Catona, i rifiuti e la politica del “prima voi”
Michele Cotroneo denuncia l’abbandono di via Nazionale e i disagi idrici. Antonio Barbaro replica accusandolo di propaganda e ricordando dodici anni di incuria. Nel mezzo restano i cittadini, che non bevono polemiche e non possono conferire i sacchetti dentro le promesse.
I disagi a Catona tra polemiche social e problemi reali
Catona tra rifiuti e rubinetti a secco: quando la politica fa il tifo e dimentica i cittadini
Lo scontro social tra Cotroneo e Barbaro sulla situazione di via Nazionale accende il dibattito amministrativo, ma per i residenti la priorità restano le risposte concrete e la risoluzione dei disagi quotidiani
L'Editoriale di Luigi Palamara
A Catona c’è una strada con i rifiuti abbandonati. C’è anche l’acqua che manca o arriva male, creando disagi che non hanno nulla di teorico. E poi ci sono due rappresentanti della politica territoriale che discutono su Facebook.
Uno denuncia il presente.
L’altro gli rinfaccia il passato.
È il più antico rito della politica italiana: quando un cittadino indica una buca, qualcuno gli spiega chi l’ha scavata dodici anni prima. Quando mostra un cumulo di spazzatura, gli viene ricordato che la montagna precedente era più alta. Quando chiede acqua, gli rispondono con la storia amministrativa dell’acquedotto.
Tutto può essere vero.
Ma il rubinetto resta vuoto.
Michele Cotroneo scrive di aver inviato PEC e messaggi per segnalare la situazione di via Nazionale Catona, in particolare nel tratto davanti all’attività Leny Viaggi. Parla di rifiuti lasciati per giorni, di silenzio istituzionale e di una comunità che si sente abbandonata. Chiude con un giudizio politico condensato in un hashtag: #ADESSOPEGGIO.
È una denuncia netta. Forse anche aspra. Certamente politica.
Antonio Barbaro replica ringraziandolo, ma subito mette sul tavolo quella che definisce “un po’ di verità”. Contesta il paragone con quattordici anni fa, accusa Cotroneo di usare un problema reale per ragioni propagandistiche e gli ricorda la vicinanza alle precedenti amministrazioni. Poi difende il lavoro della nuova giunta: dodici anni di incuria, sostiene, non si cancellano con una bacchetta magica né strofinando la lampada di Aladino.
Anche questa è politica.
Ed è una replica legittima, almeno finché resta nel merito e non pretende di trasformare ogni critica in sabotaggio.
Il punto, però, è un altro.
I rifiuti ci sono oppure no?
Se ci sono, vanno rimossi.
I disagi idrici esistono oppure no?
Se esistono, occorre affrontarli.
Tutto il resto viene dopo.
Viene dopo l’elenco delle colpe, dopo gli anni trascorsi, dopo i colori delle amministrazioni, dopo le fotografie di gruppo e le appartenenze. Perché una famiglia che resta senz’acqua non può lavarsi con il bilancio politico dell’ultimo quindicennio. Un commerciante costretto a convivere con l’immondizia davanti alla propria attività non può spazzare il marciapiede usando le promesse della nuova stagione amministrativa.
Cotroneo ha ragione quando dice che i cittadini meritano rispetto, servizi efficienti e risposte concrete.
Barbaro ha ragione quando afferma che una macchina amministrativa logorata non si rimette in moto in pochi giorni.
Hanno torto entrambi, però, se pensano che questo basti.
La denuncia non può ridursi a una fotografia indignata seguita da un hashtag. La difesa dell’amministrazione non può diventare un’assoluzione preventiva fondata sulle colpe di chi governava prima.
Chi sta all’opposizione deve segnalare, documentare, insistere e proporre. Ma deve farlo senza compiacersi del problema, perché il degrado non è una vittoria contro la maggioranza. È una sconfitta per tutti.
Chi sta con la maggioranza deve spiegare, intervenire e rendere conto. Ma non può chiedere pazienza come se fosse una cambiale senza scadenza. Il passato può giustificare la difficoltà dell’opera; non può giustificare il silenzio davanti a una segnalazione precisa.
“Serve tempo”, scrive Barbaro.
È vero.
Ma il tempo, in politica, non è una parola magica. Va riempito di atti, scadenze e responsabilità. Altrimenti diventa soltanto il modo più educato per dire: aspettate.
“Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”, scrive Cotroneo.
Anche questo è vero.
Ma bisogna distinguere fra chi non ascolta e chi ascolta senza riuscire ancora a risolvere. È una distinzione importante, purché chi governa dimostri di avere davvero ascoltato: una risposta pubblica, un sopralluogo, un calendario d’intervento, un contatto con il gestore, una data.
Non servono miracoli.
Serve dire: abbiamo ricevuto la segnalazione; interverremo entro questo giorno; il problema dell’acqua dipende da questa causa; queste sono le misure previste.
La famosa trasparenza amministrativa comincia proprio qui. Non nelle conferenze solenni, ma nella risposta a una PEC. Non nei proclami sulla rinascita della città, ma nella capacità di spiegare perché un cumulo non viene rimosso e quando lo sarà.
Catona, come Gallico e come ogni quartiere periferico di Reggio Calabria, non deve diventare il fondale di una recita nella quale ciascuno declama la propria parte.
Da una parte: “Adesso è peggio”.
Dall’altra: “Prima era un disastro”.
E il cittadino, seduto in platea con il sacchetto davanti al portone e il serbatoio vuoto, dovrebbe pure applaudire.
No.
Il cittadino non ha il dovere di scegliere quale incuria sia stata meno grave. Non deve consolarsi sapendo che ieri la città era più sporca, né rassegnarsi perché domani potrebbe essere più pulita. Ha diritto a pretendere che oggi qualcuno raccolga quei rifiuti e affronti il problema dell’acqua.
Il confronto fra Cotroneo e Barbaro potrebbe persino diventare utile, a una condizione: che esca dalla tribuna social e produca un risultato.
Cotroneo trasmetta formalmente tutte le segnalazioni, renda pubbliche le date delle PEC, chieda risposte verificabili e proponga un sopralluogo congiunto.
Barbaro, invece di limitarsi a difendere il lavoro in corso, si faccia carico della segnalazione, solleciti gli uffici competenti e comunichi ai residenti tempi e modalità dell’intervento.
Questo significa collaborazione.
Non fingere di essere d’accordo. Non rinunciare alle differenze. Non risparmiarsi le critiche. Collaborare significa costringere le istituzioni a funzionare anche quando il merito politico del risultato potrebbe finire all’avversario.
Ed è proprio questo che la politica locale fatica spesso ad accettare: risolvere un problema senza potersi intestare da soli la vittoria.
Si parla di “post da stadio”. L’espressione è efficace. Ma lo stadio ha almeno un pregio: alla fine della partita il risultato compare sul tabellone.
Qui il risultato non è il numero dei commenti, dei consensi o delle repliche.
Il risultato è una strada pulita.
È l’acqua che arriva regolarmente.
È una PEC alla quale qualcuno risponde.
Il resto è tifo.
E Catona, francamente, non ha bisogno di altri tifosi. Ha bisogno di amministratori, rappresentanti, tecnici e cittadini che facciano ciascuno la propria parte.
Il passato va ricordato, perché senza memoria si ripetono gli stessi errori. Ma non può essere usato come un cassonetto nel quale scaricare ogni responsabilità presente.
Il presente va denunciato, perché il silenzio favorisce l’abbandono. Ma non può essere deformato per guadagnare qualche punto politico.
Tra “adesso peggio” e “prima molto peggio” esiste una terza possibilità.
Si chiama adesso meglio.
Non è un hashtag.
È un lavoro.
E comincia dal raccogliere quei rifiuti.
Reggio Calabria, 25 luglio 2026
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
P.S. Michele Cotroneo e Antonio Barbaro sono rispettivamente Consigliere di Minoranza e di Maggioranza della Terza Circoscrizione Nord della città di Reggio Calabria.
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