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​Reggio Calabria non è un palcoscenico per moralisti in trasferta

Il caso delle analisi superficiali e dei giudizi a distanza sulla città e sulla sua classe politica

​Reggio Calabria non è un palcoscenico per moralisti in trasferta

Basta con i finti approfondimenti di chi confonde la distanza con la superiorità: la comunità non va ridotta a caricatura. La città ha bisogno di critiche costruttive e rispetto, non di veleno ed esercizio sterile di vanità.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


È qualcosa di profondamente sgradevole, e insieme rivelatore, nel modo in cui certi osservatori raccontano Reggio Calabria.

Arrivano da lontano, spesso senza averne respirato l’aria, senza conoscerne le ferite, senza aver camminato nelle sue strade o ascoltato davvero la sua gente. Eppure, con la sicurezza di chi confonde la distanza con la superiorità, si mettono in cattedra. Giudicano. Condannano. Distribuiscono patenti morali. Trasformano i candidati in bersagli e la città in un pretesto per esercitare il loro sport preferito: gettare fango.

Non analisi, ma sentenze. Non approfondimenti, ma sputi ben confezionati. Non il desiderio di capire, ma quello di apparire. Perché è facile parlare di Reggio Calabria da un salotto, da una redazione distante, da un piedistallo immaginario. È facile indicare col dito chi vive dentro i problemi quando non si è mai provato a contribuire a risolverli.

Il punto non è difendere questo o quel candidato. Il punto è difendere una comunità dal vizio antico di chi arriva da fuori solo per impartire lezioni, mai per offrire soluzioni. Di chi pretende di spiegare una città complessa riducendola a caricatura. Di chi non cerca verità, ma conferme ai propri pregiudizi.

Reggio Calabria non ha bisogno di cattiveria a tempo determinato, di moralisti in trasferta, di penne che scambiano l’invettiva per coraggio. Ha bisogno di attenzione vera, di rispetto, di critica onesta. Anche dura, certo. Ma fondata. Pulita. Responsabile.

Per questo bisogna dire basta. Basta a chi viene soltanto a sputare. Basta a chi usa Reggio Calabria come palcoscenico della propria presunta superiorità. Basta a chi non costruisce nulla e pretende pure di demolire tutto.

Le critiche servono quando aiutano a vedere meglio. Quando invece diventano solo veleno, non sono giornalismo: sono esercizio sterile di vanità.

E la vanità, soprattutto quando si traveste da indignazione, è inutile.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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