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Il lusso di non rovinarsi la giornata

Il lusso di non rovinarsi la giornata

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Abbiamo trasformato ogni sciocchezza in una questione di Stato.

Uno ci taglia la strada e subito ci sentiamo vittime di un complotto nazionale. Uno sconosciuto ci rivolge una parola sgarbata e noi gliela concediamo in usufrutto per l’intera giornata. Un errore minimo, una frase detta male, un gesto goffo: ed ecco che montiamo il processo, chiamiamo i testimoni, pronunciamo la sentenza. Naturalmente contro noi stessi.

È una forma di vanità, questa. Perché bisogna considerarsi molto importanti per credere che ogni contrattempo meriti un dramma, ogni offesa una vendetta, ogni sbaglio una lapide.

La verità è più semplice e meno solenne: quasi tutto passa. Passa il traffico, passa il commento idiota, passa la figuraccia. E spesso, dopo cinque anni, non ricordiamo neppure ciò che per cinque ore ci aveva avvelenato il sangue.

Eppure continuiamo a consegnare le chiavi della nostra serenità al primo maleducato che incontriamo. Basta un clacson, una smorfia, una frase storta. Lo sconosciuto prosegue per la sua strada; noi, invece, ce lo portiamo a casa, lo facciamo sedere a tavola, lo mettiamo a dormire nel nostro letto. Una generosità davvero incomprensibile.

Proteggere la propria pace non significa diventare indifferenti. Significa stabilire una gerarchia. Ci sono dolori che meritano rispetto, battaglie che esigono coraggio, ingiustizie davanti alle quali tacere sarebbe vigliaccheria. Ma proprio per questo non possiamo sprecare la nostra energia contro ogni mosca che ronza.

La serenità non è debolezza. È disciplina.

Consiste nel dire: questo mi ha ferito, ma non mi governerà. Questo mi ha irritato, ma non avrà la mia giornata. Questo errore mi insegnerà qualcosa, ma non diventerà la mia identità.

Sessanta secondi negativi non hanno alcun diritto naturale sulle ventiquattro ore successive. Quel diritto glielo concediamo noi.

E forse la maturità comincia proprio qui: nel capire che non tutto merita una risposta, non tutto merita memoria e non tutti meritano accesso alla nostra pace.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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