Daniela Iiriti e la sfida del centrodestra a Reggio Calabria: "Tra identità e governo, ecco perché il voto per Roscioli vale più di un seggio"
Verso le elezioni suppletive / L'intervento dell'esponente del centrodestra.
Dal futuro della destra alla filiera istituzionale: la candidatura di Fabio Roscioli come banco di prova tra le istanze del territorio e le grandi scelte nazionali ed europee.
Daniela Iiriti e la destra che vuole governare
L'Editoriale di Luigi Palamara
Alcuni interventi parlano di un candidato.
E altri invece che, partendo da un candidato, finiscono per parlare di un’idea di Paese.
Daniela Iiriti sceglie la seconda strada.
Fabio Roscioli è il nome sulla scheda. Ma nel suo discorso il nome conta fino a un certo punto. Conta ciò che rappresenta.
Se Giorgia Meloni è il centro politico della coalizione nazionale e Roscioli è il candidato comune del centrodestra a Reggio Calabria, allora la suppletiva smette di essere soltanto una questione reggina.
Diventa, nella narrazione di Iiriti, un voto di continuità.
Un voto che lega Reggio a Roma.
Il territorio al governo.
La candidatura locale a una linea politica nazionale.
Ed è qui che l’intervento acquista peso.
Perché un’elezione nata da una circostanza molto concreta il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro dopo la sua elezione a sindaco, viene improvvisamente caricata di questioni enormemente più grandi.
Europa.
Occidente.
Russia.
Governo Meloni.
Identità della destra.
Stabilità della coalizione.
Futuro politico.
È molto materiale per un solo seggio.
Ma proprio questo è il punto.
Iiriti non vuole restringere.
Vuole allargare.
Non vuole che l’elettore guardi soltanto alla biografia del candidato.
Vuole che guardi al significato politico della scelta.
E così la campagna cambia scala.
Roscioli non è più soltanto Roscioli.
Diventa un tassello.
Un segmento di una costruzione più grande.
Una candidatura territoriale dentro un progetto nazionale.
La domanda, a quel punto, viene quasi da sé.
Che cosa vuole essere oggi la destra italiana?
Una forza di protesta?
Oppure una forza di governo?
È una domanda che attraversa da anni tutta la storia della destra italiana.
La protesta è semplice.
Il governo no.
La protesta può permettersi la frase perfetta.
Il governo deve convivere con bilanci, trattati, amministrazioni, alleanze, responsabilità, compromessi, interessi divergenti.
La protesta può dire no.
Il governo deve anche dire come.
È questa la linea che emerge dall’intervento di Iiriti.
Non una destra che vive soltanto della propria identità.
Una destra che pretende di dimostrare che quell’identità può reggere il peso delle istituzioni.
Ed è qui che Giorgia Meloni diventa, nel ragionamento di Iiriti, qualcosa di più di una leader di partito.
Diventa la risposta politica a quella domanda.
La dimostrazione, secondo la sua impostazione, che una forza nata fuori dai tradizionali centri del potere possa arrivare alla guida del governo e misurarsi con l’Europa, con l’Occidente, con le crisi internazionali e con le responsabilità di Palazzo Chigi.
Non basta più dire chi sei.
Devi dimostrare cosa sai fare.
Ed è forse questo il passaggio più interessante dell’intervento.
Perché Iiriti non sembra voler chiedere all’elettore soltanto fedeltà.
Chiede continuità.
E le due cose non sono identiche.
La fedeltà guarda all’appartenenza.
La continuità guarda al percorso.
Nel suo discorso, il voto per Roscioli diventa dunque un anello di una catena istituzionale.
Comune.
Regione.
Parlamento.
Governo.
Coalizione.
È la politica della filiera.
Una parola poco poetica, ma molto concreta.
L’idea è semplice: se territorio e governo parlano la stessa lingua politica, aumenta la possibilità di trasformare la rappresentanza in capacità di incidere.
È una tesi politica, naturalmente.
Non una verità automatica.
Ma è precisamente la tesi che Iiriti porta davanti alla platea.
Ed è anche per questo che introduce temi che, in apparenza, sembrerebbero troppo grandi per una suppletiva.
L’Europa.
L’Occidente.
La Russia.
Sono questioni che allontanano lo sguardo dal collegio e lo portano sul terreno della collocazione internazionale dell’Italia.
Il messaggio è evidente.
Una forza di governo non può limitarsi alla politica domestica.
Deve sapere dove collocare il Paese.
Con quali alleati.
Dentro quale sistema di relazioni.
Con quale postura internazionale.
È qui che l’identità smette di essere un simbolo e diventa responsabilità.
Perché governare significa scegliere anche quando le scelte dividono.
Ed è precisamente questa distinzione che separa la cultura della testimonianza dalla cultura del governo.
La testimonianza può permettersi la purezza.
Il governo deve rispondere delle conseguenze.
Iiriti sembra voler collocare il centrodestra proprio su questo secondo terreno.
E quindi la domanda torna.
La destra è protesta?
Oppure è governo?
Lei ha già dato la sua risposta.
Ma la risposta, da sola, non basta.
Perché la politica vive di parole soltanto fino al giorno delle elezioni.
Dopo, vive di risultati.
Ed è qui che il discorso di Iiriti incontra il suo banco di prova più serio.
Se l’identità viene rivendicata come istituzionale, europea, occidentale e governativa, allora quella stessa identità dovrà essere misurata sulla capacità di produrre effetti concreti.
A Reggio.
Non soltanto a Roma.
È facile riempire una sala parlando di valori.
Più difficile riempire un territorio di servizi.
Di infrastrutture.
Di lavoro.
Di sanità efficiente.
Di amministrazione.
Di opportunità.
Di presenza dello Stato.
Ed è qui che l’intervento assume il suo significato più netto.
Iiriti non propone una destra chiusa dentro la nostalgia di sé stessa.
Propone una destra che pretende di essere giudicata come forza di governo.
E questo cambia tutto.
Perché chi protesta può attribuire sempre ad altri la colpa.
Chi governa, prima o poi, deve rispondere.
È il prezzo del potere.
Ed è anche la sua dignità.
Il voto per Roscioli, nel quadro disegnato da Daniela Iiriti, assume dunque un significato molto preciso.
Non soltanto scegliere un deputato.
Scegliere se rafforzare o interrompere una continuità politica.
Non soltanto guardare a un collegio.
Guardare a un sistema.
Non soltanto chiedersi chi debba occupare un seggio.
Chiedersi quale idea della destra debba rappresentarlo.
Quella che protesta.
O quella che governa.
Iiriti ha scelto la seconda.
Il resto, come sempre, non lo decideranno i discorsi.
Lo decideranno gli elettori.
E poi, soprattutto, i risultati.
Perché le identità possono riempire una sala.
I risultati, invece, devono riempire una città.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
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