La Reggina riparte da Lotito: la sfida della normalità dopo gli anni bui
La presentazione al "Granillo" con il sindaco Cannizzaro e il patron biancoceleste segna un punto di svolta per il calcio amaranto
Tra l'entusiasmo della piazza e il nodo delle multiproprietà, il nuovo corso promette fatti e stabilità. Ma tifosi e città chiedono una sola cosa: trasparenza, continuità e il rispetto che si deve a una grande storia.
Le città, come gli uomini, hanno una memoria. Ricordano le feste, ma soprattutto le umiliazioni.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Reggio Calabria ne ha conosciute parecchie. Per questo, allo stadio Granillo, non è stato presentato soltanto un nuovo progetto calcistico. È stata presentata una speranza. E le speranze, quando sono state già tradite, meritano rispetto e prudenza.
C’erano le bandiere, il caldo, gli applausi. C’era il sindaco Francesco Cannizzaro, visibilmente emozionato. C’era Claudio Lotito, che non ha mai avuto il problema di passare inosservato. C’era soprattutto una città che chiedeva una cosa semplice: la Reggina può tornare a essere una società normale?
Nel calcio italiano, la normalità è diventata quasi una promessa rivoluzionaria.
Significa pagare gli stipendi, rispettare le scadenze, costruire una squadra competitiva, tenere in ordine i bilanci e non sparire durante l’estate. Non dovrebbe essere un programma ambizioso. Eppure, dopo fallimenti, retrocessioni e proprietari di passaggio, per i tifosi amaranto lo è diventato.
Cannizzaro ha parlato da sindaco e da tifoso. Ha raccontato le domeniche allo stadio, le trasferte, una sciarpa conservata per venticinque anni. Poi l’ha consegnata a Lotito.
Non era una targa ufficiale. Era un pezzo della sua memoria.
Il gesto era studiato, naturalmente. In politica anche la spontaneità ha spesso bisogno di un cerimoniale. Ma sarebbe ingeneroso ridurre tutto a propaganda. In una città come Reggio, il calcio non riguarda soltanto il pallone. Riguarda l’identità, l’economia, l’immagine e persino l’umore collettivo.
Il sindaco ha rivendicato il proprio ruolo nella trattativa. Ha cercato Lotito, gli ha chiesto di intervenire, ha trasformato una relazione personale in un’iniziativa politica. È anche questo il mestiere di chi amministra: usare rapporti e credibilità per ottenere qualcosa per la propria comunità.
Il giudizio, però, non dipenderà dalla fotografia della presentazione. Dipenderà da ciò che quella fotografia produrrà.
Cannizzaro ha anche promesso che questa sarà la sua prima e ultima conferenza stampa sulla Reggina. Da ora in poi, ha detto, parlerà la società. Il Comune farà il Comune.
È una promessa saggia. E sarà difficile mantenerla.
Quando una squadra vince, la tribuna d’onore diventa improvvisamente troppo piccola. Quando perde, si scopre che molti impegni istituzionali sono improrogabili.
La politica deve occuparsi degli impianti, delle procedure, della trasparenza e dell’interesse pubblico. Non deve scegliere il centravanti. Cannizzaro ha mostrato di conoscere il confine. Ora dovrà evitare di attraversarlo.
Lotito si è presentato con il repertorio abituale: lavoro, famiglia, dignità, parola data, determinazione. Non è un uomo tormentato dalla modestia. Rivendica i risultati ottenuti, le aziende, i dipendenti, la Lazio e l’esperienza maturata in molti anni di calcio.
A volte è prolisso. A volte ruvido. Quasi sempre sicuro di sé.
Ma in un mondo popolato da presidenti senza denaro, imprenditori senza imprese e salvatori che chiedono di essere salvati, anche un curriculum verificabile ha la sua importanza.
Lotito ha ricordato l’esperienza della Salernitana, condotta dalle categorie inferiori fino alla Serie A. Non ha promesso lo stesso destino alla Reggina. Ha però chiarito che il dilettantismo dovrà essere un punto di partenza, non un domicilio permanente.
Ha annunciato l’iscrizione al campionato, la scelta dell’allenatore e del direttore sportivo, il lavoro sulla rosa. Sono i primi fatti. Piccoli, forse. Ma nel calcio delle società scomparse prima del calcio d’inizio, persino l’iscrizione può diventare una notizia.
Ha inoltre dichiarato di voler conservare alcune professionalità già presenti. È una buona idea. I nuovi proprietari spesso arrivano con la convinzione che la storia cominci il giorno del loro ingresso. Di solito è il modo più rapido per ripetere gli errori di chi li ha preceduti.
La Reggina avrà bisogno di competenze esterne e di una presenza locale autentica. Non può essere telecomandata da Roma. Ma non può nemmeno chiudersi in un provincialismo diffidente. Le sinergie con la Lazio potranno essere utili per lo scouting, i giovani e l’organizzazione. Dovranno però restare sinergie.
La Reggina non può diventare una succursale.
Lotito lo sa. Lo sanno anche i tifosi, che in questi anni hanno imparato a riconoscere molto presto le parole ambigue.
Al Granillo gli è stato chiesto soprattutto rispetto. Non soltanto vittorie. Il tifoso reggino ha già ascoltato molte promesse. Ora vuole sapere che nessuno userà la sua passione come un capitale da consumare e poi abbandonare.
Lotito ha risposto che il rispetto si dimostrerà con i fatti. È una risposta giusta, anche perché non ne esistono altre.
Ha chiesto unità. Ha definito il pubblico il tredicesimo uomo. I tifosi possono essere decisivi, soprattutto in uno stadio come il Granillo. Ma la fiducia non è un assegno in bianco. È un credito concesso a rate. Si rinnova con la trasparenza, i comportamenti e i risultati.
Anche l’unità ha bisogno di una precisazione.
Essere uniti non significa applaudire tutto. Non significa considerare ogni domanda un complotto e ogni critica un tradimento. La società amministra, il Comune tutela l’interesse pubblico, i tifosi sostengono e la stampa controlla.
Quando tutti fanno lo stesso mestiere, di solito nessuno fa bene il proprio.
La questione degli impianti sarà uno dei primi esami. Il Sant’Agata non è soltanto un campo di allenamento. È il luogo nel quale si costruiscono la prima squadra, il settore giovanile e il rapporto quotidiano con il territorio. Il Granillo non è soltanto uno stadio. È una delle poche piazze nelle quali la città riesce ancora a vedersi tutta insieme.
Comune e Città metropolitana hanno promesso di accelerare le procedure. La nuova società ha ottenuto rapidamente la disponibilità dello stadio necessaria per l’iscrizione. Per il resto si procederà, è stato detto, un passo alla volta.
Prima le fondamenta, poi il grattacielo.
È forse la frase più sensata della giornata.
Reggio ha già conosciuto progetti grandiosi rimasti nei disegni, inaugurazioni di opere da completare e futuri luminosi che non superavano la conferenza stampa. Uno stadio moderno sarebbe utile. Ma deve nascere da un progetto sportivo, economico e urbano sostenibile, non dalla necessità di produrre una bella immagine.
Anche la riapertura della gradinata dipenderà dalla partecipazione. Se aumenteranno abbonati e spettatori, il Comune dovrà intervenire. La città, dunque, non sarà soltanto spettatrice del nuovo corso. Dovrà dimostrare con la presenza che l’entusiasmo non era limitato alla giornata della presentazione.
Poi c’è la multiproprietà.
È la questione meno sentimentale e più complicata. Lotito controlla la Lazio e il ritorno della Reggina nel professionismo dovrà fare i conti con le regole federali. Il presidente considera sbagliato il divieto e spera in un cambiamento normativo.
Può darsi che abbia ragione. Ma le norme, finché esistono, hanno il difetto di dover essere rispettate.
Lotito ha detto che prima bisogna vincere il campionato e poi affrontare il problema. È comprensibile. Non è sufficiente.
Una società seria deve prepararsi anche alle conseguenze del successo. Se la Reggina sarà promossa, servirà una struttura compatibile con i regolamenti. Sperare nella modifica delle regole è legittimo. Preparare un piano alternativo è doveroso.
Le vie del Signore sono infinite. Quelle della giustizia sportiva, spesso, finiscono davanti a una scadenza.
Lotito ha spiegato di aver accettato l’operazione anche per il rapporto con Cannizzaro e per l’impegno preso. Pacta sunt servanda. Ha parlato di condizioni economiche onerose e di una trattativa complessa. Ha coinvolto la propria famiglia e ha annunciato una governance nella quale non sarà formalmente il presidente operativo.
L’impegno familiare può essere un segnale di stabilità. Può anche produrre una gestione molto accentrata. Per questo sarà essenziale avere amministratori competenti, responsabilità definite e una struttura capace di decidere anche a Reggio.
Una società non è solida perché ha un uomo forte. È solida quando continua a funzionare anche quando quell’uomo non è nella stanza.
Il settore giovanile sarà un’altra prova. Lotito ha ammesso che, nella fase iniziale, la priorità è stata data alla prima squadra. È comprensibile. Ma un club non vive soltanto di una rosa costruita ogni estate.
Deve formare giocatori, tecnici e dirigenti. Deve offrire opportunità ai ragazzi. Deve insegnare che il talento senza disciplina è soltanto una promessa maleducata.
La Reggina dovrà tornare a essere un punto di riferimento per i giovani calabresi. Non basterà comprare appartenenza. Bisognerà produrla.
Anche gli imprenditori locali sono stati chiamati in causa. Sponsor, collaborazioni, sinergie. Il calcio può generare visibilità, turismo e opportunità commerciali. Ma il rapporto dovrà essere trasparente.
Un’impresa sostiene una squadra perché esiste un progetto utile, non perché qualcuno le ricorda che bisogna voler bene alla città. L’appartenenza è un sentimento. Il bilancio è un documento.
La stampa, infine, avrà un compito meno festoso. Alla presentazione erano presenti decine di giornalisti. Da ora in poi dovranno controllare tesseramenti, contratti, scadenze, bilanci, impianti e promesse.
Sostenere una rinascita non significa evitare le domande. Significa farle prima che sia troppo tardi.
La serata del Granillo ha restituito entusiasmo a una città che ne aveva bisogno. Cannizzaro ha mantenuto la prima parte del proprio impegno: ha trovato un interlocutore solido e ha favorito la nascita di un nuovo progetto. Lotito ha accettato una sfida che non sarà soltanto sportiva.
Ora comincia la parte meno spettacolare.
Arrivano le scadenze, i bilanci, il mercato, le sconfitte impreviste, gli arbitri contestati, gli infortuni e le decisioni impopolari. Arriva, cioè, il calcio vero.
Reggio non chiede miracoli. Chiede una società che paghi, una squadra che lotti, un impianto che funzioni, una dirigenza che parli con chiarezza, un vivaio che cresca e una proprietà che non scompaia alla prima difficoltà.
Chiede normalità.
È poco, in teoria. È moltissimo, dopo tutto quello che è successo.
Cannizzaro e Lotito si sono definiti uomini del fare. È una formula impegnativa, perché le parole possono essere interpretate. I fatti, prima o poi, presentano il conto.
Il Granillo ha applaudito una promessa.
Adesso aspetta una società.
E una città che ha sofferto abbastanza non vuole soltanto tornare a vincere una partita. Vuole riconquistare il diritto di credere in se stessa.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco
@luigi.palamara La Reggina riparte da Lotito: la sfida della normalità dopo gli anni bui. La presentazione al "Granillo" con il sindaco Cannizzaro e il patron biancoceleste segna un punto di svolta per il calcio amaranto Tra l'entusiasmo della piazza e il nodo delle multiproprietà, il nuovo corso promette fatti e stabilità. Ma tifosi e città chiedono una sola cosa: trasparenza, continuità e il rispetto che si deve a una grande storia. Le città, come gli uomini, hanno una memoria. Ricordano le feste, ma soprattutto le umiliazioni. L'Editoriale di Luigi Palamara Reggio Calabria ne ha conosciute parecchie. Per questo, allo stadio Granillo, non è stato presentato soltanto un nuovo progetto calcistico. È stata presentata una speranza. E le speranze, quando sono state già tradite, meritano rispetto e prudenza. C’erano le bandiere, il caldo, gli applausi. C’era il sindaco Francesco Cannizzaro, visibilmente emozionato. C’era Claudio Lotito, che non ha mai avuto il problema di passare inosservato. C’era soprattutto una città che chiedeva una cosa semplice: la Reggina può tornare a essere una società normale? Nel calcio italiano, la normalità è diventata quasi una promessa rivoluzionaria. Significa pagare gli stipendi, rispettare le scadenze, costruire una squadra competitiva, tenere in ordine i bilanci e non sparire durante l’estate. Non dovrebbe essere un programma ambizioso. Eppure, dopo fallimenti, retrocessioni e proprietari di passaggio, per i tifosi amaranto lo è diventato. Cannizzaro ha parlato da sindaco e da tifoso. Ha raccontato le domeniche allo stadio, le trasferte, una sciarpa conservata per venticinque anni. Poi l’ha consegnata a Lotito. Non era una targa ufficiale. Era un pezzo della sua memoria. Il gesto era studiato, naturalmente. In politica anche la spontaneità ha spesso bisogno di un cerimoniale. Ma sarebbe ingeneroso ridurre tutto a propaganda. In una città come Reggio, il calcio non riguarda soltanto il pallone. Riguarda l’identità, l’economia, l’immagine e persino l’umore collettivo. Il sindaco ha rivendicato il proprio ruolo nella trattativa. Ha cercato Lotito, gli ha chiesto di intervenire, ha trasformato una relazione personale in un’iniziativa politica. È anche questo il mestiere di chi amministra: usare rapporti e credibilità per ottenere qualcosa per la propria comunità. Il giudizio, però, non dipenderà dalla fotografia della presentazione. Dipenderà da ciò che quella fotografia produrrà. Cannizzaro ha anche promesso che questa sarà la sua prima e ultima conferenza stampa sulla Reggina. Da ora in poi, ha detto, parlerà la società. Il Comune farà il Comune. È una promessa saggia. E sarà difficile mantenerla. Quando una squadra vince, la tribuna d’onore diventa improvvisamente troppo piccola. Quando perde, si scopre che molti impegni istituzionali sono improrogabili. La politica deve occuparsi degli impianti, delle procedure, della trasparenza e dell’interesse pubblico. Non deve scegliere il centravanti. Cannizzaro ha mostrato di conoscere il confine. Ora dovrà evitare di attraversarlo. Lotito si è presentato con il repertorio abituale: lavoro, famiglia, dignità, parola data, determinazione. Non è un uomo tormentato dalla modestia. Rivendica i risultati ottenuti, le aziende, i dipendenti, la Lazio e l’esperienza maturata in molti anni di calcio. A volte è prolisso. A volte ruvido. Quasi sempre sicuro di sé. Ma in un mondo popolato da presidenti senza denaro, imprenditori senza imprese e salvatori che chiedono di essere salvati, anche un curriculum verificabile ha la sua importanza. Lotito ha ricordato l’esperienza della Salernitana, condotta dalle categorie inferiori fino alla Serie A. Non ha promesso lo stesso destino alla Reggina. Ha però chiarito che il dilettantismo dovrà essere un punto di partenza, non un domicilio permanente. Ha annunciato l’iscrizione al campionato, la scelta dell’allenatore e del direttore sportivo, il lavoro sulla rosa. Sono i primi fatti. Piccoli, forse. Ma nel calcio delle società scomparse prima del calcio d’inizio
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@luigi.palamara La Reggina riparte da Lotito: la sfida della normalità dopo gli anni bui La presentazione al "Granillo" con il sindaco Cannizzaro e il patron biancoceleste segna un punto di svolta per il calcio amaranto Tra l'entusiasmo della piazza e il nodo delle multiproprietà, il nuovo corso promette fatti e stabilità. Ma tifosi e città chiedono una sola cosa: trasparenza, continuità e il rispetto che si deve a una grande storia.  Le città, come gli uomini, hanno una memoria. Ricordano le feste, ma soprattutto le umiliazioni. L'Editoriale di Luigi Palamara Reggio Calabria ne ha conosciute parecchie. Per questo, allo stadio Granillo, non è stato presentato soltanto un nuovo progetto calcistico. È stata presentata una speranza. E le speranze, quando sono state già tradite, meritano rispetto e prudenza. C’erano le bandiere, il caldo, gli applausi. C’era il sindaco Francesco Cannizzaro, visibilmente emozionato. C’era Claudio Lotito, che non ha mai avuto il problema di passare inosservato. C’era soprattutto una città che chiedeva una cosa semplice: la Reggina può tornare a essere una società normale? Nel calcio italiano, la normalità è diventata quasi una promessa rivoluzionaria. Significa pagare gli stipendi, rispettare le scadenze, costruire una squadra competitiva, tenere in ordine i bilanci e non sparire durante l’estate. Non dovrebbe essere un programma ambizioso. Eppure, dopo fallimenti, retrocessioni e proprietari di passaggio, per i tifosi amaranto lo è diventato. Cannizzaro ha parlato da sindaco e da tifoso. Ha raccontato le domeniche allo stadio, le trasferte, una sciarpa conservata per venticinque anni. Poi l’ha consegnata a Lotito. Non era una targa ufficiale. Era un pezzo della sua memoria. Il gesto era studiato, naturalmente. In politica anche la spontaneità ha spesso bisogno di un cerimoniale. Ma sarebbe ingeneroso ridurre tutto a propaganda. In una città come Reggio, il calcio non riguarda soltanto il pallone. Riguarda l’identità, l’economia, l’immagine e persino l’umore collettivo. Il sindaco ha rivendicato il proprio ruolo nella trattativa. Ha cercato Lotito, gli ha chiesto di intervenire, ha trasformato una relazione personale in un’iniziativa politica. È anche questo il mestiere di chi amministra: usare rapporti e credibilità per ottenere qualcosa per la propria comunità. Il giudizio, però, non dipenderà dalla fotografia della presentazione. Dipenderà da ciò che quella fotografia produrrà. Cannizzaro ha anche promesso che questa sarà la sua prima e ultima conferenza stampa sulla Reggina. Da ora in poi, ha detto, parlerà la società. Il Comune farà il Comune. È una promessa saggia. E sarà difficile mantenerla. Quando una squadra vince, la tribuna d’onore diventa improvvisamente troppo piccola. Quando perde, si scopre che molti impegni istituzionali sono improrogabili. La politica deve occuparsi degli impianti, delle procedure, della trasparenza e dell’interesse pubblico. Non deve scegliere il centravanti. Cannizzaro ha mostrato di conoscere il confine. Ora dovrà evitare di attraversarlo. Lotito si è presentato con il repertorio abituale: lavoro, famiglia, dignità, parola data, determinazione. Non è un uomo tormentato dalla modestia. Rivendica i risultati ottenuti, le aziende, i dipendenti, la Lazio e l’esperienza maturata in molti anni di calcio. A volte è prolisso. A volte ruvido. Quasi sempre sicuro di sé. Ma in un mondo popolato da presidenti senza denaro, imprenditori senza imprese e salvatori che chiedono di essere salvati, anche un curriculum verificabile ha la sua importanza. Lotito ha ricordato l’esperienza della Salernitana, condotta dalle categorie inferiori fino alla Serie A. Non ha promesso lo stesso destino alla Reggina. Ha però chiarito che il dilettantismo dovrà essere un punto di partenza, non un domicilio permanente. Ha annunciato l’iscrizione al campionato, la scelta dell’allenatore e del direttore sportivo, il lavoro sulla rosa. Sono i primi fatti. Piccoli, forse. Ma nel calcio del
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@luigi.palamara La Reggina riparte da Lotito: la sfida della normalità dopo gli anni bui. La presentazione al "Granillo" con il sindaco Cannizzaro e il patron biancoceleste segna un punto di svolta per il calcio amaranto Tra l'entusiasmo della piazza e il nodo delle multiproprietà, il nuovo corso promette fatti e stabilità. Ma tifosi e città chiedono una sola cosa: trasparenza, continuità e il rispetto che si deve a una grande storia. Le città, come gli uomini, hanno una memoria. Ricordano le feste, ma soprattutto le umiliazioni. L'Editoriale di Luigi Palamara Reggio Calabria ne ha conosciute parecchie. Per questo, allo stadio Granillo, non è stato presentato soltanto un nuovo progetto calcistico. È stata presentata una speranza. E le speranze, quando sono state già tradite, meritano rispetto e prudenza. C’erano le bandiere, il caldo, gli applausi. C’era il sindaco Francesco Cannizzaro, visibilmente emozionato. C’era Claudio Lotito, che non ha mai avuto il problema di passare inosservato. C’era soprattutto una città che chiedeva una cosa semplice: la Reggina può tornare a essere una società normale? Nel calcio italiano, la normalità è diventata quasi una promessa rivoluzionaria. Significa pagare gli stipendi, rispettare le scadenze, costruire una squadra competitiva, tenere in ordine i bilanci e non sparire durante l’estate. Non dovrebbe essere un programma ambizioso. Eppure, dopo fallimenti, retrocessioni e proprietari di passaggio, per i tifosi amaranto lo è diventato. Cannizzaro ha parlato da sindaco e da tifoso. Ha raccontato le domeniche allo stadio, le trasferte, una sciarpa conservata per venticinque anni. Poi l’ha consegnata a Lotito. Non era una targa ufficiale. Era un pezzo della sua memoria. Il gesto era studiato, naturalmente. In politica anche la spontaneità ha spesso bisogno di un cerimoniale. Ma sarebbe ingeneroso ridurre tutto a propaganda. In una città come Reggio, il calcio non riguarda soltanto il pallone. Riguarda l’identità, l’economia, l’immagine e persino l’umore collettivo. Il sindaco ha rivendicato il proprio ruolo nella trattativa. Ha cercato Lotito, gli ha chiesto di intervenire, ha trasformato una relazione personale in un’iniziativa politica. È anche questo il mestiere di chi amministra: usare rapporti e credibilità per ottenere qualcosa per la propria comunità. Il giudizio, però, non dipenderà dalla fotografia della presentazione. Dipenderà da ciò che quella fotografia produrrà. Cannizzaro ha anche promesso che questa sarà la sua prima e ultima conferenza stampa sulla Reggina. Da ora in poi, ha detto, parlerà la società. Il Comune farà il Comune. È una promessa saggia. E sarà difficile mantenerla. Quando una squadra vince, la tribuna d’onore diventa improvvisamente troppo piccola. Quando perde, si scopre che molti impegni istituzionali sono improrogabili. La politica deve occuparsi degli impianti, delle procedure, della trasparenza e dell’interesse pubblico. Non deve scegliere il centravanti. Cannizzaro ha mostrato di conoscere il confine. Ora dovrà evitare di attraversarlo. Lotito si è presentato con il repertorio abituale: lavoro, famiglia, dignità, parola data, determinazione. Non è un uomo tormentato dalla modestia. Rivendica i risultati ottenuti, le aziende, i dipendenti, la Lazio e l’esperienza maturata in molti anni di calcio. A volte è prolisso. A volte ruvido. Quasi sempre sicuro di sé. Ma in un mondo popolato da presidenti senza denaro, imprenditori senza imprese e salvatori che chiedono di essere salvati, anche un curriculum verificabile ha la sua importanza. Lotito ha ricordato l’esperienza della Salernitana, condotta dalle categorie inferiori fino alla Serie A. Non ha promesso lo stesso destino alla Reggina. Ha però chiarito che il dilettantismo dovrà essere un punto di partenza, non un domicilio permanente. Ha annunciato l’iscrizione al campionato, la scelta dell’allenatore e del direttore sportivo, il lavoro sulla rosa.
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