Reggio Calabria. Francesco Cannizzaro, il tempo delle scelte e il coraggio del cambio di passo
Il primo mese del sindaco a Palazzo San Giorgio tra dossier complessi e la sfida della nuova Giunta
Il primo cittadino rifiuta l'alibi del disordine ereditato e punta su una squadra mista tra politica e competenze. Dalla Giunta al Consiglio comunale all'Arena dello Stretto, emerge un metodo che punta a riaprire il dialogo tra istituzioni e cittadini, mettendo al centro la visione metropolitana.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Un modo vecchio di leggere la politica reggina: quello che vede in ogni attesa una trattativa, in ogni silenzio un inciampo, in ogni ritardo una debolezza. È un riflesso comprensibile, perché Reggio Calabria è stata troppo spesso abituata a confondere la prudenza con l’immobilismo, la mediazione con il rinvio, la politica con l’arte paziente del non decidere.
Ma stavolta sarebbe un errore fermarsi alla superficie.
Francesco Cannizzaro, a un mese dalle elezioni, non dà affatto la sensazione di un sindaco smarrito nel labirinto dei nomi. Al contrario, sembra avere ben chiaro il punto politico e amministrativo da cui partire: la nuova Giunta non può essere né un premio di consolazione per gli equilibri della coalizione, né un’arida sommatoria di competenze senza anima politica. Dovrà essere, piuttosto, un organismo di governo. E un organismo di governo, se vuole funzionare, ha bisogno di testa, gambe e nervi saldi.
Testa, cioè visione. Gambe, cioè capacità di camminare dentro i problemi veri. Nervi saldi, cioè forza per affrontare resistenze, incrostazioni, urgenze e quel disordine amministrativo che il sindaco dice di aver trovato a Palazzo San Giorgio.
Ecco il punto: quel disordine non può e non deve diventare un alibi. E Cannizzaro, almeno in questo primo tratto, non lo sta usando come tale. Lo sta indicando come una presa di responsabilità. Non il solito scaricabarile, non il comodo inventario delle colpe altrui, non il lamento rituale di chi arriva e scopre che la casa è più complicata di quanto immaginasse. Piuttosto, la fotografia di una condizione da rimettere in ordine.
Perché amministrare non significa commentare il disordine. Significa superarlo.
Da qui nasce il vero banco di prova: la squadra. Gli assessori saranno il primo linguaggio politico del sindaco. Diranno chi vuole accontentare, certo, ma soprattutto diranno che cosa vuole fare. Se la Giunta sarà costruita con intelligenza, il criterio non sarà la contrapposizione tra tecnici e politici, ma la loro integrazione. Servono competenze, perché Reggio e la Città Metropolitana non si rilanciano con gli slogan. Ma serve anche politica, perché nessuna trasformazione urbana, sociale e amministrativa può reggersi senza consenso, rappresentanza, radicamento e capacità di tenere insieme territori diversi.
Il mix giusto è questo: tecnici capaci di entrare nei dossier senza perdersi nelle carte, politici capaci di stare nei quartieri senza perdersi nelle cerimonie. Donne e uomini che sappiano parlare con gli uffici, con Roma, con la Regione, con l’Europa, ma anche con il cittadino che chiede una strada pulita, una pratica evasa, un servizio funzionante, una città meno stanca e più rispettosa di se stessa.
La sfida non riguarda soltanto Reggio Calabria. Riguarda anche la Città Metropolitana, che troppo spesso è rimasta una formula istituzionale più che una realtà percepita dai cittadini. Il rilancio definitivo passa da lì: dal rapporto tra il capoluogo e i territori, tra centro e periferie, tra costa e aree interne, tra identità urbana e visione metropolitana. Cannizzaro sembra aver compreso che governare Reggio oggi significa governare un sistema più ampio, non un perimetro ristretto.
Per questo la composizione della Giunta ci dirà molto, ma non ci dirà tutto. Non bisogna sottovalutare la composizione del Consiglio Metropolitano, né il nuovo approccio che lo stesso Cannizzaro sta imprimendo alla politica reggina già in questo primo mese. Perché un sindaco non si misura soltanto dai nomi che sceglie, ma dal metodo che introduce. E il metodo, talvolta, conta più del manifesto.
Anche la convocazione del primo Consiglio comunale all’Arena dello Stretto il 6 luglio 2026 ore 18.30 va letta in questa chiave. Certo, è una scelta suggestiva. Qualcuno dirà scenografica. Ma sarebbe riduttivo liquidarla come teatro. C’è, in quella decisione, un messaggio politico preciso: portare il Palazzo fuori dal Palazzo. Spezzare l’abitudine di una politica chiusa nelle proprie stanze, parlata dagli addetti ai lavori, seguita da pochi, ignorata dai molti.
Negli ultimi dieci anni la città non ha mai seguito davvero i lavori del Consiglio comunale. Non in presenza, non in streaming, non con quella partecipazione civile che dovrebbe accompagnare le scelte fondamentali di una comunità. Il Consiglio è diventato spesso un luogo distante, percepito come rito interno, come linguaggio per iniziati. L’Arena dello Stretto può segnare un cambio di passo: non soltanto simbolico, ma culturale. È il tentativo di dire ai cittadini che la politica comunale non è una stanza chiusa, ma una piazza responsabile.
Naturalmente, i simboli da soli non bastano. Reggio Calabria ne ha visti tanti, e spesso li ha pagati con la delusione. Ma i simboli, quando sono accompagnati da decisioni, metodo e risultati, possono aprire una stagione nuova. Possono dire che un’amministrazione non vuole soltanto governare sopra la città, ma davanti alla città.
La verità è che Francesco Cannizzaro sta giocando una partita delicata. Deve comporre una Giunta credibile, rassicurare la coalizione, parlare ai cittadini, mettere ordine nei dossier, affrontare emergenze antiche e contemporaneamente indicare una direzione. Non è poco. Anzi, è moltissimo.
Ma proprio per questo non conviene misurare questo primo mese con il cronometro impaziente delle indiscrezioni. Conviene guardare al disegno. E il disegno, almeno per ora, appare più chiaro di quanto qualcuno voglia ammettere: costruire una squadra mista, politica e competente; affrontare i problemi senza nascondersi dietro il caos ereditato; riaprire il rapporto tra istituzioni e cittadini; rimettere Reggio e la sua area metropolitana dentro una prospettiva di governo vero.
Poi verranno i nomi. E i nomi, come sempre, peseranno. Perché in politica le intenzioni camminano sulle gambe delle persone. Ma sarebbe miope non vedere che, prima ancora della lista degli assessori, sta emergendo un metodo: meno liturgia, più responsabilità; meno Palazzo chiuso, più città coinvolta; meno alibi, più presa in carico.
Reggio Calabria non ha bisogno di miracoli. Ha bisogno di serietà, ritmo, competenza, coraggio e continuità. Ha bisogno di un’amministrazione che non si limiti a promettere il rilancio, ma lo organizzi. Che non annunci soltanto il cambiamento, ma lo renda visibile nei servizi, nelle strade, negli uffici, nei quartieri, nel rapporto con la Città Metropolitana.
La Giunta ci dirà molto. Il Consiglio Metropolitano ci dirà altro. Ma il primo mese di Cannizzaro ci dice già qualcosa: il sindaco ha capito che Reggio Calabria non chiede più una politica che si giustifichi. Chiede una politica che governi.
E stavolta, forse, il Palazzo San Giorgio ha cominciato ad aprire le finestre.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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