CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Reggio Calabria, se la politica diventa avanspettacolo: tra candidati-macchietta e stampa al guinzaglio

IL J’ACCUSE DI LUIGI PALAMARA

Reggio Calabria, se la politica diventa avanspettacolo: tra candidati-macchietta e stampa al guinzaglio

L’Arciere spezza il silenzio sulla deriva del dibattito pubblico in riva allo Stretto: «Basta col fango sugli avversari e i confronti-passerella che mortificano la città. Il giornalismo non può limitarsi a fare da megafono alla propaganda: io mi dissocio da questo teatro dell'assurdo».

Qualcosa di triste, e insieme di miserabile, si è  intrufolato nel piccolo teatro della politica reggina. Non la battaglia delle idee, che sarebbe nobile. Non lo scontro sui programmi, che sarebbe necessario. Ma il solito gioco di specchi deformanti: screditare l’avversario, cercare il difetto, esibirlo come trofeo, farne caricatura. Propaganda, insomma. Della peggiore.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


A Reggio Calabria, città che avrebbe bisogno di serietà, visione, coraggio e perfino pudore, si continua invece a raschiare il fondo del barile. Ci si accapiglia sui limiti personali, si deride, si allude, si strizza l’occhio alla platea facile. Come se la politica fosse un avanspettacolo e non una responsabilità.

E poi ci sono i cosiddetti confronti con i candidati. Li chiamano dibattiti. Spesso sono passerelle. Li presentano come momenti di partecipazione. Spesso sono esercizi di autoreferenzialità. Incontri che più che accendere interesse producono stanchezza, noia, fastidio. Ognuno delimita il proprio recinto, difende il proprio orticello, misura il proprio tornaconto. Legittimo, per carità. Ma non lo si chiami giornalismo.

Perché comunicazione, informazione e giornalismo non sono la stessa cosa. La comunicazione promuove, orienta, tutela interessi. Il giornalismo dovrebbe interrogare, verificare, disturbare, mettere ordine nel rumore. Dovrebbe stare a una certa distanza dai salotti, dai comitati, dalle associazioni, dai candidati e anche da sé stesso. Dovrebbe fare domande, non limitarsi a registrare quelle degli altri.

E invece troppo spesso il giornalismo assiste. Racconta. Riporta. Si accomoda in platea mentre altri occupano il palcoscenico. Così mortifica il proprio ruolo, rinuncia alla propria autorità, consuma la propria credibilità. È un paradosso: chi dovrebbe fare informazione finisce per certificare la comunicazione altrui. E da questo paradosso io mi dissocio.

Fa bene, allora, chi decide di non partecipare a confronti inutili, costruiti più per segnare presenze che per chiarire idee. Fa bene chi non si presta alla liturgia stanca delle domande prevedibili, delle risposte confezionate, delle dichiarazioni buone per il giorno dopo.

Quanto alla politica, una cosa va detta con chiarezza: ridicolizzare l’avversario non migliora la città. Non la rende più libera, più moderna, più giusta. La rende soltanto più piccola. Ognuno di noi ha limiti, fragilità, difetti. Mettere in piazza quelli degli altri non ci rende migliori. Ci rende solo più poveri.

Reggio Calabria e la sua Città Metropolitana hanno problemi enormi, concreti, quotidiani. Problemi che raramente conquistano la ribalta nazionale. Quando accade, troppo spesso non è per raccontare le ferite vere, né le energie positive, né le cose belle che pure esistono. È per esibire il grottesco, il ridicolo, la macchietta. Frivolezze, cattiverie, cazzate.

E allora basta.

La città merita altro. Il giornalismo merita altro. La politica, se vuole ancora essere presa sul serio, deve tornare a parlare dei problemi e non dei difetti personali. Deve misurarsi sulle soluzioni, non sulle battute. Deve scegliere se essere servizio o spettacolo.

A questo modo di intendere la politica e l’informazione, L’Arciere Luigi Palamara dice no.

Non ci sto.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

Posta un commento

0 Commenti