PICHETTO-CANNIZZARO. CENTOCINQUANTA MILIONI CONTRO LA REGGIO DEI RUBINETTI A SECCO E DEI DEPURATORI ROTTI
Reggio, l’occasione dei fatti
Il ministro dell'Ambiente a Reggio Calabria blinda la candidatura del deputato di Forza Italia: sul piatto investimenti strutturali e una filiera istituzionale diretta con Roma
Mentre la sinistra si perde nei veleni e nelle etichette, Gilberto Pichetto Fratin e Francesco Cannizzaro smontano la retorica della periferia abbandonata con 150 milioni di euro pronti per acqua, fognature e coste: la sfida per Palazzo San Giorgio si gioca sulla normalizzazione dei servizi essenziali, perché la bellezza non basta se dai rubinetti non esce nulla
L'Editoriale di Luigi Palamara
Esistono momenti in cui la politica smette di essere comizio e torna a essere ciò che dovrebbe essere sempre: responsabilità, presenza, decisione. La visita del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a Reggio Calabria, al fianco di Francesco Cannizzaro, appartiene a questa categoria. Non una passerella, non una comparsata elettorale consumata tra sorrisi e strette di mano, ma un segnale politico preciso: Reggio Calabria è tornata dentro l’agenda del Governo nazionale.
E questo, per una città troppo spesso abituata a sentirsi nominare solo nei giorni delle promesse o delle emergenze, non è un dettaglio. È una notizia.
Pichetto Fratin è arrivato a Reggio portando con sé il peso istituzionale di un ministero decisivo, quello dell’Ambiente, ma soprattutto portando una conferma: il Governo guarda alla città dello Stretto non come a una periferia da consolare, ma come a una frontiera da rilanciare. Reggio Calabria non è più soltanto il luogo delle occasioni perdute, delle infrastrutture incompiute, dei depuratori dimenticati, dell’acqua che manca nelle case e del mare che troppo spesso non restituisce alla città la bellezza che la natura le ha consegnato. Reggio può diventare un laboratorio del Sud nuovo.
Ma perché ciò accada serve una guida. Serve qualcuno che non scopra oggi la città, che non la usi come fondale di una campagna elettorale, che non arrivi a invocare il cambiamento dopo avere assistito, o partecipato, al suo immobilismo. Serve una figura politica che conosca Roma e Reggio, i ministeri e i quartieri, le procedure e le urgenze. In questa cornice si colloca il percorso di Francesco Cannizzaro.
Francesco Cannizzaro non arriva a questa candidatura da improvvisatore. Ha alle spalle esperienza amministrativa, esperienza parlamentare, rapporti istituzionali costruiti nel tempo e una capacità che, in politica, conta più di tanti slogan: portare risorse sul territorio. Non raccontarle. Portarle.
La conferenza con il ministro Pichetto Fratin ha messo sul tavolo cifre e interventi che pesano. Centocinquanta milioni di euro destinati al sistema delle acque e della depurazione nell’area di Reggio Calabria. Non una formula vaga, non un capitolo generico da infilare in un programma elettorale, ma una massa di risorse che riguarda problemi reali, antichi, perfino umilianti per una città che ambisce a essere capitale mediterranea del turismo, della cultura, della mobilità e dell’accoglienza.
Perché si può parlare quanto si vuole di turismo internazionale, di incoming, di voli Ryanair, di aeroporto moderno, di mare e di lungomare. Ma se poi il depuratore di Ravagnese continua a rappresentare una ferita aperta accanto allo scalo aeroportuale, se chi arriva in città incontra odori, degrado e disfunzioni, allora il racconto si spezza. E Reggio torna prigioniera della sua contraddizione: bellissima per natura, mortificata dalla cattiva amministrazione.
Su Ravagnese sono previsti 34 milioni di euro, più 32 milioni per il rifacimento del sistema fognario. Sono numeri che parlano da soli. Parlano di un problema finalmente affrontato alla radice. Parlano di un’area strategica, accanto all’aeroporto, che non può più essere lasciata nel limbo. Parlano di dignità urbana.
Poi c’è Gallico, con quasi 30 milioni di euro e lavori annunciati in partenza. C’è Concessa-Catona, con 10,8 milioni destinati a rendere funzionale un impianto decisivo per quella parte di città. Ci sono Pellaro, Ortì, Oliveto. C’è una mappa degli interventi che non riguarda soltanto il centro, ma anche le periferie, quelle che troppo spesso vengono evocate in campagna elettorale e poi dimenticate il giorno dopo lo spoglio.
E qui sta uno dei punti politici più forti: Cannizzaro lega la rinascita di Reggio Calabria alla normalizzazione dei servizi essenziali. Acqua, depurazione, sistema fognario, ambiente, coste. Prima dei grandi voli retorici, le fondamenta. Prima della città da cartolina, la città che funziona. Prima degli slogan sul turismo, il mare pulito. Prima della visione internazionale, i rubinetti che devono erogare acqua nelle case dei reggini.
È una linea concreta, quasi elementare. Ma proprio per questo rivoluzionaria in una città dove l’ordinario, per troppo tempo, è diventato straordinario.
La presenza di Pichetto Fratin rafforza questo quadro. Il ministro non si è limitato a una dichiarazione di circostanza. Ha riconosciuto in Cannizzaro un candidato capace, competente, con esperienza amministrativa e parlamentare, deciso a mettere questo patrimonio al servizio della città. Ha parlato di Reggio come di una realtà strategica del Mediterraneo, con un aeroporto moderno, un porto da valorizzare, il Parco nazionale dell’Aspromonte praticamente dentro la città, una posizione geografica che la rende naturale crocevia tra Calabria, Sicilia, Europa e Mediterraneo.
Sono parole importanti perché spostano Reggio dalla cronaca locale alla geopolitica del Sud. La città dello Stretto non viene più descritta come un problema da gestire, ma come una possibilità da costruire. In questo senso, il sostegno del ministro non è solo politico: è istituzionale. Dice ai cittadini che Reggio, con una guida coerente con il Governo regionale e nazionale, può finalmente accorciare le distanze tra bisogno e decisione, tra progetto e cantiere, tra promessa e risultato.
E non è poco.
Cannizzaro ha ricordato anche l’emendamento da 15 milioni di euro: 5 milioni per Cannitello, a Villa San Giovanni, e 10 milioni per il fronte mare di Reggio Calabria, da Bocale a Catona. Anche qui, il tema non è estetico ma strategico. Il lungomare non è soltanto una passeggiata. È il biglietto da visita della città. È identità, economia, turismo, socialità, bellezza. Ma un lungomare vive davvero solo se è accessibile, curato, moderno, collegato alle coste periferiche, capace di unire centro e quartieri.
Da Bocale a Catona, passando per Pellaro e Gallico, la costa reggina può diventare una lunga infrastruttura di bellezza. Ma la bellezza, in politica, non basta contemplarla. Bisogna finanziarla, manutenerla, difenderla, renderla fruibile. Cannizzaro ha indicato proprio questo: non la tinteggiatura della ringhiera o la buca tappata alla vigilia del voto, ma un intervento strutturale, largo, ambizioso.
Certo, la campagna elettorale ha anche i suoi veleni. Ci sono gli attacchi degli avversari, le rivendicazioni tardive, le polemiche del Partito Democratico, le pretese del Movimento 5 Stelle su risultati che Cannizzaro rivendica come frutto della propria iniziativa parlamentare. Ma il punto politico è un altro: mentre gli altri discutono di etichette, qui si discute di acqua, depuratori, fondi, cantieri, aeroporto, costa, ambiente.
Pichetto Fratin lo ha detto con chiarezza: non bisogna guardare se uno si chiama Conte, Boccia, Salvini o in altro modo. Bisogna vedere se l’acqua c’è o non c’è, se la depurazione funziona o non funziona, se l’ambiente è vivibile o no, se i lavori si fanno o restano nei comunicati stampa. È una frase semplice, ma contiene una lezione politica: la propaganda finisce dove cominciano i problemi reali dei cittadini.
E Reggio Calabria di problemi reali ne ha avuti fin troppi. Acqua insufficiente, depurazione fragile, periferie trascurate, costa non valorizzata, potenzialità turistiche compresse, infrastrutture non sempre accompagnate da servizi all’altezza. Eppure, proprio per questo, oggi la città può scegliere di cambiare registro.
Il percorso politico di Francesco Cannizzaro sembra arrivare a questo appuntamento come a una naturale conseguenza. Da parlamentare ha costruito relazioni, ha intercettato fondi, ha portato il nome di Reggio nei tavoli nazionali. Da candidato sindaco propone di trasferire quella capacità dentro Palazzo San Giorgio. È qui che la candidatura assume un significato più ampio: non solo amministrare la città, ma collegarla stabilmente ai livelli decisionali che contano.
Per Reggio, questa può essere la differenza tra l’ennesimo libro dei sogni e una stagione di opere verificabili. Tra il lamento e il cantiere. Tra l’autocommiserazione e l’ambizione.
La presenza del ministro Pichetto Fratin, in questo senso, vale più di molte parole. È la fotografia di una filiera istituzionale possibile: Comune, Regione, Governo. Una filiera che, se governata con serietà, può trasformare la città non domani mattina per miracolo, ma nei prossimi anni per metodo. Perché la politica seria non promette miracoli: crea condizioni.
Reggio Calabria ha bisogno esattamente di questo. Non di un sindaco chiuso nel recinto municipale, ma di un sindaco capace di parlare con Roma senza complessi, di pretendere, di progettare, di accelerare, di mettere a terra risorse. Un sindaco che conosca i dossier e non li scopra dopo l’insediamento. Un sindaco che sappia che il turismo non nasce dai manifesti, ma dai depuratori funzionanti, dall’acqua nelle case, dalle coste curate, dall’aeroporto efficiente, dal decoro urbano, dalla credibilità amministrativa.
Cannizzaro oggi si presenta con questo profilo: politico di territorio e, insieme, uomo delle istituzioni nazionali. È la sua forza. Ed è anche il motivo per cui il sostegno del ministro Pichetto Fratin pesa: perché certifica una relazione politica già operativa, non una promessa da inaugurare dopo il voto.
Alla fine, la domanda che Reggio deve porsi è semplice. Vuole continuare a sopravvivere dentro le sue ferite, o vuole finalmente provare a trasformare le sue ferite in cantieri? Vuole restare la città del “si potrebbe”, o diventare la città del “si fa”? Vuole accontentarsi della bellezza ricevuta in dono, o costruire finalmente i servizi necessari per esserne all’altezza?
La visita del ministro ha dato una risposta. Il programma degli interventi ne ha data un’altra. Il percorso politico di Cannizzaro prova a unirle entrambe.
Ora la parola passa ai cittadini. Ma una cosa è già chiara: Reggio Calabria, questa volta, non è davanti a una promessa generica. È davanti a un’occasione concreta. E le occasioni, quando passano sullo Stretto, bisogna saperle riconoscere prima che il vento le porti via.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.