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​Reggio Calabria, la scommessa della fiducia: la sfida di Cannizzaro e la franchezza di Ripepi

​Reggio Calabria, la scommessa della fiducia: la sfida di Cannizzaro e la franchezza di Ripepi

Reggio Calabria, il coraggio della fiducia

La nuova fase amministrativa a Palazzo San Giorgio tra peso istituzionale e necessità di risposte concrete

​Reggio Calabria, la scommessa della fiducia: la sfida di Cannizzaro e la franchezza di Ripepi

​Il nuovo corso politico della città si gioca sulla capacità di trasformare i rapporti con Governo e Regione in opere e servizi. Agli assessori il compito di unire visione e competenze, superando il cinismo per farsi giudicare solo sui fatti.

Di Luigi Palamara 


Una parola che, in politica, fa più paura della critica: fiducia.

La critica è comoda. Si può esercitare da lontano, seduti in poltrona, con la penna affilata e il giudizio già scritto prima ancora che i fatti accadano. La fiducia, invece, è più rischiosa. Perché espone. Perché obbliga ad attendere, a osservare, a misurare gli uomini non sulle chiacchiere ma sui gesti, non sulle promesse ma sulle scelte, non sulle etichette ma sui risultati.

Ed è proprio da questa parola, fiducia, che bisogna partire per leggere la nuova fase politica e amministrativa che si apre a Reggio Calabria con il sindaco Francesco Cannizzaro e con la squadra che ha scelto, tra cui l’assessore Massimo Ripepi.

Cannizzaro porta con sé un dato che nessuno può ignorare: l’autorevolezza dei rapporti istituzionali. In una città che per troppo tempo ha vissuto di isolamento, di promesse mancate, di uffici chiusi troppo presto e di speranze lasciate fuori dalla porta, avere un sindaco capace di dialogare con la Regione e con il Governo non è un dettaglio. È una condizione politica. È una leva amministrativa. È, forse, una possibilità concreta.

Naturalmente i rapporti, da soli, non bastano. La politica non si misura con le fotografie, né con le strette di mano, né con le formule da campagna elettorale. Si misura con la capacità di trasformare quei rapporti in opere, servizi, decisioni, risposte. Ma sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscere che Reggio Calabria, oggi, parte da una posizione diversa rispetto al passato.

Cannizzaro non è un sindaco calato per caso dentro Palazzo San Giorgio. È un uomo politico che conosce le istituzioni, che ha maturato esperienza parlamentare, che ha già dimostrato di sapersi muovere nei palazzi dove si decidono risorse, competenze e opportunità. E una città difficile come Reggio Calabria ha bisogno anche di questo: non solo di buona volontà, ma di peso politico.

Accanto a lui c’è una squadra che merita di essere giudicata non con il pregiudizio, ma con il tempo. Tra i suoi componenti, Massimo Ripepi rappresenta una figura politica riconoscibile, diretta, a tratti ruvida, ma proprio per questo autentica. Ripepi parla senza nascondersi dietro formule vuote. Dice ciò che pensa, anche quando può risultare scomodo. E in un’epoca in cui molti amministratori sembrano allenati a non dire nulla pur parlando molto, questa è già una qualità.

Nel dialogo emerge un punto centrale: la politica deve tornare a guidare, ma deve sapersi circondare di competenze. È un concetto semplice, quasi elementare, eppure spesso dimenticato. Non basta essere tecnici per governare, così come non basta essere politici per risolvere problemi complessi. Serve una sintesi: la responsabilità della politica e il supporto serio delle professionalità.

Ripepi lo dice con chiarezza: l’assessore deve avere una visione politica, ma deve anche poter contare su tecnici preparati. È una posizione che restituisce dignità alla politica, non come occupazione di poltrone, ma come capacità di indirizzo, scelta e responsabilità. Il tecnico studia, analizza, prepara. La politica decide, risponde, rischia la faccia davanti ai cittadini.

Ed è qui che si vede la differenza tra l’amministrazione intesa come gestione fredda e l’amministrazione intesa come missione pubblica. Reggio Calabria non ha bisogno di burocrati dell’immobilismo. Ha bisogno di amministratori presenti, riconoscibili, responsabili. Ha bisogno di vedere le luci accese nei palazzi comunali, anche quando prima quelle luci erano spente. Ha bisogno di percepire che qualcuno, finalmente, sta provando a cambiare passo.

Il dato simbolico degli orari di Palazzo San Giorgio non è secondario. Un Comune aperto, vissuto, frequentato anche oltre la routine burocratica, è un segnale. Non risolve da solo i problemi della città, ma comunica una cosa precisa: l’amministrazione c’è. E per una comunità abituata troppo spesso alla distanza tra cittadini e istituzioni, anche questo conta.

Massimo Ripepi, in questa fase, appare come un assessore consapevole della difficoltà del compito. Non promette miracoli. Non vende illusioni. Parla di “milioni di problemi” da affrontare, riconoscendo che non si può risolvere tutto in una volta. Ma aggiunge un elemento decisivo: la volontà di lavorare, di provarci, di esserci.

Ed è proprio questo che oggi va riconosciuto. Non l’applauso cieco, non la propaganda, non l’assoluzione preventiva. Ma il diritto-dovere di concedere fiducia a chi si assume la responsabilità di governare una città complessa, ferita, esigente come Reggio Calabria.

Francesco Cannizzaro ha davanti una sfida enorme: dimostrare che l’autorevolezza politica può diventare buona amministrazione. Massimo Ripepi e gli altri assessori hanno davanti un compito altrettanto serio: trasformare l’entusiasmo iniziale in risultati concreti.

La critica arriverà, se dovrà arrivare. E dovrà essere dura, netta, libera, come ogni critica onesta. Ma oggi criticare a prescindere sarebbe un esercizio sterile, quasi un riflesso automatico di chi ha smesso di credere prima ancora di verificare.

Reggio Calabria non può più permettersi il lusso del cinismo permanente. Ha bisogno di vigilanza, certo. Ha bisogno di giornalismo libero, senza dubbio. Ma ha bisogno anche di riconoscere quando una nuova stagione merita almeno la possibilità di essere giudicata sui fatti.

Cannizzaro ha acceso un’aspettativa. Ripepi, con la sua franchezza, ne interpreta una parte viva e politica. Ora viene il tempo più difficile: quello delle risposte.

Perché la fiducia non è un assegno in bianco. È un credito morale concesso a tempo determinato. E da qui a un anno, come lo stesso Ripepi ricorda, i cittadini potranno iniziare a misurare davvero il valore di questa squadra.

Fino ad allora, una cosa va detta con chiarezza: se l’impegno, la presenza e l’autorevolezza istituzionale sono l’inizio di un percorso, allora Reggio Calabria ha il dovere di guardare a questa fase non con rassegnazione, ma con attenzione. E forse, finalmente, con una speranza più concreta.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

​Reggio Calabria, la scommessa della fiducia: la sfida di Cannizzaro e la franchezza di Ripepi Reggio Calabria, il coraggio della fiducia La nuova fase amministrativa a Palazzo San Giorgio tra peso istituzionale e necessità di risposte concrete ​Reggio Calabria, la scommessa della fiducia: la sfida di Cannizzaro e la franchezza di Ripepi ​Il nuovo corso politico della città si gioca sulla capacità di trasformare i rapporti con Governo e Regione in opere e servizi. Agli assessori il compito di unire visione e competenze, superando il cinismo per farsi giudicare solo sui fatti. Di Luigi Palamara  Una parola che, in politica, fa più paura della critica: fiducia. La critica è comoda. Si può esercitare da lontano, seduti in poltrona, con la penna affilata e il giudizio già scritto prima ancora che i fatti accadano. La fiducia, invece, è più rischiosa. Perché espone. Perché obbliga ad attendere, a osservare, a misurare gli uomini non sulle chiacchiere ma sui gesti, non sulle promesse ma sulle scelte, non sulle etichette ma sui risultati. Ed è proprio da questa parola, fiducia, che bisogna partire per leggere la nuova fase politica e amministrativa che si apre a Reggio Calabria con il sindaco Francesco Cannizzaro e con la squadra che ha scelto, tra cui l’assessore Massimo Ripepi. Cannizzaro porta con sé un dato che nessuno può ignorare: l’autorevolezza dei rapporti istituzionali. In una città che per troppo tempo ha vissuto di isolamento, di promesse mancate, di uffici chiusi troppo presto e di speranze lasciate fuori dalla porta, avere un sindaco capace di dialogare con la Regione e con il Governo non è un dettaglio. È una condizione politica. È una leva amministrativa. È, forse, una possibilità concreta. Naturalmente i rapporti, da soli, non bastano. La politica non si misura con le fotografie, né con le strette di mano, né con le formule da campagna elettorale. Si misura con la capacità di trasformare quei rapporti in opere, servizi, decisioni, risposte. Ma sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscere che Reggio Calabria, oggi, parte da una posizione diversa rispetto al passato. Cannizzaro non è un sindaco calato per caso dentro Palazzo San Giorgio. È un uomo politico che conosce le istituzioni, che ha maturato esperienza parlamentare, che ha già dimostrato di sapersi muovere nei palazzi dove si decidono risorse, competenze e opportunità. E una città difficile come Reggio Calabria ha bisogno anche di questo: non solo di buona volontà, ma di peso politico. Accanto a lui c’è una squadra che merita di essere giudicata non con il pregiudizio, ma con il tempo. Tra i suoi componenti, Massimo Ripepi rappresenta una figura politica riconoscibile, diretta, a tratti ruvida, ma proprio per questo autentica. Ripepi parla senza nascondersi dietro formule vuote. Dice ciò che pensa, anche quando può risultare scomodo. E in un’epoca in cui molti amministratori sembrano allenati a non dire nulla pur parlando molto, questa è già una qualità. Nel dialogo emerge un punto centrale: la politica deve tornare a guidare, ma deve sapersi circondare di competenze. È un concetto semplice, quasi elementare, eppure spesso dimenticato. Non basta essere tecnici per governare, così come non basta essere politici per risolvere problemi complessi. Serve una sintesi: la responsabilità della politica e il supporto serio delle professionalità. Ripepi lo dice con chiarezza: l’assessore deve avere una visione politica, ma deve anche poter contare su tecnici preparati. È una posizione che restituisce dignità alla politica, non come occupazione di poltrone, ma come capacità di indirizzo, scelta e responsabilità. Il tecnico studia, analizza, prepara. La politica decide, risponde, rischia la faccia davanti ai cittadini. Articolo completo su CartaStraccia.News

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