Città Metropolitana di Reggio Calabria. Palazzo Alvaro scopre la provincia. Adesso resta da vedere se saprà governarla
- Proclamato il nuovo Consiglio: dieci seggi alla maggioranza di centrodestra e quattro all'opposizione. Con l'ingresso dei rappresentanti dei territori finisce il centralismo reggino, ma si apre la prova del governo e delle risposte concrete per i comuni.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alle 19.32, perché la politica, quando vuole darsi un tono notarile, ama persino i minuti, Palazzo Alvaro ha proclamato il nuovo Consiglio metropolitano di Reggio Calabria.
La cerimonia si è consumata nel Salone Monsignor Ferro, tra formule ufficiali, strette di mano e quella soddisfazione composta che accompagna ogni vittoria quando deve ancora trasformarsi in responsabilità. Quattordici consiglieri: dieci per la maggioranza di centrodestra, quattro per l’opposizione di centrosinistra. Numeri chiari, almeno quelli. Perché in politica, dopo il voto, tutto sembra semplice. È il giorno successivo che cominciano le complicazioni.
La vera notizia, tuttavia, non è soltanto la vittoria del centrodestra. E neppure il predominio di Forza Italia, il partito del nuovo sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro. La vera notizia è geografica: il Consiglio metropolitano non è più un salotto quasi esclusivamente reggino.
Dentro Palazzo Alvaro entrano sindaci, assessori e consiglieri provenienti da Sant’Ilario dello Ionio, Molochio, Rizziconi, Locri, Santo Stefano d’Aspromonte, Oppido Mamertina, Laureana di Borrello, Motta San Giovanni, San Roberto, Roghudi, Siderno, Benestare e Campo Calabro.
È arrivata la provincia.
Quella provincia che per anni è stata evocata nei discorsi, accarezzata durante le campagne elettorali e spesso dimenticata appena chiuse le urne. La provincia delle strade interrotte, dei collegamenti impossibili, dei paesi che si spopolano, degli amministratori costretti a chiedere come favore ciò che dovrebbe essere garantito come diritto.
Cannizzaro rivendica questa rappresentanza come una scelta precisa. Fa bene. Ma dovrà ricordare che convocare i territori è più facile che servirli. Mettere un sindaco dell’area interna dentro un’aula non significa automaticamente portare quell’area fuori dall’isolamento. La rappresentanza è il principio del lavoro, non il suo compimento.
Il nuovo Consiglio nasce con poche conferme, qualche sorpresa e alcune esclusioni eccellenti. È la liturgia inevitabile di ogni rinnovo: qualcuno entra sorridendo, qualcuno esce spiegando che non gli interessava restare, qualcuno scopre improvvisamente il valore del ricambio generazionale dopo essere stato ricambiato.
Tra i superstiti della precedente stagione politica c’è Carmelo Versace, già vice sindaco metropolitano, oggi seduto tra i banchi dell’opposizione. È uno dei pochi legami visibili con la consiliatura di Giuseppe Falcomatà. Ma anche questo passaggio racconta qualcosa: ciò che ieri era governo oggi diventa minoranza, e ciò che ieri denunciava oggi dovrà amministrare. È la ruota della politica. Gira sempre, anche quando chi vi siede sopra pensa di averla inventata.
La maggioranza è larga. Dieci consiglieri contro quattro. Abbastanza per governare senza alibi e, soprattutto, senza poter attribuire all’opposizione ogni eventuale fallimento. Quando si dispone dei numeri, non si può gridare continuamente al complotto. Bisogna decidere.
L’opposizione, dal canto suo, è numericamente ridotta ma non condannata all’irrilevanza. Quattro consiglieri possono essere pochi per fermare una delibera, ma sufficienti per leggere le carte, porre domande e raccontare ciò che il potere preferirebbe lasciare nei corridoi. A condizione, naturalmente, che scelgano di fare opposizione e non anticamera.
Cannizzaro ha parlato di una «grande squadra» chiamata ad avere l’onore di guidare l’ente. Le squadre, però, non si giudicano durante la fotografia ufficiale. Si giudicano quando arriva il fango, quando mancano i soldi, quando i territori litigano per le risorse e quando bisogna dire un no a un alleato.
Nei prossimi giorni il sindaco metropolitano sceglierà il suo vice. Sarà il primo vero segnale politico. Non soltanto un nome, ma un’indicazione: equilibrio tra partiti o riconoscimento ai territori? Fedeltà personale o competenza amministrativa? Continuità o rottura?
A Palazzo Alvaro, intanto, si celebra la fine del centralismo reggino. È una buona notizia. Ma sarebbe ingenuo scambiare una fotografia più equilibrata per una rivoluzione già compiuta.
La Città metropolitana non ha bisogno di una provincia rappresentata soltanto nei cognomi e negli indirizzi di residenza. Ha bisogno di una provincia presente nelle decisioni, nei bilanci, nelle infrastrutture e nelle priorità.
Il Consiglio è stato proclamato. Gli applausi possono finire.
Adesso bisogna vedere chi saprà meritarsi il seggio su cui si è appena seduto.
GLI ELETTI
Consiglieri di maggioranza
Pasquale Brizzi: Sindaco di Sant’Ilario dello Ionio. Forza Italia
Marco Giuseppe Caruso: Sindaco di Molochio. Metropolitani Moderati
Chiara Luccisano: Consigliera comunale di Rizziconi. Patto dei Territori
Domenico Maio: Presidente del Consiglio comunale di Locri. Patto dei Territori
Francesco Malara: Sindaco di Santo Stefano d’Aspromonte. Forza Italia
Fiorentino Riganò: Vicesindaco e assessore di Oppido Mamertina. Patto dei Territori
Gianpietro Scarfò: Consigliere comunale di Laureana di Borrello. Patto dei Territori
Giovanni Verduci: Sindaco di Motta San Giovanni. Forza Italia
Roberto Vizzari: Sindaco di San Roberto. Forza Italia
Pierpaolo Zavettieri: Sindaco di Roghudi. Patto dei Territori
Consiglieri di opposizione
Vittoria Luciano: Consigliera comunale di Siderno. Progressisti per la Città Metropolitana
Domenico Mantegna: Sindaco di Benestare. Progressisti per la Città Metropolitana
Alessandro Rocco Repaci: Sindaco di Campo Calabro. Progressisti per la Città Metropolitana
Carmelo Versace: Ex vicesindaco metropolitano. Progressisti per la Città Metropolitana
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Città Metropolitana di Reggio Calabria. Palazzo Alvaro scopre la provincia. Adesso resta da vedere se saprà governarla Proclamato il nuovo Consiglio: dieci seggi alla maggioranza di centrodestra e quattro all'opposizione. Con l'ingresso dei rappresentanti dei territori finisce il centralismo reggino, ma si apre la prova del governo e delle risposte concrete per i comuni. L'Editoriale di Luigi Palamara Alle 19.32, perché la politica, quando vuole darsi un tono notarile, ama persino i minuti, Palazzo Alvaro ha proclamato il nuovo Consiglio metropolitano di Reggio Calabria. La cerimonia si è consumata nel Salone Monsignor Ferro, tra formule ufficiali, strette di mano e quella soddisfazione composta che accompagna ogni vittoria quando deve ancora trasformarsi in responsabilità. Quattordici consiglieri: dieci per la maggioranza di centrodestra, quattro per l’opposizione di centrosinistra. Numeri chiari, almeno quelli. Perché in politica, dopo il voto, tutto sembra semplice. È il giorno successivo che cominciano le complicazioni. La vera notizia, tuttavia, non è soltanto la vittoria del centrodestra. E neppure il predominio di Forza Italia, il partito del nuovo sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro. La vera notizia è geografica: il Consiglio metropolitano non è più un salotto quasi esclusivamente reggino. Dentro Palazzo Alvaro entrano sindaci, assessori e consiglieri provenienti da Sant’Ilario dello Ionio, Molochio, Rizziconi, Locri, Santo Stefano d’Aspromonte, Oppido Mamertina, Laureana di Borrello, Motta San Giovanni, San Roberto, Roghudi, Siderno, Benestare e Campo Calabro. È arrivata la provincia. Quella provincia che per anni è stata evocata nei discorsi, accarezzata durante le campagne elettorali e spesso dimenticata appena chiuse le urne. La provincia delle strade interrotte, dei collegamenti impossibili, dei paesi che si spopolano, degli amministratori costretti a chiedere come favore ciò che dovrebbe essere garantito come diritto. Cannizzaro rivendica questa rappresentanza come una scelta precisa. Fa bene. Ma dovrà ricordare che convocare i territori è più facile che servirli. Mettere un sindaco dell’area interna dentro un’aula non significa automaticamente portare quell’area fuori dall’isolamento. La rappresentanza è il principio del lavoro, non il suo compimento. Il nuovo Consiglio nasce con poche conferme, qualche sorpresa e alcune esclusioni eccellenti. È la liturgia inevitabile di ogni rinnovo: qualcuno entra sorridendo, qualcuno esce spiegando che non gli interessava restare, qualcuno scopre improvvisamente il valore del ricambio generazionale dopo essere stato ricambiato. Tra i superstiti della precedente stagione politica c’è Carmelo Versace, già vice sindaco metropolitano, oggi seduto tra i banchi dell’opposizione. È uno dei pochi legami visibili con la consiliatura di Giuseppe Falcomatà. Ma anche questo passaggio racconta qualcosa: ciò che ieri era governo oggi diventa minoranza, e ciò che ieri denunciava oggi dovrà amministrare. È la ruota della politica. Gira sempre, anche quando chi vi siede sopra pensa di averla inventata. La maggioranza è larga. Dieci consiglieri contro quattro. Abbastanza per governare senza alibi e, soprattutto, senza poter attribuire all’opposizione ogni eventuale fallimento. Quando si dispone dei numeri, non si può gridare continuamente al complotto. Bisogna decidere. L’opposizione, dal canto suo, è numericamente ridotta ma non condannata all’irrilevanza. Quattro consiglieri possono essere pochi per fermare una delibera, ma sufficienti per leggere le carte, porre domande e raccontare ciò che il potere preferirebbe lasciare nei corridoi. A condizione, naturalmente, che scelgano di fare opposizione e non anticamera. Cannizzaro ha parlato di una «grande squadra» chiamata ad avere l’onore di guidare l’ente. Le squadre, però, non si giudicano durante la fotografia ufficiale. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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