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A questa non la ferma neanche la Madonna

A questa non la ferma neanche la Madonna

Episodi spiacevoli documentati con video e segnalati formalmente: "Essere colleghi non concede immunità, familiarità obbligatoria né diritto d'accesso alla vita altrui. Il diritto elementare di essere lasciati in pace".

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Succede sempre così. Non so per quale misteriosa legge della natura, ma prima o poi l’attenzione dei mediocri finisce per posarsi su chi avrebbe volentieri fatto a meno persino di conoscerli.

Stavolta, per giunta, al femminile.

C’è una sedicente collega giornalista che, nelle occasioni pubbliche in cui capita di incrociarmi, sembra aver sviluppato una singolare vocazione: disturbarmi. Avvicinarsi. Strattonarmi. Borbottare frasi e presunte offese con quella prosa confusa che spesso accompagna i pensieri quando arrivano prima delle idee.

Finora ho lasciato correre.

Adesso basta.

Anche perché vorrei sgombrare il campo da eventuali fantasie: non è il mio tipo. E, per una questione quasi anagrafica prima ancora che estetica, ho due figlie più grandi di lei. Dunque nessuna commedia, nessun equivoco, nessun feuilleton sentimentale. Soltanto una confidenza mai concessa e diventata, a mio giudizio, insistenza molesta.

L’ultimo episodio ha persino qualcosa di grottesco.

Processione della Madonna della Consolazione. Una città intera, strade, piazze, metri e metri di spazio. Eppure, come per un prodigio al contrario, me la ritrovo ancora tra i piedi.

Poi quel borbottare contro di me sulla scalinata del Duomo, proprio mentre la Madonna si accingeva a entrare.

E lì ho capito tutto.

A questa non la ferma neanche la Madonna.

C’è una misura anche nella maleducazione. Un confine persino nell’antipatia. E soprattutto esiste un diritto elementare, che evidentemente bisogna ormai spiegare anche a chi esercita, o sostiene di esercitare,  il mestiere dell’informazione: quello di essere lasciati in pace.

Per questo segnalerò gli episodi alle autorità competenti e all’Ordine dei giornalisti, mettendo a disposizione ciò che ho documentato, compresi i video che, a mio avviso, testimoniano offese, contatti e comportamenti che considero inaccettabili.

E rendo pubblica la vicenda proprio perché non intendo consentire che si vada oltre.

Sono deluso, questo sì. Credevo di avere già conosciuto parecchi sottoscala dell’umana eleganza. Evidentemente ne mancava ancora qualcuno nell’itinerario.

Ma ormai mi meraviglio di poco.

Ne ho passate tante. Passerà anche questa.

Resta però un piccolo avviso, semplice abbastanza da poter essere compreso senza lauree, tesserini professionali o corsi di aggiornamento.

Se non saluto qualcuno, può darsi che sia perché non desidero averci a che fare.

Neppure per un saluto.

Essere “colleghi” non concede immunità, familiarità obbligatoria né diritto d’accesso alla vita altrui.

È davvero così difficile da capire?

Chiedo per un amico.


P.S. Da una verifica scopro che non è Giornalista. Non è iscritta all'albo.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 

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