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Il ponte della volontà: sbloccato il Calopinace, la sfida si sposta sulle date

Il ponte della volontà: sbloccato il Calopinace, la sfida si sposta sulle date

Dieci anni di stallo, poi la svolta: il metodo Cannizzaro rimette in moto Reggio Calabria

Il ponte della volontà: sbloccato il Calopinace, la sfida si sposta sulle date

​Da monumento all'impotenza a cantiere della concretezza: l'amministrazione sceglie la via della responsabilità fissando la consegna al 9 ottobre. Una prova di buona politica fondata su visione e risultati verificabili.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Certe opere pubbliche servono a unire due sponde. E altre invece, prima ancora delle sponde, dividono una città: tra chi promette e chi aspetta, tra chi amministra e chi rinvia, tra chi firma carte e chi pretende risultati.

Il ponte Calopinace, per dieci anni, è stato soprattutto questo: non un’infrastruttura, ma un monumento all’impotenza. Pochi metri di cemento capaci di raccontare, meglio di cento convegni, l’antico vizio italiano di rendere impossibile persino ciò che dovrebbe essere normale.

Poi è arrivato Francesco Cannizzaro.

E, piaccia o non piaccia ai professionisti del mugugno, qualcosa è cambiato. Non nei comunicati, non nelle promesse, non nelle solite cerimonie in cui si tagliano nastri prima ancora di avere completato i lavori. È cambiato il metodo.

Cannizzaro ha fatto una cosa rivoluzionaria proprio perché elementare: ha convocato i tecnici, coinvolto l’impresa, ricostruito il rapporto con il responsabile del procedimento, rimesso intorno allo stesso tavolo persone che per anni avevano parlato lingue diverse. Ha sostituito alla liturgia del conflitto la concretezza dell’accordo. Alla minaccia dei ricorsi ha preferito la responsabilità del risultato.

Non è poco. In una pubblica amministrazione spesso paralizzata dalla paura di decidere, assumersi il peso di una scelta è già un atto politico.

Il sindaco ha indicato due date: il 4 agosto per l’avvio dei lavori e il 9 ottobre per la riconsegna dell’opera alla città. Cinquantotto giorni. Una scadenza precisa, dunque verificabile. E la politica, quando accetta di essere giudicata sulle date anziché sulle intenzioni, torna finalmente a essere una cosa seria.

Perché è facile promettere. È facile denunciare chi c’era prima. È facile dire che la colpa appartiene sempre a qualcun altro: alla burocrazia, alla ditta, ai tecnici, ai tribunali, alla pioggia, al destino cinico e baro.

Più difficile è prendere un’opera incagliata da un decennio e dire: adesso me ne assumo la responsabilità.

Cannizzaro lo ha fatto.

Ha evitato la scorciatoia propagandistica della rescissione contrattuale, che avrebbe forse prodotto qualche titolo di giornale e certamente anni di contenzioso. Ha scelto invece la strada meno teatrale e più utile: far restare l’impresa, risolvere i contrasti, completare il ponte.

Qualcuno potrà obiettare che un’amministrazione pubblica debba semplicemente fare il proprio dovere. È vero. Ma in una terra in cui il dovere viene troppo spesso presentato come un’impresa eroica, riuscire a compierlo diventa quasi un’eccezione.

E le eccezioni, quando sono positive, meritano di essere riconosciute.

Il nuovo ponte non sarà soltanto diverso nei materiali, nell’illuminazione, nei colori e nelle rampe di accesso. Sarà diverso soprattutto per ciò che rappresenta. Non più il simbolo di una città incapace di terminare un’opera, ma la prova che l’immobilismo non è una condanna naturale, né una maledizione geografica.

Reggio Calabria non è destinata all’incompiutezza. Non è obbligata a convivere eternamente con i cantieri abbandonati, con le transenne scolorite, con le erbacce che crescono intorno alle promesse elettorali.

Può scegliere.

Può scegliere amministratori che si limitano a spiegare perché una cosa non si possa fare. Oppure può scegliere chi tenta di farla, rischiando anche di essere smentito dai fatti.

Cannizzaro ha scelto il rischio della decisione.

E ha rilanciato una visione più ampia: collegare il centro storico, il lungomare Falcomatà e il Parco Lineare Sud, trasformando parti oggi separate in un unico sistema urbano. I “cinque chilometri più belli d’Italia” possono apparire uno slogan ambizioso. Ma le città hanno bisogno anche di ambizione, purché sia seguita dai cantieri, dai servizi, dalla manutenzione e dalla vigilanza.

La visione, senza amministrazione, è retorica. L’amministrazione, senza visione, è contabilità. Un buon governo deve tenere insieme entrambe.

Cannizzaro sembra averlo compreso.

Ha parlato del degrado del Parco Lineare Sud senza fingere che non esista. Ha riconosciuto che gli interventi estivi non sono sufficienti. Ha indicato la necessità di servizi, riqualificazione, controllo del territorio e contrasto all’abbandono dei rifiuti. Non ha descritto una città immaginaria. Ha descritto quella reale, proponendosi però di cambiarla.

È su questo che dovrà essere giudicato.

Non sull’entusiasmo della conferenza stampa, ma sulla puntualità del cantiere. Non sulle parole pronunciate davanti alle telecamere, ma sulle automobili che attraverseranno il ponte. Non sulla bellezza del progetto, ma sulla capacità di rendere fruibile e sicuro il territorio circostante.

Il 9 ottobre non dovrà essere una data da spostare, spiegare o reinterpretare. Dovrà essere il giorno in cui Reggio Calabria riavrà il suo ponte.

Se accadrà, il merito politico e amministrativo sarà evidente. Perché governare non significa soltanto amministrare ciò che funziona. Significa entrare nei problemi che altri hanno lasciato marcire, sopportarne il peso e uscirne con una soluzione.

Dopo dieci anni di attesa, Cannizzaro ha deciso di mettere il proprio nome e la propria credibilità su un’opera che molti avrebbero preferito evitare.

È un gesto di coraggio amministrativo, ma anche di rispetto verso i cittadini. Per troppo tempo ai reggini è stato chiesto di avere pazienza. Ora viene finalmente indicato il giorno in cui quella pazienza dovrebbe essere ripagata.

Un ponte, in fondo, è una cosa semplice: parte da un punto e arriva a un altro.

Anche la buona politica dovrebbe funzionare così.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Il ponte della volontà: sbloccato il Calopinace, la sfida si sposta sulle date Dieci anni di stallo, poi la svolta: il metodo Cannizzaro rimette in moto Reggio ​Il ponte della volontà: sbloccato il Calopinace, la sfida si sposta sulle date ​Da monumento all'impotenza a cantiere della concretezza: l'amministrazione sceglie la via della responsabilità fissando la consegna al 9 ottobre. Una prova di buona politica fondata su visione e risultati verificabili. L'Editoriale di Luigi Palamara  Certe opere pubbliche servono a unire due sponde. E altre invece, prima ancora delle sponde, dividono una città: tra chi promette e chi aspetta, tra chi amministra e chi rinvia, tra chi firma carte e chi pretende risultati. Il ponte Calopinace, per dieci anni, è stato soprattutto questo: non un’infrastruttura, ma un monumento all’impotenza. Pochi metri di cemento capaci di raccontare, meglio di cento convegni, l’antico vizio italiano di rendere impossibile persino ciò che dovrebbe essere normale. Poi è arrivato Francesco Cannizzaro. E, piaccia o non piaccia ai professionisti del mugugno, qualcosa è cambiato. Non nei comunicati, non nelle promesse, non nelle solite cerimonie in cui si tagliano nastri prima ancora di avere completato i lavori. È cambiato il metodo. Cannizzaro ha fatto una cosa rivoluzionaria proprio perché elementare: ha convocato i tecnici, coinvolto l’impresa, ricostruito il rapporto con il responsabile del procedimento, rimesso intorno allo stesso tavolo persone che per anni avevano parlato lingue diverse. Ha sostituito alla liturgia del conflitto la concretezza dell’accordo. Alla minaccia dei ricorsi ha preferito la responsabilità del risultato. Non è poco. In una pubblica amministrazione spesso paralizzata dalla paura di decidere, assumersi il peso di una scelta è già un atto politico. Il sindaco ha indicato due date: il 4 agosto per l’avvio dei lavori e il 9 ottobre per la riconsegna dell’opera alla città. Cinquantotto giorni. Una scadenza precisa, dunque verificabile. E la politica, quando accetta di essere giudicata sulle date anziché sulle intenzioni, torna finalmente a essere una cosa seria. Perché è facile promettere. È facile denunciare chi c’era prima. È facile dire che la colpa appartiene sempre a qualcun altro: alla burocrazia, alla ditta, ai tecnici, ai tribunali, alla pioggia, al destino cinico e baro. Più difficile è prendere un’opera incagliata da un decennio e dire: adesso me ne assumo la responsabilità. Cannizzaro lo ha fatto. Ha evitato la scorciatoia propagandistica della rescissione contrattuale, che avrebbe forse prodotto qualche titolo di giornale e certamente anni di contenzioso. Ha scelto invece la strada meno teatrale e più utile: far restare l’impresa, risolvere i contrasti, completare il ponte. Qualcuno potrà obiettare che un’amministrazione pubblica debba semplicemente fare il proprio dovere. È vero. Ma in una terra in cui il dovere viene troppo spesso presentato come un’impresa eroica, riuscire a compierlo diventa quasi un’eccezione. E le eccezioni, quando sono positive, meritano di essere riconosciute. Il nuovo ponte non sarà soltanto diverso nei materiali, nell’illuminazione, nei colori e nelle rampe di accesso. Sarà diverso soprattutto per ciò che rappresenta. Non più il simbolo di una città incapace di terminare un’opera, ma la prova che l’immobilismo non è una condanna naturale, né una maledizione geografica. Reggio Calabria non è destinata all’incompiutezza. Non è obbligata a convivere eternamente con i cantieri abbandonati, con le transenne scolorite, con le erbacce che crescono intorno alle promesse elettorali. Può scegliere. Può scegliere amministratori che si limitano a spiegare perché una cosa non si possa fare. Oppure può scegliere chi tenta di farla, rischiando anche di essere smentito dai fatti. Cannizzaro ha scelto il rischio della decisione. Editoriale completo su CartaStraccia.News

♬ audio originale - Luigi Palamara

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