Oltre la tessera c'è il nulla: quando il giornalismo dimentica l'educazione e si riduce a un cortile di dispetti
di Luigi Palamara
Mi accade una cosa incredibile. Incredibile, almeno, se si continua ad avere la debolezza di credere che certi mestieri impongano anche un minimo di educazione. E, a dire il vero, non è neppure la prima volta.
C’è una ragazza, una collega. Giornalista, almeno sulla carta. Perché poi esistono i titoli, i tesserini, le qualifiche. E infine esistono i comportamenti. Ed è lì, di solito, che casca l’asino.
Ogni occasione sembra buona per creare imbarazzo. Un gesto, una spallata, uno strattone. Poi le parole dette sottovoce, naturalmente: perché il coraggio, quando arriva il momento di metterci la faccia, diventa improvvisamente merce rara. L’offesa sussurrata ha questo vantaggio: sporca l’aria e lascia all’autore l’illusione dell’impunità.
È un atteggiamento che trovo miserabile. Non perché mi scandalizzi, ho passato l’età degli scandali, ma perché conosco troppo bene questa piccola liturgia dell’arroganza: provocare, infastidire, colpire di sbieco e poi fingersi innocenti.
E la cosa più deprimente è che non è la prima volta.
Cambiano i volti. Cambiano le attrici. Il copione, invece, resta lo stesso.
Scene già viste, parole già ascoltate, meschinità riciclate con la convinzione puerile di essere originali. Talvolta viene persino da pensare di trovarsi dentro un brutto film. Ma un film, almeno, a un certo punto finisce. Qui invece a girare a vuoto sono certe esistenze, con il loro repertorio di dispetti, allusioni e piccole vigliaccherie quotidiane.
Io non pretendo simpatia. Non la chiedo e non mi interessa. Non pretendo amicizia, ossequio o approvazione.
Pretendo una cosa assai più modesta e, proprio per questo, apparentemente rivoluzionaria: il rispetto.
Quello che dovrebbe esistere tra colleghi. Quello che dovrebbe esserci tra adulti. Quello che dovrebbe impedire di trasformare un luogo di lavoro nel cortile di una scuola frequentata da ragazzini maleducati.
Ho sopportato abbastanza.
Le provocazioni hanno un limite. La pazienza pure.
E adesso basta.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
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