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QUEI NUMERI CHE NON FANNO RUMORE, MA PESANO

QUEI NUMERI CHE NON FANNO RUMORE, MA PESANO

Il successo social e l'indipendenza editoriale del Giornalista e Artista Aspromontàno Luigi Palamara detto L'Arciere 

Con oltre 10 milioni di contatti mensili sui Social Network e 15 mila lettori al giorno su CartaStraccia.News, "l'Arciere" rivendica il valore del giornalismo di territorio contro invidie e detrattori: «Dietro questo risultato c'è lavoro, sacrificio e servizio. A chi sputa veleno dico: non siete graditi»

L'Editoriale di Luigi Palamara 


I numeri, si sa, hanno un difetto imperdonabile: non fanno complimenti, non chiedono permesso, non si inchinano alle simpatie e non si spaventano davanti alle antipatie. Stanno lì. Freddi, muti, ostinati. E proprio per questo, qualche volta, dicono più di mille discorsi.

I numeri che accompagnano l’informazione di Luigi Palamara, giornalista e artista aspromontano di Roccaforte del Greco, detto l’Arciere, non sono numeri da salotto televisivo né da vetrina patinata. Sono numeri costruiti sul campo, giorno dopo giorno, con la fatica di chi non ha avuto tappeti rossi davanti, ma strade di montagna, paesi da raccontare, volti da ascoltare, problemi da portare alla luce.

Quasi 22 mila contatti sul profilo personale Facebook. Quasi 90 mila sulla pagina personale, sempre su Facebook. 30 mila su TikTok. Oltre 28 mila su YouTube. 25 mila follower su Instagram. E poi CartaStraccia.News, con oltre 15 mila lettori al giorno.

Piccoli numeri? Certo. Dipende sempre da dove si guarda il mondo. Per chi misura tutto con il metro della vanità, forse sono piccoli. Per chi conosce la fatica del territorio, la solitudine dell’informazione libera, il prezzo della coerenza e il peso di ogni parola pubblicata, sono numeri importanti.

Non è autocelebrazione. È constatazione.

Perché davanti alle statistiche fredde e imparziali qualcosa bisogna pur dirlo. Quasi dieci milioni di persone, al mese, leggono gli articoli, gli editoriali, guardano video, ascoltano dirette, incrociano parole, denunce, racconti, battaglie e testimonianze attraverso questi spazi.

E allora sì, questi numeri parlano.

Non fanno montare la testa. Non servono a costruire piedistalli. Non autorizzano nessuno a sentirsi migliore degli altri. Ma raccontano una cosa semplice: dietro c’è lavoro. C’è una storia. C’è un cammino. Ci sono decenni di presenza sul territorio, di studio, di sacrifici, di risorse investite, di energie consumate, di passione spesa senza risparmio.

C’è, soprattutto, una cosa che non si compra e non si improvvisa: il talento. E insieme al talento, quella ostinazione aspromontana che non chiede applausi, ma nemmeno accetta lezioni da chi non ha mai rischiato nulla.

Perciò, prima di abbandonarvi a commenti inutili, prima di tentare la solita opera di screditamento, prima di recitare la parte dei giudici severi seduti sulla poltrona dell’invidia, fate una cosa semplice: guardatevi allo specchio. Poi guardate i numeri.

Non per inchinarvi. Non serve.

Ma almeno per tacere con dignità.

Il grazie vero va a chi segue con fiducia, affetto e lealtà. A chi legge, ascolta, condivide, critica con rispetto, incoraggia con un saluto, con una parola, con una presenza. Sono queste persone a rendere gratificante il lavoro. Non i titoli, non le targhe, non le pacche sulle spalle. Ma il rapporto vivo con chi riconosce, dietro una notizia, una persona che lavora.

Grazie anche a coloro che sottopongono problemi, chiedono una mano, cercano ascolto. A loro non mi sono mai sottratto. Perché l’informazione, quando è vera, non è soltanto racconto: è servizio. È responsabilità. È stare accanto, anche quando costa.

Poi ci sono gli altri.

I detrattori di mestiere. I professionisti del veleno. Quelli che non costruiscono, ma sporcano. Quelli che non leggono per capire, ma per colpire. Quelli che restano attaccati come zecche, non per affetto, non per interesse, ma per invidia. E l’invidia, si sa, è una brutta malattia: consuma chi la prova e non scalfisce chi la subisce.

A costoro va detto con chiarezza: non siete graditi. Non lo siete oggi e non lo sarete domani. Come nella vita reale, anche qui è bene tenere lontano chi vive solo per sputare veleno. Non serve il vostro applauso. Non serve il vostro saluto. Non serve la vostra presenza.

Chi ha costruito qualcosa conosce il valore della fatica. Chi non ha costruito nulla, spesso, conosce solo il rumore del rancore.

Ecco, questo è.

Senza enfasi inutile. Senza inchini. Senza paura.

Sic et simpliciter.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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