L’UNICO CANTIERE CHE NON SI È MAI FERMATO
Il Ponte di carta che unisce lo Stretto da 74 anni
Mentre la politica annega tra rendering, plastici e decreti, la Gazzetta del Sud celebra oltre sette decenni di "integrazione dei fatti" tra Calabria e Sicilia. Dalla proposta di una legge speciale per l'Area Metropolitana al sogno di una "Roma Capitale" sul mare: ecco perché, prima dell'acciaio, serve una visione che superi la rassegnazione.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Pensare a un ponte tra la Calabria e la Sicilia è sempre stato un atto di fantasia prima ancora che d’ingegneria. Una di quelle idee che fanno alzare gli occhi al cielo ai prudenti, brillare quelli dei visionari, sogghignare i cinici e sospirare i romantici. Un’idea epica, sì. Perché in fondo un ponte non è mai soltanto ferro, cemento, piloni, campate. Un ponte è una sfida. È una dichiarazione di volontà. È il modo con cui l’uomo dice al mare: tu dividi, io unisco.
Ma a guardar bene, senza enfasi da comizio e senza il sarcasmo comodo di chi non costruisce mai nulla, quel ponte esiste già. Esiste da oltre settant’anni. Non ha bulloni né tiranti, non si misura in metri, non si inaugura con forbici dorate e nastri tricolori. È fatto di parole, di notizie, di cronaca, di memoria. È fatto di informazione. E si chiama Gazzetta del Sud.
Fondata a Messina il 13 aprile 1952 dall’industriale siciliano Uberto Bonino, la Gazzetta del Sud è diventata molto più di un quotidiano. È un’abitudine civile. Un presidio. Un punto di riferimento storico per l’informazione in Sicilia e in Calabria. Nel 2026 celebra i suoi 74 anni di attività, e li celebra non come chi espone medaglie in salotto, ma come chi può dire di essere rimasto al proprio posto quando il vento cambiava, quando le mode passavano, quando le promesse si gonfiavano e poi si sgonfiavano come vele senza mare.
Da decenni la Gazzetta tiene insieme due terre che la geografia ha separato solo per capriccio. Calabria e Sicilia: due sponde, due caratteri, due orgogli, due ferite, due speranze. Eppure, attraverso quelle pagine, sono sembrate spesso un unico fazzoletto di terra. Poco importa se in mezzo c’è una lingua di mare. Il mare, quando lo si sa ascoltare, non è una barriera: è una strada.
Lo ha ricordato il direttore della Gazzetta del Sud, Nino Rizzo Nervo, introducendo una discussione che non poteva limitarsi al solito esercizio retorico sul Ponte, né al consueto derby tra entusiasmo e diffidenza. Ha ricordato una verità semplice e per questo spesso dimenticata: proprio il quotidiano è stato, nella storia delle due sponde, l’unico esempio concreto e duraturo di integrazione dell’informazione. Un’integrazione che non nasce oggi, non aspetta un decreto, non ha bisogno di rendering seducenti né di plastici da esposizione. Continua da più di settant’anni, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina.
La Gazzetta del Sud quella strada l’ha percorsa ogni mattina. Con il sole e con la burrasca. Con le onde anomale della storia, con le tempeste della politica, con la calma piatta delle stagioni in cui tutto sembra immobile e invece qualcosa, sotto la superficie, si muove. Ha raccontato partenze e ritorni, promesse tradite e battaglie vinte, dolori privati e speranze collettive. Ha dato voce a chi spesso voce non ne aveva, e ha ricordato a tutti che il Sud non è una periferia dell’anima, ma un centro che pretende rispetto.
E se il dibattito ha toccato molti argomenti, come era inevitabile, non è mancata una condivisione rara, quasi sorprendente in tempi in cui ci si divide anche sull’ovvio. Tra le proposte emerse, una ha il sapore del gesto simbolico e insieme della concretezza politica: convocare sullo Stretto, magari su una nave in servizio tra le due sponde, l’intera deputazione siciliana e calabrese per presentare un disegno di legge che istituisca un’Agenzia capace di gestire i processi dell’Area metropolitana dello Stretto. Oppure, ancora, immaginare una legge speciale sul modello di Roma Capitale.
Ecco il punto. Il Ponte, quello vero o quello promesso, rischia di restare un monumento alla nostra incapacità se non viene accompagnato da una visione. Non basta unire due rive se poi restano divisi i servizi, i trasporti, le strategie, le università, i porti, le imprese, le ambizioni. Non basta attraversare il mare se, una volta arrivati dall’altra parte, si trova la stessa burocrazia stanca, la stessa politica minuta, la stessa rassegnazione travestita da prudenza.
Questo è il nodo. Lo Stretto non può essere trattato come un confine amministrativo. È già una città liquida, una metropoli sospesa, una comunità che vive prima ancora che la legge se ne accorga. C’è chi lavora da una parte e abita dall’altra. Chi studia, cura, commercia, viaggia, ama, parte e ritorna seguendo il respiro breve e ostinato dei traghetti. Lo Stretto non divide: misura la nostra capacità di pensare in grande.
Questo è il vero ponte: una bussola. Una rotta. Una testata capace di guardare Messina da Reggio Calabria e Reggio Calabria da Messina, senza provincialismi, senza complessi, senza inchinarsi al luogo comune di un Mezzogiorno condannato a restare indietro.
Perché le due sponde si guardano da sempre. Si sfiorano, si cercano, si parlano. Il mare Jonio e quello dello Stretto le accarezzano come in un bacio antico, appassionato, testardo. E la Gazzetta del Sud, da 74 anni, sta lì: nel mezzo e sopra il mezzo. A fare ciò che un ponte dovrebbe fare.
Unire.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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