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PASSAPAROLA.CONDIVIDERE LE ESPERIENZE

PASSAPAROLA.CONDIVIDERE LE ESPERIENZE

Sono sempre stato formato, soprattutto in seminario, a una spiritualità molto intima e personale, nella quale era importante, per umiltà, silenziare le cose belle che Dio opera per mezzo nostro, come pure il bene che lo Spirito Santo compie dentro di noi, magari in momenti di grande fervore spirituale.

Mi ricordo come i formatori sottolineassero le parole del Vangelo: «Non sappia la sinistra ciò che fa la destra», vera ispirazione di tutto questo filone spirituale che certamente ha avuto la sua bellezza e ha ispirato tanti cammini di bene e di santità.

Però, soprattutto dopo il Concilio, e ispirandosi ai numerosi cammini di spiritualità sorti nel secolo scorso con esperienze tipicamente comunitarie e sinodali, è venuto sempre più in rilievo un altro aspetto davvero importante del cammino spirituale: quello più comunionale, nel quale il focus dell’incontro con Dio passa soprattutto attraverso i fratelli, ispirandosi alle parole del Vangelo di Matteo 18,20: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

È una profonda esperienza di comunione nella quale, se si può arrivare anche a mettere in comune i beni materiali, diventa però fondamentale soprattutto la condivisione dei beni spirituali, proprio perché tutto quello che non viene donato lo perdiamo per sempre.

Ecco allora l’insistenza del passaparola di oggi, che ci invita a condividere le esperienze del nostro cammino di fede. Noi cristiani, infatti, tutto quello che viviamo dobbiamo viverlo come corpo, perché il bene che lo Spirito può aver suscitato in noi o per mezzo nostro non è mai nostro, ma di Dio; ed essendo di Dio, è di tutti i fratelli.

Allora il «non sappia la sinistra ciò che fa la destra» non significa fare del nostro agire un momento di vanità, anche se può diventarlo — attenzione — perché la vanagloria sta sempre in agguato in ogni cuore.

Però, quando tutto è vissuto nell’umiltà, virtù fondamentale per una comunione vera, tutto diventa dono:

  • prima di tutto a Dio, come fa, per esempio, Maria nel canto del Magnificat alla cugina Elisabetta;
  • e poi ai fratelli, alle “Elisabette della storia”, che possono pregare ringraziando il Signore di fronte alle grandi opere che Dio compie nella sua Chiesa.

Sì! “Condividere le esperienze” significa entrare in questa dinamica mariana del Magnificat, nella più grande condivisione della storia della salvezza.

È un godere intimo e profondo, che diventa preghiera e canto offertoriale; un canto che accompagna il dono dei nostri sforzi e dei nostri cuori, affinché siano impastati e trasformati in Pane spezzato, vera Eucaristia da condividere con tutti nella più grandiosa condivisione della storia.

Don Nino Carta
16.6.2026

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