CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

PASSAPAROLA. “USCIRE DA SÉ”

PASSAPAROLA. “USCIRE DA SÉ”


Con la primavera già avanzata e l’estate ormai vicina, certamente potremo avere tante occasioni per metterci in viaggio verso luoghi più o meno lontani e sconosciuti, che desideriamo conoscere.

Esiste però un viaggio che non richiede bagagli né acquisto di biglietti più o meno costosi, ma che normalmente è molto più impegnativo e più difficile: uscire da noi stessi per aprirci agli altri.

Infatti, non c’è niente di più difficile che combattere il proprio narcisismo, rinunciando a considerare il nostro io come il metro con il quale giudicare il mondo.

Per approfondire questo tema, voglio approfittare di un piccolo scritto di Dom Hélder Câmara, arcivescovo di Recife, in Brasile, un vero profeta degli anni ’60-’90 del secolo scorso, che sottolinea magistralmente l’importanza del viaggio di liberazione dalle prigioni del nostro egoismo, dandoci spunti preziosi su come viverlo:

“Partire è innanzitutto uscire da sé, perché è rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionare il nostro io.

Partire è smetterla di stare a girare intorno a noi stessi, come se fossimo al centro del mondo e della vita.

Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo, qualunque possa essere l’importanza di questo nostro mondo: l’umanità, infatti, è più grande, ed è essa che dobbiamo servire.

Partire non è divorare chilometri, attraversare mari o volare a velocità supersoniche; partire è innanzitutto aprirci agli altri, scoprirli e farci loro incontro; aprirci alle idee degli altri, comprese quelle contrarie alle nostre, avendo il ‘fiato’ di un buon camminatore.

Certo, è possibile anche viaggiare da soli, ma il buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita, che esige sempre compagni di strada.

Beato allora chi si sente eternamente in viaggio e vede in ogni persona un compagno amato e desiderato; per questo, un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi, intuendo il momento nel quale cominciano a disperare. Per questo si ferma, li ascolta e, con amore e delicatezza, ridà loro coraggio e grinta per continuare”.

Ho trascritto queste parole di Dom Hélder perché le ho sperimentate personalmente nei tanti incontri avuti con lui in Brasile: un vero uomo di Dio e, per questo, incarnato nel suo tempo.

Concludendo, allora, “uscire da sé” è partire e ripartire ogni giorno, camminando verso una meta, con lo sguardo e il cuore rivolti a un futuro migliore, aiutando chi cammina con noi, per essere strumenti nella costruzione di un mondo più giusto e più umano, di un mondo di pace e di fraternità.

Sì! Così, con certezza, il nostro uscire da noi stessi è davvero un camminare insieme verso il Paradiso!

Don Nino Carta
18.5.2026

Posta un commento

0 Commenti