Reggio Calabria, la spazzatura e l’alibi che non regge più
L’analisi oltre i numeri e i mezzi del piano straordinario di Palazzo San Giorgio: la sfida culturale della nuova amministrazione
Se i rifiuti diventano una biografia: a Reggio Calabria crolla l’ultimo alibi della rassegnazione
L'operazione “Piazza Pulita” raddoppia i conferimenti in discarica e manda in campo gli agenti in borghese contro gli incivili. Ma la tolleranza zero non si misura davanti alle telecamere del primo giorno: per restituire dignità allo Stretto occorre trasformare l'emergenza in ordinaria normalità.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Una cosa che, nelle città, non mente mai: la spazzatura.
Non mente il sacchetto lasciato all’angolo. Non mente il materasso scaricato nella notte. Non mente il cartone del commerciante furbo, quello che paga poco, pretende molto e poi deposita il proprio disprezzo davanti alla porta di tutti. Non mente l’erba alta, non mente la spiaggia sporca il 25 giugno, non mente il lungomare dimenticato, non mente il numero verde che dovrebbe rispondere e invece assomiglia a quei telefoni delle vecchie commedie italiane: squilla, squilla, e nessuno si prende la responsabilità della voce.
La spazzatura è la biografia non autorizzata di una città.
Reggio Calabria, in questi giorni, ha dovuto rileggere la propria. E non era una bella pagina. Il sindaco Francesco Cannizzaro lo ha detto con una parola che in politica si usa poco, perché pesa più di un comunicato stampa: vergogna. Ha detto di essersi vergognato davanti a certe scene. Ha parlato di immagini da “terzo mondo”. Qualcuno storcerà il naso, perché oggi bisogna sempre pesare tutto col bilancino delle convenienze verbali. Ma il problema non è l’espressione. Il problema sono le immagini. Il problema è che una città affacciata sullo Stretto, una città che potrebbe vendere bellezza al mondo, finisca per vendere rassegnazione ai propri abitanti.
Così è partita l’operazione “Città Pulita”, o “Piazza Pulita”, come pure è stata chiamata nella narrazione pubblica. E già il nome è un programma, quasi una sfida: pulire la città e, insieme, ripulire una pessima abitudine nazionale, quella di credere che il bene pubblico sia il cortile di nessuno.
All’alba del 25 giugno 2026, da Piazza del Popolo sono partiti mezzi e uomini: oltre trenta mezzi di Ecologia Oggi, più di quindici della Polizia locale, operatori, agenti, coordinamento, sopralluoghi, interventi in centro, nelle periferie, nell’area nord, nell’area sud, poi nelle zone più a monte. Cinquanta mezzi in campo, venticinque agenti in borghese, auto civetta, fototrappole, guardie ambientali in arrivo, controlli serrati, sanzioni più alte. Una macchina imponente, quasi militare, ma applicata alla più elementare delle battaglie civili: non vivere tra i rifiuti.
E qui bisogna dirlo senza ipocrisie. Una città non diventa sporca soltanto perché il servizio non funziona. Diventa sporca anche perché qualcuno la sporca. E chi la sporca non è un ribelle, non è un povero perseguitato dalla burocrazia, non è un filosofo della protesta urbana. È un incivile. Punto. Uno che scarica sugli altri il costo della propria maleducazione.
Certo, il Comune deve fare il Comune. Deve raccogliere, organizzare, comunicare, controllare, programmare. Deve avere un piano di raccolta comprensibile non soltanto per chi vive sui social, ma anche per l’anziano che aspetta ancora un manifesto, una telefonata, una spiegazione semplice. Deve far funzionare il numero verde. Deve predisporre isole ecologiche itineranti. Deve garantire disinfestazione, sfalcio dell’erba, spiagge pulite prima dell’estate, non quando l’estate ha già bussato alla porta. Deve rivedere il contratto con Ecologia Oggi, se quel contratto è figlio di una stagione precedente e non basta più. Deve mappare le utenze, scoprire chi evade, capire chi paga e chi fa il furbo. Deve ragionare su cassonetti intelligenti, tariffazione puntuale, videosorveglianza, fototrappole conformi alla legge, senza improvvisazioni che poi finiscono impallinate dalla privacy.
Ma detto questo, resta l’altra metà della verità: nessun piano funziona se una minoranza decide di vivere contro la maggioranza. Cannizzaro l’ha chiamata, simbolicamente, l’1% che danneggia il 99%. È una formula politica, ma fotografa un fatto. A Reggio, come altrove, la maggioranza dei cittadini paga, differenzia, aspetta, telefona, segnala, sopporta. Poi arriva il furbo con il sacchetto, l’ingombrante, il furgone, il cartone dell’attività commerciale, e in trenta secondi trasforma la pazienza degli altri in una presa in giro.
La tolleranza zero, allora, non è autoritarismo. È igiene democratica.
Il comandante Salvatore Zucco ha messo il dito nella piaga: un sacchetto abbandonato ne chiama un altro. È la teoria della finestra rotta, tradotta in dialetto urbano. Dove una busta resta impunita, ne arrivano dieci. Dove dieci restano impunite, nasce una microdiscarica. Dove nasce una microdiscarica, il cittadino onesto comincia a pensare che forse è lui lo sciocco. E quando l’onesto si sente sciocco, la città è già in ginocchio.
Per questo il nucleo ecologico della Polizia municipale non è un ornamento da conferenza stampa. Venticinque agenti in borghese, controlli nelle ventiquattro ore, verifiche sugli esercizi commerciali, attenzione alle utenze non domestiche, occupazioni di suolo pubblico, autorizzazioni, spazi comuni, marciapiedi, piazze. È qui che si misura la serietà dell’operazione. Non nel primo giorno, quando ci sono le telecamere, i mezzi schierati, le dichiarazioni solenni e i caffè offerti agli operatori. La serietà si misura dopo. Al secondo sacchetto. Alla terza notte. Alla prima multa contestata dall’amico dell’amico. Al primo commerciante che protesta perché “hanno sempre fatto tutti così”.
Ecco, quel “hanno sempre fatto tutti così” è il vero nemico. Più dei rifiuti. Perché i rifiuti si raccolgono. L’abitudine all’indecenza, invece, si estirpa.
Ecologia Oggi, con la dottoressa Scalise e l’ingegnere Francesco Grande, ha rivendicato la risposta operativa. Ha detto che Reggio ha dato l’immagine di una città che reagisce. Bene. Ma una città non deve solo reagire. Deve prevenire. Reagire è il gesto di chi si accorge dell’incendio. Prevenire è il mestiere di chi controlla i fili prima che brucino. Grande ha spiegato il punto tecnico decisivo: si poteva pulire, sì, ma dove mettere i rifiuti? Fino alla mattina del 25 giugno Reggio poteva conferire 750 tonnellate. Troppo poco. In meno di ventiquattro ore, grazie al lavoro congiunto con Regione, amministrazione ed Ecologia Oggi, la quota è salita a 1.500 tonnellate. È stata definita la chiave di volta. Lo è stata davvero. Perché in Italia spesso il problema non è soltanto togliere la spazzatura dalla strada, ma trovare un luogo legittimo dove portarla. Anche la logistica, quando manca, diventa degrado.
Da qui la task force per venti giorni. Interventi simultanei, isole ecologiche itineranti, disinfestazione, passaggi sul lungomare, coinvolgimento delle Circoscrizioni. La parola “territorio” viene usata spesso fino a consumarla. Ma qui il territorio è concreto: Gallico, Pellaro, le periferie, il centro storico, le zone interne, le aree più difficili, le spiagge, le piazze, i luoghi dove la città si vede e quelli dove la città si dimentica.
Cannizzaro ha chiesto scusa ai cittadini incontrati sul litorale. Ha detto una cosa semplice e vera: le spiagge non si puliscono il 25 giugno. Si puliscono prima. È una frase che dovrebbe essere incisa sulla porta di ogni assessorato italiano. L’estate non arriva a sorpresa. Non è un’alluvione, non è un terremoto, non è un colpo di Stato. Arriva ogni anno, più o meno nello stesso periodo. Se ci facciamo sorprendere dall’estate, il problema non è l’estate. Siamo noi.
Lo stesso vale per l’erba alta. Per lo sfalcio. Per la manutenzione delle strade. Per l’aria condizionata di Palazzo San Giorgio che funziona a singhiozzo. Per gli insetti che cadono dal tetto. Per la sala stampa che non c’è. Dettagli? No. I dettagli sono la prova della civiltà amministrativa. Uno Stato che non riesce a sistemare una sala stampa difficilmente convincerà i cittadini di essere pronto a rifare una città. Ma almeno il sindaco lo ha detto, e questo è già un inizio: anche Palazzo San Giorgio va messo in ordine, perché non si governa il disordine da stanze disordinate.
C’è poi il tema politico. La giunta non è ancora completa, il Consiglio comunale di insediamento è fissato per il 6 luglio, i consiglieri non hanno ancora stanze, computer, strumenti. Cannizzaro rivendica di non aver aspettato la comodità del potere per cominciare a lavorare. È una buona frase, ma dovrà diventare una buona abitudine. Ha promesso una squadra, non una bacchetta magica. Anche questo è saggio. Le bacchette magiche servono nelle favole. Le città, invece, si aggiustano con assessori capaci, dirigenti responsabili, contratti leggibili, vigili presenti, cittadini educati e multe che arrivano davvero.
Il sindaco ha parlato anche della Reggina, altro nervo scoperto dell’anima reggina. Ha detto di aver seguito il dossier dal giorno dopo l’elezione, di essere soddisfatto, di voler raccontare a tempo debito ciò che è stato fatto. Bene. Ma attenzione: una città non si governa soltanto inseguendo i suoi simboli. La squadra di calcio scalda il cuore, la spazzatura sotto casa rovina la vita. Servono entrambe le attenzioni, ma guai a confonderle. Il tifo dà identità. Il decoro dà dignità.
Sulle piazze, Cannizzaro ha aperto un discorso più ampio: Piazza del Popolo, Piazza De Nava, Piazza Garibaldi. Ognuna con la propria storia, la propria funzione, la propria memoria. È un tema serio. Le piazze non sono vuoti urbani da riempire alla meglio, né parcheggi dell’anima collettiva. Sono il salotto, il tribunale, il mercato, la memoria e talvolta la coscienza di una città. Se si vuole restituire decoro a Reggio, bisogna partire anche da lì: non solo da ciò che si raccoglie da terra, ma da ciò che si decide di far vivere sopra quella terra.
Resta, infine, la questione più dura: la paura. Il sindaco ha ammesso che in alcune aree gli agenti in borghese possono non bastare. Ci sono segnalazioni di atteggiamenti aggressivi, minacciosi, zone dove l’abbandono dei rifiuti potrebbe nascondere dinamiche più organizzate. Qui la partita cambia. Qui non basta l’appello alla buona educazione. Serve lo Stato. Quello vero. Prefettura, Questura, forze dell’ordine, Polizia locale, Polizia metropolitana. Serve una rete stabile, non episodica. Perché dietro un sacchetto può esserci l’incivile. Ma dietro certi scarichi può esserci qualcosa di peggio: un’abitudine criminale travestita da incuria.
La dottoressa Scalise ha detto che abbandonare i rifiuti è un reato. Ha ragione. Ma bisogna fare in modo che questa frase scenda dai comunicati e arrivi nelle strade. “È reato” deve voler dire: ti vedo, ti identifico, ti sanziono, e se il caso è più grave procedo. Altrimenti resta una formula. E le formule, a Reggio come nel resto d’Italia, hanno già riempito abbastanza cassetti.
Non si può, però, chiudere questo discorso scaricando tutto sui cittadini. Sarebbe comodo. La politica italiana è maestra nel dire “è colpa della gente” quando non sa organizzare i servizi, e “è colpa della burocrazia” quando non vuole assumersi responsabilità. Qui la responsabilità è doppia. L’amministrazione deve dimostrare che “Città Pulita” non è il fuoco d’artificio di un mattino, ma l’inizio di un metodo. I cittadini devono dimostrare che non aspettano il fallimento del Comune per giustificare la propria inciviltà.
La tariffa? Il sindaco ha risposto con prudenza. Prima il servizio, poi si parlerà di riduzione. È una posizione ragionevole. Ma anche qui vale una regola semplice: chi paga deve vedere. Deve vedere più raccolta, più ordine, più controlli, più risposte. Deve vedere che l’evasore viene cercato e che il furbo viene stanato. La legalità, quando arriva soltanto nelle tasche dei soliti noti, diventa una tassa sull’onestà.
E allora sì, servono cassonetti intelligenti dove funzionano. Ma non bisogna innamorarsi della tecnologia. In Italia abbiamo già visto cassonetti intelligenti circondati da comportamenti stupidissimi. Servono fototrappole, ma nel rispetto della legge. Servono campagne nelle scuole da settembre, ma anche esempi degli adulti a giugno. Serve il call center, ma soprattutto qualcuno che risponda. Serve la stampa, ma non come megafono servile: come cane da guardia, come memoria, come pungolo. Scalise ha chiesto ai giornalisti di veicolare il messaggio giusto. Giusto. Ma il messaggio giusto non è “va tutto bene”. Il messaggio giusto è: controlleremo se andrà davvero meglio.
Perché il rischio, in queste operazioni, è sempre lo stesso: confondere l’avvio con il risultato. Il giorno della partenza è il più facile. Ci sono i mezzi, i sorrisi, le strette di mano, gli operatori ringraziati, gli agenti schierati, le frasi forti. Poi arriva la settimana successiva. Poi il caldo. Poi la stanchezza. Poi il ricorso. Poi il contratto da rivedere. Poi la giunta da completare. Poi il cittadino che chiama e non trova risposta. Poi il commerciante che protesta. Poi la fototrappola che non funziona. Poi il sacchetto che ricompare, identico, nello stesso punto.
È lì che si capirà se Reggio sta cambiando o se ha soltanto passato una mattina in posa.
Cannizzaro ha detto: non ho la bacchetta magica, ho una squadra. Bene. Allora la squadra giochi. Ma giochi tutta la partita. Non il primo tempo. Non i minuti davanti alle telecamere. Tutta. Fino a quando la pulizia straordinaria diventerà pulizia ordinaria, fino a quando la tolleranza zero diventerà abitudine amministrativa, fino a quando il cittadino perbene non dovrà più sentirsi un ingenuo, fino a quando l’incivile non capirà che il sacchetto abbandonato non è un gesto senza conseguenze, ma una firma. La sua.
Reggio Calabria non ha bisogno di miracoli. Ha bisogno di normalità. Che poi, in certe stagioni della vita pubblica, è il miracolo più difficile.
Pulire è necessario. Punire chi sporca è giusto. Programmare è indispensabile. Ma la vera sfida è un’altra: togliere alla città l’alibi della rassegnazione. Perché una città che si abitua alla spazzatura, prima ancora delle strade, ha sporcato la propria idea di futuro.
E Reggio, se vuole davvero reagire, deve cominciare da qui: non accettare più di essere raccontata dai suoi rifiuti.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara OPERAZIONE PIAZZA PULITA. Reggio Calabria, l’alba del fare: quando la normalità diventa rivoluzione A poco più di un mese dall'elezione, il sindaco Cannizzaro lancia l'“Operazione Piazza Pulita”: un piano straordinario contro il degrado che unisce interventi nei quartieri e tolleranza zero contro gli incivili. Non una semplice passata di vernice, ma una sfida strutturale che parte dalle periferie: venticinque agenti della Polizia locale schierati h24, anche in borghese, per sanzionare chi abbandona i rifiuti. La scommessa ora sarà la continuità. L'Editoriale di Luigi Palamara Un’ora, nelle città stanche, in cui la retorica dorme ancora e la realtà si presenta senza trucco. Le cinque del mattino. Piazza del Popolo. Gli operatori di Ecologia Oggi pronti a muoversi. La Polizia locale schierata. Il sindaco Francesco Cannizzaro lì, non dietro una scrivania, non davanti a un convegno, non dentro una promessa: lì, dove la città sporca si vede, si annusa, si misura. È da quell’alba che è partita l’Operazione Piazza Pulita. Nome semplice, perfino brutale nella sua chiarezza. Perché a volte la politica, per tornare credibile, deve smettere di parlare difficile e cominciare a dire le cose come stanno: Reggio ha bisogno di essere ripulita. Nei quartieri, nelle periferie, nei luoghi dimenticati, nelle microdiscariche che diventano monumenti all’abbandono, nelle grandi ferite lasciate aperte per troppo tempo. E il punto, finalmente, sembra essere questo: non si tratta di una mano di vernice sulla facciata. Non si tratta della solita passerella con telecamera al seguito e promessa di turno. Qui il messaggio è diverso, ed è arrivato presto. Prestissimo. Dopo poco più di un mese dall’elezione, il sindaco mostra di avere intenzione di aggredire le criticità, non di amministrarle. Di metterci le mani, non di girarci attorno. Di prendere una città che per troppo tempo ha convissuto con problemi sospesi, rinviati, tollerati, e riportarla a una parola che altrove sembra banale, ma qui suona quasi rivoluzionaria: normalità. Pulizia, dunque. Ma non solo pulizia. Perché pulire senza controllare significa condannarsi a ricominciare da capo ogni mattina. Significa chiedere ai cittadini perbene di sopportare due volte: prima l’inciviltà di chi sporca, poi l’impunità di chi continua a farlo. E allora l’Operazione Piazza Pulita non si limita a rimuovere rifiuti. Introduce un principio: dove il Comune pulisce, chi risporca paga. E paga sul serio. Da qui la scelta del nucleo ecologico della Polizia locale: venticinque agenti, servizio h24, anche in borghese, con auto civetta, per individuare e sanzionare chi abbandona rifiuti, chi deturpa, chi pensa che lo spazio pubblico sia una terra di nessuno. Qualcuno, naturalmente, griderà al “sindaco sceriffo”. È una formula comoda, buona per i salotti e per le polemiche a buon mercato. Ma noi preferiamo chiamarlo in un altro modo: un primo cittadino che prova a fare il primo cittadino. Perché amare una città non significa soltanto pronunciarne il nome con voce commossa nei giorni di festa. Non significa riempire i discorsi di “orgoglio”, “identità”, “rinascita” e “futuro”. Amare una città significa anche svegliarsi all’alba, andare nei luoghi dove il degrado ha preso confidenza con l’abitudine, e dire basta. Significa guardare in faccia una realtà scomoda: Reggio merita rispetto, ma il rispetto non arriva per decreto sentimentale. Si conquista con i fatti, con le regole, con la presenza, con le sanzioni quando servono. E servono. Servono perché la città non può essere ostaggio di chi confonde la libertà con l’arroganza. Servono perché il decoro urbano non è un capriccio estetico, ma una forma di giustizia civile. Una strada pulita non è solo una strada più bella: è una strada in cui lo Stato, il Comune, la comunità tornano a farsi vedere. Una periferia ripulita non è solo una periferia più ordinata: è una periferia a cui si dice, finalmente, “non siete cittadini di serie B”. Questa è la parte più impor
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@luigi.palamara OPERAZIONE PIAZZA PULITA. Reggio Calabria, l’alba del fare: quando la normalità diventa rivoluzione A poco più di un mese dall'elezione, il sindaco Cannizzaro lancia l'“Operazione Piazza Pulita”: un piano straordinario contro il degrado che unisce interventi nei quartieri e tolleranza zero contro gli incivili. Non una semplice passata di vernice, ma una sfida strutturale che parte dalle periferie: venticinque agenti della Polizia locale schierati h24, anche in borghese, per sanzionare chi abbandona i rifiuti. La scommessa ora sarà la continuità. L'Editoriale di Luigi Palamara Un’ora, nelle città stanche, in cui la retorica dorme ancora e la realtà si presenta senza trucco. Le cinque del mattino. Piazza del Popolo. Gli operatori di Ecologia Oggi pronti a muoversi. La Polizia locale schierata. Il sindaco Francesco Cannizzaro lì, non dietro una scrivania, non davanti a un convegno, non dentro una promessa: lì, dove la città sporca si vede, si annusa, si misura. È da quell’alba che è partita l’Operazione Piazza Pulita. Nome semplice, perfino brutale nella sua chiarezza. Perché a volte la politica, per tornare credibile, deve smettere di parlare difficile e cominciare a dire le cose come stanno: Reggio ha bisogno di essere ripulita. Nei quartieri, nelle periferie, nei luoghi dimenticati, nelle microdiscariche che diventano monumenti all’abbandono, nelle grandi ferite lasciate aperte per troppo tempo. E il punto, finalmente, sembra essere questo: non si tratta di una mano di vernice sulla facciata. Non si tratta della solita passerella con telecamera al seguito e promessa di turno. Qui il messaggio è diverso, ed è arrivato presto. Prestissimo. Dopo poco più di un mese dall’elezione, il sindaco mostra di avere intenzione di aggredire le criticità, non di amministrarle. Di metterci le mani, non di girarci attorno. Di prendere una città che per troppo tempo ha convissuto con problemi sospesi, rinviati, tollerati, e riportarla a una parola che altrove sembra banale, ma qui suona quasi rivoluzionaria: normalità. Pulizia, dunque. Ma non solo pulizia. Perché pulire senza controllare significa condannarsi a ricominciare da capo ogni mattina. Significa chiedere ai cittadini perbene di sopportare due volte: prima l’inciviltà di chi sporca, poi l’impunità di chi continua a farlo. E allora l’Operazione Piazza Pulita non si limita a rimuovere rifiuti. Introduce un principio: dove il Comune pulisce, chi risporca paga. E paga sul serio. Da qui la scelta del nucleo ecologico della Polizia locale: venticinque agenti, servizio h24, anche in borghese, con auto civetta, per individuare e sanzionare chi abbandona rifiuti, chi deturpa, chi pensa che lo spazio pubblico sia una terra di nessuno. Qualcuno, naturalmente, griderà al “sindaco sceriffo”. È una formula comoda, buona per i salotti e per le polemiche a buon mercato. Ma noi preferiamo chiamarlo in un altro modo: un primo cittadino che prova a fare il primo cittadino. Perché amare una città non significa soltanto pronunciarne il nome con voce commossa nei giorni di festa. Non significa riempire i discorsi di “orgoglio”, “identità”, “rinascita” e “futuro”. Amare una città significa anche svegliarsi all’alba, andare nei luoghi dove il degrado ha preso confidenza con l’abitudine, e dire basta. Significa guardare in faccia una realtà scomoda: Reggio merita rispetto, ma il rispetto non arriva per decreto sentimentale. Si conquista con i fatti, con le regole, con la presenza, con le sanzioni quando servono. E servono. Servono perché la città non può essere ostaggio di chi confonde la libertà con l’arroganza. Servono perché il decoro urbano non è un capriccio estetico, ma una forma di giustizia civile. Una strada pulita non è solo una strada più bella: è una strada in cui lo Stato, il Comune, la comunità tornano a farsi vedere. Una periferia ripulita non è solo una periferia più ordinata: è una periferia a cui si dice, finalmente, “non siete cittadini di serie B”. Questa è la parte più importante dell’operazione annu
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@luigi.palamara Reggio Calabria, parte l’operazione “Piazza Pulita”: Cannizzaro annuncia tolleranza zero contro gli incivili Pulizia straordinaria della città, oltre trenta mezzi di Ecologia Oggi, quindici della Polizia locale, nucleo ecologico in borghese, fototrappole, sanzioni più alte e un nuovo piano di raccolta. Il sindaco: “Non è uno slogan, vogliamo restituire decoro a Reggio” Presentato a Palazzo San Giorgio il piano straordinario per uscire dall'emergenza rifiuti e raddoppiare i conferimenti in discarica Reggio Calabria, parte l'operazione “Piazza Pulita”: Cannizzaro annuncia la tolleranza zero In campo 50 mezzi e un nucleo di 25 agenti in borghese contro gli incivili. Multe più alte, fototrappole e guardie ambientali per difendere il decoro. Il sindaco: «Non è uno slogan, mi sono vergognato di certe scene da terzo mondo» È partita questa mattina, giovedì 25 giugno 2026, l’operazione “Città Pulita”, il piano straordinario voluto dal sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, per affrontare l’emergenza rifiuti e restituire decoro al territorio comunale. L’iniziativa è stata presentata a Palazzo San Giorgio nel corso di un punto stampa al quale hanno preso parte i rappresentanti di Ecologia Oggi, la Polizia locale, i presidenti delle Circoscrizioni e diversi rappresentanti istituzionali. Il sindaco ha aperto l’incontro ringraziando gli operatori di Ecologia Oggi e le donne e gli uomini della Polizia locale, sottolineando il lavoro svolto fin dalle prime ore del mattino. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al comandante Zucco e alla Polizia metropolitana per il coordinamento delle attività. L’operazione, ha spiegato Cannizzaro, è stata costruita nei giorni precedenti e nasce dalla necessità di intervenire in modo deciso su una situazione definita “drammatica” in diverse aree della città. “Reggio aveva bisogno di un intervento aggressivo, massiccio, senza soluzione di continuità”, ha dichiarato il sindaco, evidenziando come l’emergenza riguardi tanto le periferie quanto il centro cittadino. Il piano è partito da Piazza del Popolo, individuata come punto di raccolta e coordinamento, da cui mezzi e operatori si sono mossi per intervenire in maniera capillare sul territorio. Sono stati impiegati oltre trenta mezzi di Ecologia Oggi e più di quindici mezzi della Polizia locale. Mentre si svolgeva la conferenza stampa, gli operatori erano ancora al lavoro per rimuovere microdiscariche e grandi accumuli di rifiuti in diverse zone della città. Cannizzaro ha parlato di segnalazioni raccolte negli ultimi giorni e negli ultimi mesi, provenienti da cittadini che hanno denunciato situazioni di grave degrado, in alcuni casi in aree quasi impraticabili. “Ho visto immagini che non avrei mai pensato di vedere nella nostra città, scene da terzo mondo. In alcuni momenti mi sono vergognato”, ha affermato il sindaco, spiegando che l’amministrazione non poteva più rimanere ferma davanti a quello che ha definito uno “scempio”. L’obiettivo annunciato è quello di intervenire in modo straordinario nell’arco di circa quindici giorni, con una pulizia generale del territorio comunale. Il sindaco, tuttavia, ha chiarito che la sola rimozione dei rifiuti non sarà sufficiente. Il problema principale, infatti, resta il mantenimento del decoro dopo gli interventi. “Siamo consapevoli che dove oggi puliamo, nei giorni successivi potremmo ritrovare altri sacchetti abbandonati dagli incivili”, ha detto. Uno dei passaggi centrali dell’operazione riguarda la capacità di conferimento in discarica. Secondo quanto spiegato dal sindaco, fino alla mattina del 25 giugno la città poteva conferire soltanto 750 tonnellate. Un limite che avrebbe reso impossibile un intervento davvero incisivo. In meno di ventiquattro ore, grazie al lavoro congiunto dell’amministrazione, di Ecologia Oggi e al supporto della Regione Calabria, la capacità è stata raddoppiata, passando a 1.500 tonnellate. “Potevamo anche pulire la città, ma poi dove avremmo conferito i
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@luigi.palamara Reggio e la fatica di tornare normale Ci sono città che, prima ancora di essere amministrate, chiedono di essere guardate. Guardate davvero. Senza l’indulgenza delle frasi fatte, senza la retorica dei panorami, senza quel velo di abitudine che finisce per rendere normale anche ciò che normale non è. Reggio Calabria, in questi giorni, ha chiesto questo: di essere guardata. Nei suoi vicoli, nelle sue periferie, sul suo lungomare, nelle piazze, nelle strade dove un sacchetto abbandonato diventa presto un mucchio, e un mucchio diventa una piccola discarica. La città bella, affacciata sullo Stretto, ha mostrato anche il suo volto ferito. Non è una novità, purtroppo. Ma ogni volta che il degrado diventa paesaggio, una comunità perde qualcosa di sé. Il sindaco Francesco Cannizzaro ha scelto di chiamare questa operazione “Città Pulita”. Il nome è semplice, quasi elementare. Ma qualche volta le parole semplici sono le più impegnative. Pulire una città non significa soltanto togliere rifiuti dalle strade. Significa provare a rimettere ordine in un patto civile che si è consumato. Significa dire che lo spazio pubblico non è terra di nessuno, ma casa di tutti. All’alba del 25 giugno, da Piazza del Popolo, sono partiti mezzi, operatori, agenti, squadre. Oltre trenta mezzi di Ecologia Oggi, più di quindici della Polizia locale, uomini e donne al lavoro per rimuovere accumuli, microdiscariche, ingombranti, sacchetti lasciati dove capita. Si è parlato di conferimenti raddoppiati, da 750 a 1.500 tonnellate. Un numero, certo. Ma dietro i numeri ci sono le immagini. E dietro le immagini c’è una domanda: come è stato possibile arrivare fin qui? Cannizzaro ha detto di essersi vergognato davanti ad alcune scene. È una parola rara, in politica. Di solito si preferisce dire “criticità”, “emergenza”, “fase complessa”. La vergogna, invece, è più umana. E forse più utile. Perché la vergogna, quando non diventa solo spettacolo, può essere l’inizio della responsabilità. Il sindaco ha annunciato tolleranza zero. Multe più alte, agenti in borghese, auto civetta, fototrappole, guardie ambientali, controlli sugli esercizi commerciali, un nucleo ecologico della Polizia municipale. Sono misure necessarie, se saranno applicate con continuità e non solo nel clamore dei primi giorni. Perché il problema dei rifiuti, a Reggio come altrove, ha due tempi: quello della ruspa che porta via l’abbandono e quello, più difficile, del giorno dopo. È il giorno dopo che si vede se una città cambia davvero. Il comandante Zucco ha ricordato una verità semplice: una busta lasciata in strada richiama altre buste. È la teoria della finestra rotta applicata alla spazzatura. Dove si vede disordine, il disordine cresce. Dove nessuno controlla, qualcuno pensa di poter fare tutto. Dove nessuno paga, pagano tutti. Ed è qui il punto. L’incivile non sporca soltanto una strada. Sporcare una strada significa togliere dignità al vicino, al bambino che passa, all’anziano che esce di casa, al commerciante che apre la saracinesca, al turista che guarda e giudica. Significa trasformare un bene comune in un deposito privato della propria pigrizia. È un piccolo abuso, ma ripetuto mille volte diventa una condanna collettiva. Naturalmente non basta indicare i colpevoli. Una città pulita ha bisogno di cittadini responsabili, ma anche di servizi che funzionino. Ha bisogno di un numero verde che risponda, di isole ecologiche accessibili, di regole comprensibili, di raccolte puntuali, di comunicazione chiara, di controlli giusti. Non si può chiedere ordine senza offrire strumenti. Ma non si può nemmeno usare il disservizio come alibi per l’inciviltà. Ecologia Oggi ha parlato di una città che reagisce. È un’immagine positiva, purché non resti una frase da conferenza stampa. Reagire vuol dire non assuefarsi. Vuol dire non dire più “è sempre stato così”. Vuol dire capire che il decoro non è un lusso per quartieri ricchi, ma una forma minima di giustizia urbana. Continua su CartaStraccia.News
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@luigi.palamara Reggio Calabria, la scopa e la bacchetta magica Dopo “Piazza Pulita”, Cannizzaro mette sul tavolo Reggina, giunta, Palazzo San Giorgio, piazze, rifiuti e deleghe. Ma la vera domanda è una sola: questa città vuole davvero tornare normale? Il bilancio dopo il via al piano straordinario: dalle emergenze quotidiane alla sfida per la nuova giunta Cannizzaro oltre la foto dell'alba: a Reggio Calabria la normalità non si fa con la bacchetta magica La partenza dell'operazione contro i rifiuti dimostra che la macchina si è mossa, ma la vera sfida comincia adesso. Tra la caccia agli incivili, il dossier Reggina e il riassetto di Palazzo San Giorgio, serve un metodo costante: la politica non vive di accampamenti eroici, ma di organizzazione. L'Editoriale di Luigi Palamara La frase, nell’intervista di Francesco Cannizzaro dopo il punto stampa del 25 giugno, che merita di essere presa sul serio più delle altre: “Non ho la bacchetta magica, ho una squadra”. Finalmente. Perché Reggio Calabria di bacchette magiche ne ha viste tante. Le ha viste sventolare in campagna elettorale, nelle conferenze stampa, nei manifesti, nelle promesse di redenzione urbana, nei grandi annunci, nei piccoli miracoli amministrativi rinviati sempre a domani. Poi, spenti i microfoni, rimanevano i sacchetti. Rimaneva l’erba alta. Rimanevano le piazze senza destino. Rimaneva Palazzo San Giorgio con i suoi saloni solenni e le sue miserie pratiche. Rimaneva la città vera, quella che non applaude perché deve ancora capire se crederci. Cannizzaro arriva dopo l’operazione “Città Pulita”, o “Piazza Pulita”, e prova a spostare il discorso dal gesto alla cultura. È qui che si gioca la partita. Non nel camion che parte all’alba, non nella fila delle auto della Polizia locale, non nella foto del sindaco che stringe la mano agli operatori. Quelle sono immagini. Servono. Parlano. Ma passano. La politica vera comincia quando la fotografia diventa abitudine. Il sindaco rivendica di essersi svegliato alle 4:30 per andare a ringraziare gli operatori. Dice che non era strategia, ma rispetto. E fa bene a dirlo. In una città abituata a vedere il potere dietro una scrivania, anche una stretta di mano all’alba può diventare una notizia. Ma non bisogna esagerare con la poesia. Gli operatori ecologici non hanno bisogno soltanto di pacche sulle spalle. Hanno bisogno di mezzi, turni, regole, organizzazione, discariche dove conferire, cittadini che non trasformino il loro lavoro in una condanna quotidiana. Il sindaco ha visto entusiasmo nei loro occhi. Bene. Ora bisogna fare in modo che quell’entusiasmo non diventi, tra un mese, la vecchia rassegnazione di chi pulisce oggi e domani ritrova lo stesso materasso nello stesso angolo. Perché il punto è tutto qui: Reggio non deve commuoversi perché qualcuno pulisce. Reggio deve scandalizzarsi perché qualcuno sporca. Cannizzaro lo dice con chiarezza: l’operazione non è contro i cittadini, ma per i cittadini. Ed è contro quella minoranza che danneggia tutti. Il famoso 1% che rovina la vita al 99%. Formula semplice, forse brutale, ma efficace. In ogni città esiste questa minoranza: quella che pensa che la strada sia una pattumiera senza padrone, che il cartone del negozio possa finire dove capita, che il sacchetto lanciato dall’auto sia un gesto furbo e non una confessione morale. Questa gente non è pittoresca. Non è vittima. Non è espressione di disagio sociale. È incivile. E quando l’inciviltà diventa metodo, lo Stato deve smettere di fare il pedagogista timido e tornare a fare lo Stato. La tolleranza zero annunciata dal sindaco, allora, non va giudicata per il tono. Va giudicata per la durata. È facile dire “tolleranza zero” il primo giorno, davanti ai giornalisti. È più difficile confermarla quando il primo verbale farà arrabbiare il conoscente, quando il primo commerciante dirà che “si è sempre fatto così”, quando il primo cittadino beccato a scaricare rifiuti proverà a trasformarsi in perseguitato politico. editoriale completo su: CartaStraccia.News
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