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Siderno, “Immersi nel Blu” e quella bocciatura che odora di vendetta

Siderno, “Immersi nel Blu” e quella bocciatura che odora di vendetta

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Una parola che, in politica, bisognerebbe maneggiare con prudenza: vendetta.
Perché la vendetta, se entra nelle stanze pubbliche, non è più un sentimento privato. Diventa metodo. Diventa sistema. Diventa abuso.

La vicenda sollevata da Ercole Macrì attorno alla direzione artistica di “Immersi nel Blu”, la kermesse marinara del Rione Sbarre, merita dunque attenzione. Non per il gusto della polemica, ma per una ragione molto più seria: qui non si discute soltanto di un incarico, di un festival o di un cambio alla guida artistica. Qui si discute del rapporto tra potere e libertà di critica.

Macrì sostiene di essere stato “bocciato” dalla sindaca di Siderno, Mariateresa Fragomeni. Bocciato, a suo dire, non perché il festival non abbia funzionato, non perché il format non abbia lasciato traccia, non perché la manifestazione non abbia avuto un’identità riconoscibile. Ma perché, dopo alcuni suoi articoli critici verso l’amministrazione comunale, sarebbe venuta meno la fiducia politica nei suoi confronti.

Naturalmente, il condizionale è d’obbligo. Nessuno può leggere nelle intenzioni altrui. Nessuno può trasformare un sospetto in sentenza. Ma proprio per questo la domanda va posta con nettezza: la scelta della sindaca è stata una valutazione di merito o una risposta politica a una voce scomoda?

Perché se fosse la prima ipotesi, nulla da dire. Una sindaca ha pieno diritto di ritenere non adeguata una direzione artistica, purché lo dica apertamente, spiegando criteri, ragioni, risultati, visione futura. La politica amministra, sceglie, cambia, risponde.

Ma se fosse la seconda ipotesi, allora il discorso cambierebbe radicalmente. E sarebbe grave. Molto grave.

Perché in una città libera non si giudica il cittadino in base al grado di ossequio verso il palazzo. Non si misura la competenza con il metro del consenso. Non si decide chi può collaborare alla vita culturale di una comunità in base alla sua docilità mediatica.

Si giudica la competenza, non il servilismo.
Si valuta il lavoro, non il silenzio.
Si premia la qualità, non l’allineamento.

“Immersi nel Blu”, nella sua veste contemporanea, porta - a detta dello stesso Macrì e di molti osservatori - un’impronta precisa. Un’impronta culturale, popolare, identitaria. È una manifestazione che non nasce nel vuoto, ma dentro un rione, dentro una memoria marinara, dentro una comunità che ha bisogno di simboli veri, non di passerelle.

E allora una domanda diventa inevitabile: davvero quella direzione artistica era improvvisamente diventata inadeguata? O è diventata inadeguata nel momento esatto in cui il suo autore ha smesso di essere comodo?

La differenza non è sottile. È enorme.

Perché una cosa è cambiare direzione artistica per migliorare una manifestazione. Un’altra è farlo per mandare un messaggio: chi critica resta fuori. Chi disturba viene rimosso. Chi non applaude viene sostituito.

Questo sarebbe un segnale pessimo, non solo per Macrì, ma per Siderno. Perché una città in cui gli intellettuali, i giornalisti, gli operatori culturali o i semplici cittadini devono scegliere tra partecipare e tacere è una città che si impoverisce. Una città dove il potere chiede fedeltà prima ancora della qualità è una città che arretra.

La sindaca Fragomeni ha tutto il diritto di fare le sue scelte. Ma ha anche il dovere politico e morale di chiarirne il senso. Non basta cambiare un nome. Bisogna spiegare perché. Non basta dire che si guarda avanti. Bisogna evitare che il futuro somigli a una punizione.

Macrì, dal canto suo, rivendica una cosa semplice: aver collaborato a un progetto senza rinunciare alla propria libertà di giudizio. Ed è qui il punto più delicato. Collaborare con un’amministrazione non significa diventare organici all’amministrazione. Dare un contributo a una manifestazione cittadina non significa consegnare la propria penna, la propria testa, la propria coscienza.

La cultura non è un reparto stampa.
La partecipazione civica non è propaganda.
La gratitudine istituzionale non può pretendere obbedienza.

Guai se così fosse.

Perché allora ogni incarico, ogni collaborazione, ogni ruolo pubblico diventerebbe un patto non scritto: tu lavori, ma non critichi; tu organizzi, ma non dissenti; tu servi la città, ma soprattutto non disturbare chi la governa.

E questo non sarebbe governo. Sarebbe controllo.

Siderno merita altro. Merita amministratori capaci di accettare la critica senza trasformarla in inimicizia personale. Merita cittadini liberi di parlare senza temere esclusioni. Merita una politica adulta, non permalosa; autorevole, non vendicativa; trasparente, non allusiva.

La sindaca può naturalmente dimostrare che non c’è alcuna ritorsione. Lo faccia. Spieghi pubblicamente quali criteri abbiano portato alla decisione, quali mancanze siano state riscontrate, quale progetto alternativo si intenda costruire. Sarebbe il modo migliore per spegnere ogni sospetto.

Ma fino ad allora resta un’ombra. E in politica le ombre, quando riguardano la libertà di critica, pesano più delle dichiarazioni di circostanza.

Perché il punto non è se Ercole Macrì debba o non debba dirigere ancora “Immersi nel Blu”.
Il punto è un altro, molto più serio: a Siderno si può ancora criticare il potere senza pagarne il prezzo?

Questa è la domanda.
Ed è una domanda che non riguarda soltanto Macrì. Riguarda tutti.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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