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Elezioni Comunali. Reggio Calabria. Il voto, quando non chiede permesso.

Il voto, quando non chiede permesso

Riceviamo e pubblichiamo.


Alla redazione di CartaStraccia.News,

ci sono parole che, in politica, fanno più paura dei comizi. Una di queste è chiarezza.

La chiarezza disturba perché non lascia ripari. Non permette l’equivoco, non concede la furbizia del mezzo sorriso, non consente di stare con un piede di qua e uno di là, aspettando di capire da che parte tirerà il vento. E siccome io non ho mai avuto il talento dei prudenti, né la vocazione dei calcolatori, vi scrivo per dire una cosa semplice.

Il mio voto sarà palese.

A Reggio Calabria, il 24 e 25 maggio 2026, si voterà per le elezioni comunali. Qualcuno mi ha domandato da che parte starò. Qualcun altro lo avrà pensato senza chiedermelo. Altri, come spesso accade in questa città dove anche il silenzio viene tradotto, proveranno magari a interpretarmi, a raccontarmi, a sistemarmi in una casella comoda.

No. Mi racconto da solo.

Voterò in modo libero, come ogni cittadino. Ma renderò pubblico il mio voto, come è diritto di chi non ha nulla da occultare. Il voto è segreto, certo. Ed è una conquista sacrosanta. Ma proprio perché è libero, può anche essere dichiarato. Il segreto protegge chi vuole tacere. Non deve diventare il rifugio di chi vuole lasciare intendere tutto e il contrario di tutto.

Io non lascio intendere. Io dico.

Per il Consiglio comunale sosterrò Federico Milia e Daniela Musarella.

Li sosterrò perché, prima delle sigle, vengono le persone. Le sigle sono spesso bandiere stanche, stirate alla meglio sui balconi delle convenienze. Cambiano colore, cambiano padroni, cambiano slogan. Le persone, invece, restano con il proprio volto, con la propria storia, con il proprio coraggio o con la propria miseria.

E io scelgo le persone.

Nessuno mi ha chiesto nulla. Né Federico Milia, né Daniela Musarella. Non ho ricevuto promesse, telefonate interessate, pacche sulle spalle, garanzie sussurrate nei corridoi. Non ho chiesto posti, incarichi, favori, protezioni, attenzioni. Non ho bussato a nessuna porta con il cappello in mano.

E questo, forse, è il punto.

Perché il voto, quando non chiede niente, può permettersi il lusso della dignità. Può camminare a testa alta. Può essere detto ad alta voce senza vergogna e senza debiti.

La democrazia, per come la intendo io, non è il mercato delle vacche mascherato da partecipazione. Non è quel piccolo banco di pegni dove si deposita una preferenza e si ritira una promessa. Non è la ricevuta di un favore futuro. Non è la cambiale che domani qualcuno presenterà all’incasso.

Quella non è democrazia. È miseria. Miseria politica, miseria morale, miseria civile.

Si vota perché si crede. Si vota perché si riconosce in qualcuno un potenziale. Si vota perché si pensa che una persona possa fare bene, o almeno provarci con serietà, con dignità, con presenza. Si vota perché, a un certo punto, bisogna avere il coraggio di scegliere.

E scegliere significa anche esporsi.

Con la stessa franchezza aggiungo che non farò voto disgiunto. Per la carica di sindaco voterò Francesco Cannizzaro.

Anche lui non me lo ha chiesto. Anche lui non mi deve ringraziare. Anche da lui non pretendo nulla.

Lo scrivo perché la chiarezza non può essere a metà. Non si può essere limpidi fino a un certo punto e poi tornare nel fumo delle mezze frasi. Dico il nome dei consiglieri che sosterrò. Dico il nome del candidato sindaco che voterò. Dico anche il motivo: non per convenienza, ma per convinzione.

So bene che dichiarare il proprio voto attirerà commenti. Qualcuno applaudirà. Qualcuno storcerà il naso. Qualcuno cercherà il retroscena, perché molti non credono più alla libertà degli altri. Sono talmente abituati a vendersi che sospettano un prezzo anche dove c’è soltanto una scelta.

Pazienza.

Preferisco una posizione discussa a un silenzio comodo. Preferisco una faccia esposta a una prudenza vigliacca. Preferisco dire ciò che penso, piuttosto che farmi raccontare da chi ha bisogno di inventare intenzioni altrui per nascondere le proprie.

Questa è la mia posizione.

Scelgo Federico Milia. Scelgo Daniela Musarella. Per il sindaco scelgo Francesco Cannizzaro.

Non chiedo nulla. Non pretendo nulla. Non voglio nulla.

Rendo palese il mio voto perché la chiarezza, in politica come nella vita, è ancora una forma di rispetto. Verso gli altri, ma prima ancora verso sé stessi.

Lettera firmata ricevuta in redazione.

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