PASSAPAROLA. “ENTRARE IN COMUNIONE COL PADRE”
Sono rimasto come folgorato dal passaparola di oggi, sabato 27 giugno, che ci propone: “Entrare in comunione col Padre”, lo stesso tema del Ritiro di quest’anno della Comunità brasiliana qui ad Águas de São Pedro.
È un tema che ci rimanda al testo evangelico di San Giovanni 1,35-39, nel quale Gesù, rispondendo alla domanda dei primi discepoli: “Dove abiti?”, dona la perla della nostra prima “missione”, quel “Venite e vedete” che deve essere l’anima del nostro camminare nella storia.
Dove può abitare Gesù, il Figlio di Dio, se non nel Seno del Padre?
Ecco allora, non solo per il Ritiro annuale della Comunità del Brasile, che abbiamo iniziato ieri, ma anche per tutta la famiglia del passaparola, il continuo invito di Gesù: “Venite e vedete”, che ci spinge a scoprire dove Lui abita eternamente: nel Seno del Padre.
Anche nel tempo della sua Missione sulla terra, infatti, il Figlio non può esistere senza il Padre e lo Spirito Santo, la sua Casa Trinitaria, l’unica vera Casa che può “contenere” l’Infinito, anche quando, incarnandosi, è venuto tra noi sulla terra per portarci nella comunione col Padre, dove Lui eternamente vive.
Amore infinito è quello di Dio Padre per noi: invia il suo Figlio, che si fa carne come noi, per insegnarci a vivere “alla Trinità”, per prepararci già nel nostro cammino terreno ad abitare nella casa del Padre, in Paradiso; e non solo per abitare in Cielo, ma per… “essere Cielo”.
È per questo che tutte le nostre case sulla terra, sia quelle della famiglia di sangue sia quelle delle nostre comunità, devono essere sempre più il luogo dove imparare a vivere in Dio, a vivere come Dio, ossia nell’amore totale, nella piena comunione.
“Entrare in comunione col Padre”, allora, significa vivere già sulla terra ogni momento della nostra vita in Paradiso, ossia vivere nell’Amore, perché pensati e amati come Cielo già dall’eternità.
Mi pare allora che sia per questo che, anche se Gesù è rimasto in mezzo a noi sulla terra in tanti modi — nella Parola, nel povero, nella gerarchia, nell’Eucaristia… — ecco che in Matteo 18,20 inventa una sua presenza tutta speciale, che si può vivere in ogni luogo e in ogni tempo: la sua presenza in mezzo a noi, “dove due o tre sono riuniti nel suo nome”.
Così, non solo nei momenti speciali — come nell’Eucaristia, nei rapporti con la gerarchia o con un povero — possiamo avere la sua presenza viva tra noi, ma anche quando siamo uniti nel suo Nome, pronti a dare la vita gli uni per gli altri.
Il nostro camminare sulla terra, allora, diventa una preparazione e un allenamento continuo al giorno nel quale saremo trapiantati nei campi dorati della Trinità, dove tutti, amandoci così, saremo “campioni del mondo” in eterno.
Ed è per questo che già su questa terra ogni tanto siamo come illuminati da squarci di Paradiso, vero innamoramento dell’anima, che prepara il nostro sposalizio eterno con Dio nel Seno del Padre.
Ogni momento di comunione vera tra noi è un continuo chiedere a Gesù, come i primi apostoli: “Dove abiti?”, ma anche un continuo sentirci ripetere da Lui: “Venite e vedete”.
Quando siamo tra noi amore totale e profonda comunione, prepariamo seriamente il nostro abitare un giorno in Paradiso, nel Seno del Padre.
E penso che sia anche per questo che una parte molto significativa nel nostro Santo Viaggio l’hanno i momenti di sofferenza e di abbandono, perché solo passando per il grido dell’Abbandono, amato e abbracciato come Gesù in croce, anche noi possiamo ripetere con tutto noi stessi le sue stesse parole: “Nelle tue mani…”.
Le porte del Cielo così si aprono per accogliere anche noi nel Seno del Padre: l’unica vera Casa dove abitare con Gesù per tutta l’eternità.
Viviamo allora il più possibile con Gesù tra noi già su questa terra, nelle case che ogni giorno ci dona, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel nostro Ritiro…
Così il nostro Santo Viaggio, sempre e dovunque, sarà un continuo sentirci dire: “Venite e vedete…”.
Don Nino Carta
27.6.2026
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