Reggio Calabria, le mazzette negli uffici dove passano i lavori pubblici
La Procura parla di un “sistema corruttivo” nel settore Grandi Opere del Comune. Un arresto in carcere, tre domiciliari, sequestrate le quote di due società. Borrelli: “Non emerge il coinvolgimento della politica né della criminalità organizzata”
di Luigi Palamara
A volte la corruzione non ha il volto solenne delle grandi decisioni. Non decide sempre chi vince un appalto, non sempre sposta milioni con un tratto di penna. A volte si infila nei corridoi, nelle pratiche, nei pagamenti che arrivano prima o dopo, negli stati di avanzamento dei lavori, nelle fatture che aspettano, negli incarichi professionali che prendono una strada invece di un’altra.
È lì, secondo la Procura di Reggio Calabria, che si sarebbe annidato il sistema scoperto nell’ufficio tecnico del Comune, settore Grandi Opere e Lavori Pubblici. Un sistema che, nelle parole del procuratore Giuseppe Borrelli, riguarda la struttura tecnica dell’amministrazione e non la parte politica.
Il GIP di Reggio Calabria ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone: custodia in carcere per Arturo Arcano, arresti domiciliari per Demetrio Cama, Giancarlo Cutrupi e Antonio Scopelliti. Disposto anche il sequestro preventivo delle quote di due società: Ecolog Italia S.r.l. e AS Costruzioni S.r.l.
Le accuse ruotano attorno al reato di corruzione per l’esercizio della funzione, articolo 318 del Codice penale, e ad alcune contestazioni legate al decreto legislativo 231 del 2001, sulla responsabilità amministrativa degli enti.
Borrelli lo ha detto con una formula prudente, da magistrato: siamo nella fase cautelare, gli indagati avranno modo di difendersi, vale la presunzione di innocenza. Ma il quadro che la Procura porta davanti all’opinione pubblica è netto: dentro quel settore tecnico sarebbe esistito un meccanismo corruttivo, centrato soprattutto sulla figura di Arcano, finalizzato ad accelerare procedure, pagamenti, mandati, stati di avanzamento dei lavori.
Non la politica, dunque. Non assessori, non dirigenti politici. Almeno non secondo ciò che è emerso finora. La Procura ha insistito su questo punto: le indagini non hanno evidenziato il coinvolgimento di figure politiche dell’amministrazione comunale. Il terreno dell’inchiesta è un altro: la macchina tecnico-amministrativa.
Il primo capitolo riguarda Ecolog Italia, società riconducibile a Desiderio Cama. Gli affidamenti diretti contestati sono cinque, nel periodo compreso tra ottobre 2022 e settembre 2025. Riguardano il settore dei rifiuti, il lido comunale di Reggio Calabria, la gestione dei cimiteri comunali e la pulizia della discarica in località Longhi Bovetto.
Secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero emerse anomalie nei controlli sui lavori. Arcano si sarebbe adoperato per accelerare i pagamenti delle fatture e anche per evitare che quei pagamenti venissero bloccati dall’Agenzia delle Entrate, a causa dell’esposizione debitoria maturata dalle società di Cama verso l’erario.
Le intercettazioni, per la Procura, hanno mostrato non solo il passaggio del denaro, ma anche la ragione di quel passaggio. In una circostanza sarebbe stata documentata la consegna di una somma da Cama ad Arcano. Quelle somme, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero state destinate anche a far fronte ad alcune esigenze economiche del figlio di Arcano, impegnato in un’attività imprenditoriale in difficoltà.
C’è poi la posizione di Giancarlo Cutrupi, altro dipendente comunale. Anche qui l’accusa si fonda su intercettazioni audiovisive. In un incontro, secondo gli investigatori, sarebbe stato mimato il gesto del pagamento della tangente e poi consegnata una somma di mille euro.
Il terzo filone riguarda la AS Costruzioni S.r.l. e la riqualificazione dell’ex cinema Orchidea, destinato a diventare museo comunale. Un lavoro da oltre due milioni di euro. In questa parte dell’inchiesta compaiono Arturo Arcano, Antonio Scopelliti e Antonino Ottaviano Scopelliti.
Ad Arcano viene contestato di avere fornito notizie non ancora ufficializzate dalla stazione appaltante, di avere sollecitato l’emissione degli stati di avanzamento e dei mandati di pagamento, di essersi attivato per chiudere una variante in corso d’opera e di averne suggerite altre, poi non realizzate. In cambio, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto in più occasioni somme per oltre cinquemila euro.
Un episodio, in particolare, viene indicato dagli inquirenti come significativo: il 22 maggio 2025 sarebbe stata videoripresa la consegna di circa duemila euro in banconote da cinquanta. Le banconote sarebbero state contate nel campo di ripresa della telecamera dallo stesso Arcano.
L’ultimo capitolo riguarda Fortunato Vazzana, architetto. Nei suoi confronti il GIP non ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari, pur valutando fondata l’imputazione sotto il profilo indiziario. Anche qui il nome centrale resta quello di Arcano. La contestazione riguarda la corresponsione di somme di denaro come corrispettivo per l’affidamento di incarichi professionali.
È in questa parte che compare uno degli elementi più delicati: dalle intercettazioni emergerebbe la descrizione di un sistema nel quale, per ottenere incarichi, bisognava avere “agganci” oppure dividere il compenso con apparati tecnici. La Procura, però, ha precisato che quella frase nasce da una conversazione intercettata tra due soggetti estranei al provvedimento cautelare e non contiene nomi né episodi specifici. Gli “agganci”, è stato spiegato, possono essere di qualunque tipo. Non c’è, allo stato, una prova di coinvolgimento politico.
La dirigente della Squadra Mobile ha spiegato che l’indagine è durata circa sette mesi e si è avvalsa di strumenti tecnici di captazione. Non semplici sospetti, ma dialoghi, immagini, incontri, dazioni di denaro. È questo, secondo gli investigatori, il cuore dell’inchiesta: documentare non solo la consegna della mazzetta, ma anche l’accordo corruttivo che la precede.
Molte conversazioni sarebbero avvenute tramite social, probabilmente per evitare i canali tradizionali di comunicazione. Gli investigatori parlano anche di suggerimenti forniti dalla parte pubblica alla parte privata per ottenere il massimo profitto dai lavori. E di delibere che, dal punto di vista temporale, si collocherebbero in linea con intercettazioni e consegne di denaro.
C’è un episodio che racconta più di molte formule. Durante un controllo della Guardia di Finanza negli uffici comunali, il tecnico pubblico, invece di collaborare con chi stava controllando, si sarebbe preoccupato di avvisare la parte privata, affinché predisponesse la documentazione mancante.
Ce n’è un altro, ancora più amaro.Un imprenditore si sarebbe presentato spontaneamente con mille euro in ufficio, senza che gli fosse stata formulata alcuna richiesta esplicita. Avrebbe detto: “Faccio questo mestiere da cinquant’anni, so come vanno le cose”. È una frase che pesa. Perché trasforma il reato in abitudine, la tangente in linguaggio, la corruzione in normalità.
La Procura ha precisato che questo episodio è inserito in uno dei capi d’imputazione provvisoria. Il GIP avrebbe ritenuto il quadro indiziario grave, ma non le esigenze cautelari per il privato, mentre le avrebbe ritenute sussistenti per il pubblico ufficiale.
Non tutti, però, secondo quanto emerso, si sarebbero piegati. La dirigente della Mobile ha ricordato anche la presenza di figure interne agli uffici che si sono attenute alla norma. Figure che però sarebbero state messe nelle condizioni di non operare. In un caso, quando era stata rilevata un’irregolarità in alcune lavorazioni e la parte privata se ne era lamentata con il tecnico indagato, quest’ultimo sarebbe intervenuto per mettere a tacere il collega. Con una frase dura: “Se crolla la soletta non mi importa”.
È la frase che, se confermata, racconta il punto più basso di ogni cattiva amministrazione: quando la pratica conta più della sicurezza, quando l’interesse privato pesa più dell’interesse pubblico, quando l’ufficio smette di servire il cittadino e comincia a servire chi paga.
La Procura ha escluso, allo stato, collegamenti con la criminalità organizzata. Non c’è, ha detto Borrelli, alcuna indicazione di un coinvolgimento della ’ndrangheta in questa vicenda. E non sarebbero emersi nemmeno collegamenti con intimidazioni che, in passato, avrebbero riguardato il cantiere dell’ex cinema Orchidea.
Eppure Reggio Calabria è una città dove la parola criminalità organizzata arriva sempre prima delle altre. Proprio per questo il procuratore Walter Ignazzitto ha spiegato che l’inchiesta si inserisce in una strategia più ampia della Procura: non occuparsi soltanto di mafia, ma anche dei reati contro la pubblica amministrazione.
Per anni, ha ricordato, intercettazioni nate in indagini di criminalità organizzata potevano essere usate anche se facevano emergere reati contro la pubblica amministrazione. Oggi la normativa non lo consente più con la stessa ampiezza. Da qui la necessità di un focus investigativo specifico, con il potenziamento del gruppo di lavoro che si occupa di pubblica amministrazione.
Borrelli ha definito il sistema delle intercettazioni attuale “eterogeneo”, con tratti paradossali: per alcuni reati i limiti sono più stretti, per altri molto più larghi. Ha fatto esempi forti: l’omicidio, il femminicidio, l’assalto a un portavalori. Il punto, per la Procura, è che oggi molti reati contro la pubblica amministrazione rischiano di non poter essere provati attraverso intercettazioni nate per altre indagini. I magistrati, ha detto, applicano la legge. Ma la legge, a volte, procede a zig-zag.
Nel confronto con i giornalisti è stato affrontato anche il rapporto tra tecnica e politica. Se i funzionari rispondono ai dirigenti, e i dirigenti alla struttura amministrativa e politica, com’è possibile che tutto accada senza che il sistema se ne accorga?
La risposta della Procura è stata prudente: l’indagine riguarda ciò che è emerso, non ciò che si può immaginare. E ciò che è emerso, finora, riguarda il livello tecnico-amministrativo. Non si tratta, secondo gli inquirenti, di corruzione per decidere a chi affidare un appalto, ma soprattutto di corruzione per accelerare pagamenti, stati di avanzamento, incarichi, procedure sotto soglia, attività infraprocedimentali.
Un meccanismo meno vistoso, ma non meno grave. Perché la tempistica dei pagamenti, ha ricordato Borrelli, non è un dettaglio. Ci sono imprese che falliscono perché la pubblica amministrazione paga tardi lavori effettivamente eseguiti. E se la rapidità del pagamento dipende dalla dazione di denaro, allora non si colpisce solo la legalità: si colpisce la concorrenza, si altera il mercato, si spezza la fiducia del cittadino.
La Procura ha anche sottolineato il ruolo della Polizia municipale di Reggio Calabria, che ha dato un contributo alle indagini e ad alcune perquisizioni. Un dato che Ignazzitto ha definito significativo: dentro la stessa amministrazione in cui sono state individuate criticità, ci sono anche risorse sane, persone che hanno collaborato e non hanno avuto remore a intervenire.
Poi c’è l’appello. Chi sa, parli. Non è una formula da conferenza stampa. È una previsione di legge. La cosiddetta “spazzacorrotti” consente, in determinate condizioni, benefici importanti per chi collabora, fino all’estinzione del reato quando il fatto non sia ancora conosciuto dall’autorità giudiziaria, o attenuanti speciali per chi aiuta a ricostruire la vicenda.
Borrelli lo ha detto chiaramente: la legge non la fanno i magistrati, ma la legge oggi prevede strumenti per chi denuncia. E il messaggio è rivolto soprattutto agli imprenditori che incontrano ostacoli, pressioni, pretese illecite, forme ostruzionistiche nella pubblica amministrazione. Denunciare può convenire più che pagare.
Resta, sullo sfondo, il tema del silenzio. Nessuno, è stato detto, aveva denunciato. Nemmeno chi non si sarebbe prestato. Esiste il whistleblowing (segnalazione di illeciti), ma non risulta utilizzato. La Procura invita però a evitare giudizi sommari: bisogna capire quale quadro conoscitivo avessero i singoli dipendenti e in quale contesto si siano mossi.
L’indagine non è finita. Pende anche un’ulteriore richiesta cautelare sulla quale il GIP dovrà procedere con interrogatorio preventivo, secondo la nuova disciplina. Altri approfondimenti sono in corso su ulteriori vicende interne al settore Grandi Opere e Lavori Pubblici.
La città, intanto, guarda ancora una volta dentro i propri uffici. Non nelle periferie della criminalità, ma nel cuore ordinario dell’amministrazione: dove si protocolla, si paga, si firma, si sollecita, si aspetta.
La corruzione, quando c’è, non fa rumore. Non spara, non minaccia, non incendia. Spesso sorride, telefona, consiglia, accelera una pratica. E magari conta banconote da cinquanta euro sotto una telecamera.
È meno spettacolare della mafia. Ma anche questa, per un territorio, è una forma di prigionia.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Intervista al Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dottor Giuseppe Borrelli. CORRUZIONE AL COMUNE DI REGGIO CALABRIA, OPERAZIONE DELLA POLIZIA DI STATO. I NOMi DEGLI ARRESTATI. Questa mattina 19 maggio 2026, la Polizia di Stato, coordinata della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, sta eseguendo un’Ordinanza di custodia cautelare a carico di quattro soggetti, accusati a vario titolo di diversi episodi di corruzione commessi nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni. Si tratta di due pubblici ufficiali dipendenti del Comune di Reggio Calabria e di due imprenditori reggini, rispettivamente amministratori di due società oggetto di sequestro. I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 12:00 presso la sala Calipari della Questura di Reggio Calabria. Reggio Calabria, 19 maggio 2026 Di seguito i nominativi delle persone destinatarie delle misure cautelari: Arcano Arturo classe 63 – dipendente pubblico (misura cautelare in carcere) Cutrupi Giancarlo classe 65- dipendente pubblico (arresti domiciliari) Cama Demetrio (Ecolog) classe 75 – imprenditore (arresti domiciliari) Scopelliti Antonino Ottaviano (AS Costruzioni) classe 89 – imprenditore (arresti domiciliari) Si precisa che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse contestate sono, allo stato, ipotesi investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento. I destinatari delle misure cautelari sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Appalti e mazzette al Comune di Reggio Calabria: 4 arresti per corruzione nel settore Grandi Opere La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria guidata dal dott. Giuseppe Borrelli, a carico di 4 soggetti, accusati a vario titolo di diversi episodi di corruzione commessi nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni. Si tratta di due pubblici ufficiali dipendenti del Comune di Reggio Calabria e di due imprenditori reggini, rispettivamente amministratori di due società oggetto di sequestro. Secondo il Giudice per le indagini preliminari, le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Calabria e condotte dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, hanno consentito di delineare un quadro di gravità indiziaria in ordine alla presenza all’interno del Settore Grandi Opere e Lavori Pubblici del comune reggino di un sistema corruttivo alimentato da forme di comportamenti antigiuridici e fondato su procedure amministrative manipolate. Le investigazioni si sono concentrate sulle procedure di affidamento dei lavori pubblici, ed hanno permesso di ipotizzare la operatività illecita di due dipendenti pubblici, Arturo ARCANO e Giancarlo CUTRUPI che, attraverso l’asservimento della loro pubblica funzione a favore degli interessi di alcuni soggetti privati, tutti identificati nel corso dell’attività d’indagine, sarebbero stati in grado di muoversi nelle maglie della burocrazia locale riuscendo a trarre indebiti profitti personali. Emblematica in tal senso è stata la ricostruzione, allo stato del procedimento, della vicenda delittuosa inerente alla gestione dell’appalto relativo all’ex cinema Orchidea, riguardante in particolare la demolizione di un immobile noto in città, destinato alla costruzione di un polo museale. Nella gestione di tale appalto pubblico, il pubblico ufficiale si sarebbe attivato a tutto campo in favore dell’impresa aggiudicataria, soprattutto al fine di accelerare l’emissione degli Stati di Avanzamento dei Lavori, di fondamentale importanza ai fini dei pagamenti nei confronti del privato, nonché l’approvazione delle varianti e la loro liquidazione. L’attività di indagine consentiva di videoregistrare diverse consegne di denaro corrisposte dai privati nelle mani dei pubblici ufficiali. Disposto anche il sequestro preventivo di due società, la ECOLOG Italia s.r.l. e la AS COSTRUZIONI s.r.l. in quanto strumentali alla commissione dei fatti criminosi da parte dei rispettivi amministratori CAMA Demetrio e SCOPELLITI Antonio, e dirette beneficiarie dei profitti ingentissimi derivanti dalle corruzioni. Le attività sono ancora in fase di indagini preliminari e gli indagati vanno considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna. Reggio Calabria, 19 maggio 2026
♬ LET ME BE - The Second Voice
@luigi.palamara Appalti e mazzette al Comune di Reggio Calabria: 4 arresti per corruzione nel settore Grandi Opere La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria guidata dal dott. Giuseppe Borrelli, a carico di 4 soggetti, accusati a vario titolo di diversi episodi di corruzione commessi nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni. Si tratta di due pubblici ufficiali dipendenti del Comune di Reggio Calabria e di due imprenditori reggini, rispettivamente amministratori di due società oggetto di sequestro. Secondo il Giudice per le indagini preliminari, le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Calabria e condotte dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, hanno consentito di delineare un quadro di gravità indiziaria in ordine alla presenza all’interno del Settore Grandi Opere e Lavori Pubblici del comune reggino di un sistema corruttivo alimentato da forme di comportamenti antigiuridici e fondato su procedure amministrative manipolate. Le investigazioni si sono concentrate sulle procedure di affidamento dei lavori pubblici, ed hanno permesso di ipotizzare la operatività illecita di due dipendenti pubblici, Arturo ARCANO e Giancarlo CUTRUPI che, attraverso l’asservimento della loro pubblica funzione a favore degli interessi di alcuni soggetti privati, tutti identificati nel corso dell’attività d’indagine, sarebbero stati in grado di muoversi nelle maglie della burocrazia locale riuscendo a trarre indebiti profitti personali. Emblematica in tal senso è stata la ricostruzione, allo stato del procedimento, della vicenda delittuosa inerente alla gestione dell’appalto relativo all’ex cinema Orchidea, riguardante in particolare la demolizione di un immobile noto in città, destinato alla costruzione di un polo museale. Nella gestione di tale appalto pubblico, il pubblico ufficiale si sarebbe attivato a tutto campo in favore dell’impresa aggiudicataria, soprattutto al fine di accelerare l’emissione degli Stati di Avanzamento dei Lavori, di fondamentale importanza ai fini dei pagamenti nei confronti del privato, nonché l’approvazione delle varianti e la loro liquidazione. L’attività di indagine consentiva di videoregistrare diverse consegne di denaro corrisposte dai privati nelle mani dei pubblici ufficiali. Disposto anche il sequestro preventivo di due società, la ECOLOG Italia s.r.l. e la AS COSTRUZIONI s.r.l. in quanto strumentali alla commissione dei fatti criminosi da parte dei rispettivi amministratori CAMA Demetrio e SCOPELLITI Antonio, e dirette beneficiarie dei profitti ingentissimi derivanti dalle corruzioni. Le attività sono ancora in fase di indagini preliminari e gli indagati vanno considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna. Reggio Calabria, 19 maggio 2026
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@luigi.palamara Appalti e mazzette al Comune di Reggio Calabria: 4 arresti per corruzione nel settore Grandi Opere La Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria guidata dal dott. Giuseppe Borrelli, a carico di 4 soggetti, accusati a vario titolo di diversi episodi di corruzione commessi nell’ambito della gestione degli appalti pubblici e nel rilascio di autorizzazioni. Si tratta di due pubblici ufficiali dipendenti del Comune di Reggio Calabria e di due imprenditori reggini, rispettivamente amministratori di due società oggetto di sequestro. Secondo il Giudice per le indagini preliminari, le indagini, coordinate dalla Procura di Reggio Calabria e condotte dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, hanno consentito di delineare un quadro di gravità indiziaria in ordine alla presenza all’interno del Settore Grandi Opere e Lavori Pubblici del comune reggino di un sistema corruttivo alimentato da forme di comportamenti antigiuridici e fondato su procedure amministrative manipolate. Le investigazioni si sono concentrate sulle procedure di affidamento dei lavori pubblici, ed hanno permesso di ipotizzare la operatività illecita di due dipendenti pubblici, Arturo ARCANO e Giancarlo CUTRUPI che, attraverso l’asservimento della loro pubblica funzione a favore degli interessi di alcuni soggetti privati, tutti identificati nel corso dell’attività d’indagine, sarebbero stati in grado di muoversi nelle maglie della burocrazia locale riuscendo a trarre indebiti profitti personali. Emblematica in tal senso è stata la ricostruzione, allo stato del procedimento, della vicenda delittuosa inerente alla gestione dell’appalto relativo all’ex cinema Orchidea, riguardante in particolare la demolizione di un immobile noto in città, destinato alla costruzione di un polo museale. Nella gestione di tale appalto pubblico, il pubblico ufficiale si sarebbe attivato a tutto campo in favore dell’impresa aggiudicataria, soprattutto al fine di accelerare l’emissione degli Stati di Avanzamento dei Lavori, di fondamentale importanza ai fini dei pagamenti nei confronti del privato, nonché l’approvazione delle varianti e la loro liquidazione. L’attività di indagine consentiva di videoregistrare diverse consegne di denaro corrisposte dai privati nelle mani dei pubblici ufficiali. Disposto anche il sequestro preventivo di due società, la ECOLOG Italia s.r.l. e la AS COSTRUZIONI s.r.l. in quanto strumentali alla commissione dei fatti criminosi da parte dei rispettivi amministratori CAMA Demetrio e SCOPELLITI Antonio, e dirette beneficiarie dei profitti ingentissimi derivanti dalle corruzioni. Le attività sono ancora in fase di indagini preliminari e gli indagati vanno considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna. Reggio Calabria, 19 maggio 2026
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