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La dignità non si finge

La dignità non si finge

A volte mi domando quale misteriosa convenienza ci sia nel vivere senza dignità.

Perché bisogna pur possedere una disciplina particolare per trascorrere l’esistenza piegando la schiena davanti a chi conviene, rialzandola soltanto quando non costa nulla, sorridendo in pubblico e avvelenando i pozzi in privato.

È una forma di miseria che non ha nemmeno il coraggio di dichiararsi.

Ci sono persone che sembrano vivere di questo: dell’invidia per chi vale più di loro, del tentativo ostinato di ridimensionarlo, della piccola soddisfazione di screditare ciò che non riescono a eguagliare. Come se demolire un uomo di talento potesse aggiungere un solo centimetro alla propria statura.

Non funziona.

Ed è questo, forse, l’aspetto più grottesco.

Non torna indietro nulla.

La mediocrità rimane mediocrità anche quando riesce a ottenere un applauso, una complicità, una convenienza. E la viltà non diventa intelligenza soltanto perché viene praticata con discrezione.

Gli altri vedono.

Vedono chi prende posizione soltanto quando sa da che parte tira il vento. Vedono chi dice una cosa davanti e un’altra dietro. Vedono chi esalta il mediocre non perché lo stimi, ma perché gli serve per oscurare qualcuno che teme.

È un gioco antico e miserabile: abbassare chi sta in alto invece di provare a salire.

Ma il talento non si cancella per decreto. Il valore non scompare perché qualcuno decide di ignorarlo. E soprattutto la pochezza non diventa grandezza per contrasto.

Prima o poi resta soltanto lo specchio.

E davanti allo specchio non ci sono alleati, convenienze, sussurri nei corridoi o mezze frasi dette alle spalle. Ci siete voi.

Con ciò che avete costruito.

Con ciò che avete difeso.

Con le persone che avete scelto di valorizzare e quelle che avete tentato di screditare.

Allora forse sarebbe utile porsi una domanda molto semplice: perché?

Perché sprecare una vita a combattere il valore degli altri invece di costruirne uno proprio?

Perché premiare la mediocrità pur di non riconoscere il talento?

Perché consumarsi nell’invidia, nella convenienza, nella vigliaccheria?

Il tempo, nel frattempo, passa.

E mentre siete occupati a diminuire gli altri, diminuisce soprattutto la vostra vita.

Finché un giorno potreste accorgervi della cosa peggiore: non che gli altri vi abbiano giudicati male.

Ma che vi abbiano capiti perfettamente.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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