della retorica sentimentale, certo. Ma bisogna anche riconoscere quando un gesto ha una sua verità: un leader che presenta una nuova squadra e la considera parte decisiva del proprio progetto sta dicendo che non vuole governare da solo. E una città come Reggio, ferita da anni di immobilismo, ha bisogno non di un uomo solo al comando, ma di un sistema di responsabilità diffuse.
Le parole dei candidati confermano questa impostazione.
Lacava parla di adrenalina, responsabilità, centrodestra unito, collegamento tra cittadini e amministrazione. Ripepi richiama le periferie dimenticate, i servizi minimi, l’associazionismo, il dovere di non chiudersi nei palazzi. Chirico racconta il ritorno da Milano, il desiderio di contribuire al cambiamento, la circoscrizione come voce dei quartieri. Cantarella rivendica la politica della strada, della presenza, delle mani sporche di realtà. Pitasi insiste sulla concretezza, sulla legalità, sull’ascolto e sulla necessità di risolvere i problemi.
Sono accenti diversi, ma compongono un’unica musica: Reggio deve tornare a essere amministrata partendo dal basso.
E partire dal basso non significa abbassare l’ambizione. Al contrario. Cannizzaro parla di una città che deve volare, proiettarsi verso l’Europa e il mondo. Ma aggiunge una cosa essenziale: non si può far volare una città se prima non la si normalizza. Una città sporca, degradata, grigia, triste, sofferente, non può diventare internazionale per decreto. Prima deve tornare a funzionare. Prima deve ritrovare decoro. Prima deve dare risposte ai cittadini.
Questa è forse la parte più concreta dell’intero progetto. Non c’è contraddizione tra grande visione e manutenzione quotidiana. Una città europea è anche una città dove i quartieri sono puliti, le strade curate, le periferie ascoltate, le procedure funzionano, gli amministratori rispondono. L’internazionalizzazione comincia dal marciapiede sotto casa. La modernità passa anche dalla raccolta dei rifiuti, dalla luce accesa, dalla buca chiusa, dalla pratica seguita.
Le circoscrizioni, se saranno dotate di funzioni vere, possono diventare il ponte tra questi due livelli: la visione alta e la vita quotidiana. Il programma e il campanello del cittadino. Il futuro e il tombino rotto. La città che vuole correre e il quartiere che chiede semplicemente di non essere dimenticato.
In questo senso, la presentazione dei candidati presidenti non è un episodio secondario della campagna elettorale. È uno dei suoi passaggi più politici. Perché dice quale idea di città si vuole costruire: una Reggio policentrica, presidiata, ascoltata, amministrata quartiere per quartiere.
Cannizzaro ha chiuso con entusiasmo, consegnando ai candidati i braccialetti “Adesso Reggio Cannizzaro Sindaco”, come segno di appartenenza e di buon augurio. Qualcuno potrà sorridere del gesto. Ma la politica è fatta anche di simboli, quando i simboli non sostituiscono i contenuti. E qui il contenuto c’è: il ritorno delle circoscrizioni, la scelta dei candidati, la promessa di funzioni vere, l’idea di presidenti come sentinelle del territorio, la volontà di costruire una nuova classe dirigente.
Reggio Calabria ha bisogno di questo: non di altre liturgie stanche, non di nomi consumati, non di nostalgie amministrative, ma di una politica che sappia guardare i cittadini negli occhi e dire: io ci sono, io rispondo, io conosco il tuo quartiere, io porto la tua voce dove si decide.
Il centrodestra, con Francesco Cannizzaro, prova a presentarsi così: non solo come coalizione che chiede un voto, ma come squadra che rivendica di essere già pronta a governare. Con un candidato sindaco che vuole legare il proprio destino politico a quello dei territori. Con candidati presidenti che non vengono nascosti, ma messi al centro. Con giovani che non vengono evocati, ma candidati. Con professionisti che non vengono chiamati a fare presenza, ma a costruire amministrazione.
La sfida, adesso, è trasformare questa impostazione in governo reale. Perché Reggio non ha bisogno di promesse leggere. Ha bisogno di responsabilità pesanti. Ha bisogno di una classe dirigente che non abbia paura della fatica, dei quartieri, delle riunioni, delle telefonate, delle proteste, delle carte, delle procedure, delle risposte.
Se le circoscrizioni saranno davvero il cuore operativo di questa nuova stagione, allora la città avrà recuperato non solo un istituto amministrativo, ma un pezzo della propria dignità democratica.
E se questi candidati sapranno essere ciò che oggi promettono — sentinelle, amministratori, ascoltatori, risolutori — allora Reggio potrà finalmente dire di avere ricominciato non dai proclami, ma dai suoi quartieri.
Che è poi l’unico modo serio per ricominciare davvero.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
Reggio Calabria 24 aprile 2026
@luigi.palamara Reggio Calabria, il ritorno delle Circoscrizioni: Cannizzaro schiera la squadra della prossimità Le circoscrizioni e il coraggio di rimettere i quartieri al centro. LA SFIDA DEL CENTRODESTRA PER IL RILANCIO DELLA CITTÀ METROPOLITANA Dopo vent’anni di assenza, i quartieri tornano al centro dell’agenda politica con cinque profili tra rinnovamento ed esperienza. Il candidato sindaco: «Non figure decorative, ma sentinelle del territorio per ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni». L'Editoriale di Luigi Palamara Nella vita politica di una città, arriva il momento in cui le parole smettono di essere soltanto parole. Diventano fatti. Diventano nomi, volti, responsabilità. Diventano una squadra. A Reggio Calabria quel momento è arrivato con la presentazione dei candidati presidenti delle future circoscrizioni del centrodestra, accanto al candidato sindaco Onorevole Francesco Cannizzaro. Non una passerella, non un rito di partito, non la solita fotografia di gruppo destinata a ingiallire prima ancora della campagna elettorale. Piuttosto, un segnale politico netto: Reggio non può più permettersi di camminare con lo sguardo rivolto all’indietro. Cannizzaro lo ha detto con chiarezza: “Noi siamo prontissimi”. È una frase che, detta in politica, rischia sempre di suonare come uno slogan. Ma questa volta ha un peso diverso, perché viene accompagnata da un fatto concreto: il ritorno delle circoscrizioni a Reggio Calabria. Per vent’anni la città metropolitana di Reggio è rimasta priva di questi strumenti di rappresentanza territoriale. Vent’anni sono una generazione. Vent’anni sono quartieri cresciuti senza un presidio politico-amministrativo vicino. Vent’anni sono periferie lasciate troppo spesso a bussare alle porte sbagliate, senza sapere a chi rivolgersi per una buca, una strada sporca, un servizio assente, un problema quotidiano. Il punto politico è qui. Le circoscrizioni non sono un dettaglio tecnico. Sono il contrario della politica chiusa nei palazzi. Sono la possibilità di ricucire il rapporto tra amministrazione e cittadini, tra Comune e quartieri, tra centro e periferie. Sono il luogo in cui una città smette di essere una mappa vista dall’alto e torna a essere una comunità fatta di strade, piazze, famiglie, problemi reali. Cannizzaro rivendica di aver voluto e ottenuto a Roma la norma che consente a Reggio di riavere le circoscrizioni. È una rivendicazione politica legittima e pesante: modificare l’articolo 17 del Testo unico degli enti locali per reinserire Reggio Calabria tra le città che possono dotarsi di questi organismi non è una promessa da comizio, ma un risultato istituzionale. E nella politica italiana, dove spesso si promette molto e si realizza poco, un risultato va riconosciuto. Ma il passaggio più interessante non è solo il ritorno delle circoscrizioni. È il modo in cui il centrodestra sceglie di riempirle di significato. Cannizzaro non presenta figure di comodo, né candidati messi lì per occupare una casella. Presenta una squadra che vuole essere classe dirigente. Giovane, in larga parte. Preparata. Radicata. Con profili diversi, ma uniti da una stessa idea: fare delle circoscrizioni non uffici periferici senza anima, ma veri municipi di prossimità. E qui la differenza con il passato diventa politica, quasi culturale. Da una parte, secondo Cannizzaro, c’è chi continua a pescare tra nomi già visti, tra vecchie carriere, tra ritorni che sembrano più rivincite personali che progetti per la città. Dall’altra, c’è la volontà di dare spazio a chi si è formato, ha lavorato, ha fatto militanza, ha vissuto il territorio e oggi accetta la sfida non per testimonianza, ma per governo. È facile dire che i giovani sono il futuro. Lo dicono tutti. Lo ripetono nei congressi, nei manifesti, nei comunicati. Poi, però, quando arriva il momento delle scelte vere, spesso i giovani restano in seconda fila, buoni per applaudire, distribuire volantini, riempire le sale. Qui, invece, Cannizzaro prova a compiere un ges
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