PASSAPAROLA. “PRENDERSI CURA DEL CREATO”
Quante volte i passaparola ci invitano a vivere in modo “fraterno” la nostra esperienza con il creato… e non mi pare esagerato.
“Prendersi cura del creato” non deve essere un semplice dovere ecologico o una moda del nostro tempo, ma una fondamentale chiamata alla responsabilità e alla gratitudine.
Ogni stelo d’erba, ogni goccia d’acqua e ogni creatura che popola la terra raccontano una storia di bellezza e di armonia che ci è stata affidata, non perché la dominiamo con arroganza, ma perché la custodiamo con amore.
Tante volte abbiamo scambiato l’abitare il mondo con il “consumarlo”, dimenticando che le risorse della natura non sono infinite e che la salute del creato è indissolubilmente legata alla nostra.
“Prendersi cura del creato”, allora, significa saper rallentare, ridurre gli sprechi e guardare ciò che ci circonda non come un oggetto da sfruttare, ma come una casa comune da proteggere.
Ogni nostro piccolo gesto quotidiano – dal risparmio dell’acqua al rispetto per la vegetazione e per gli animali – diventa così un atto di rispetto verso chi vive con noi oggi e un dono di speranza per le generazioni di domani.
Custodire la natura significa, in fondo, custodire noi stessi e riconoscere il valore sacro della vita in tutte le sue meravigliose forme.
Il Vangelo è chiaro: «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono e non raccolgono nei granai, eppure il Padre vostro celeste li nutre» (Matteo 6,26).
E guardiamo anche alla saggezza degli Indios americani: «La terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli!».
Che saggezza!
Facciamo, allora, anche noi la nostra parte.
Don Nino Carta
20.9.2026
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