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CANNIZZARO, QUATTRO MESI PER CAMBIARE IL PASSO. ORA LA SFIDA È COSTRUIRE LA REGGIO CALABRIA DEL MONDO

CANNIZZARO, QUATTRO MESI PER CAMBIARE IL PASSO. ORA LA SFIDA È COSTRUIRE LA REGGIO CALABRIA DEL MONDO

Dalla sanità alla riorganizzazione del Comune, dal rapporto con Roma alla collaborazione con l'opposizione: il sindaco Francesco Cannizzaro rivendica una politica fondata sui risultati. Nei suoi primi quattro mesi alla guida di Palazzo San Giorgio prende forma l'ambizione di una città capace di superare i propri ritardi e ritrovare una dimensione internazionale. La sfida più grande, però, è ancora tutta da giocare: lasciare un segno nella storia amministrativa di Reggio Calabria.

Editoriale di Luigi Palamara

REGGIO CALABRIA, 27 ottobre 2027. Quattro mesi sono pochi per cambiare una città. Possono bastare, però, per cambiare il modo di guardarla.

Per interrompere certe abitudini. Per rimettere in discussione le liturgie di una politica che troppo spesso ha confuso il movimento con il progresso, le conferenze stampa con i risultati, le promesse con le opere.

Francesco Cannizzaro, nei suoi primi quattro mesi da sindaco di Reggio Calabria, ha scelto di presentarsi con un metodo preciso: parlare meno dei problemi per attribuirne le colpe e lavorare di più per individuare le soluzioni.

È questa la discontinuità che rivendica.

Non una rivoluzione già compiuta, perché quattro mesi non consentono bilanci definitivi. Ma un cambio di impostazione politica che emerge con chiarezza dal suo intervento conclusivo al Consiglio comunale.

Cannizzaro non si è limitato a difendere la propria amministrazione. Ha delineato un'idea di governo, ha indicato priorità e ha assunto impegni pubblici sui quali, da oggi, sarà possibile misurarlo.

E soprattutto ha lasciato intravedere un'ambizione che va oltre la normale amministrazione.

Non vuole soltanto governare Reggio Calabria. Vuole concorrere a costruire una stagione amministrativa destinata a lasciare un segno nella storia della città.

È un traguardo impegnativo. E non sarà un discorso, per quanto efficace, a decretarne il raggiungimento.

Una città che non può più accontentarsi.

Reggio Calabria possiede una bellezza che non ha bisogno di essere inventata.

Ha lo Stretto, il mare, la storia, l'archeologia, il paesaggio, la vicinanza dell'Aspromonte. Ha un'identità mediterranea che potrebbe dialogare con le grandi città internazionali.

Eppure, troppo spesso, questa ricchezza è rimasta una promessa incompiuta.

Una città può avere uno dei panorami più straordinari del mondo e continuare a soffrire per servizi insufficienti, infrastrutture da migliorare, difficoltà occupazionali e lentezze amministrative.

La bellezza, da sola, non produce sviluppo.

Occorrono programmazione, investimenti, manutenzione, servizi, cultura amministrativa e capacità di attrarre opportunità.

È su questa distanza tra ciò che Reggio Calabria possiede e ciò che potrebbe diventare che si colloca la sfida politica di Cannizzaro.

L'obiettivo di riportare Reggio tra le città internazionali più belle e attrattive non può essere ridotto a uno slogan turistico.

Significa costruire una città capace di accogliere, collegare, offrire servizi e trattenere i propri giovani.

Significa trasformare il patrimonio naturale e culturale in opportunità economiche, senza sacrificare l'identità del territorio.

Significa soprattutto convincere i cittadini che il futuro non debba necessariamente essere cercato altrove.

La concretezza come metodo.

Nel discorso pronunciato in Consiglio comunale, Cannizzaro ha insistito su una distinzione essenziale: quella tra comunicare un problema e lavorare per risolverlo.

Ha contestato l'uso dei social network come luogo permanente della polemica politica e ha sostenuto che l'amministrazione debba essere giudicata sulla concretezza delle decisioni.

È una posizione che contiene anche una sfida rivolta a se stesso.

Perché quando un sindaco chiede di essere valutato sui risultati, rinuncia almeno in parte alla protezione delle intenzioni.

Non basterà più dire che un problema è stato ereditato.

Non basterà denunciare le responsabilità di chi governava prima.

Bisognerà dimostrare che qualcosa è cambiato.

Ed è proprio qui che il discorso di Cannizzaro diventa interessante.

Non tanto per la durezza delle critiche al Partito Democratico o all'ex sindaco Giuseppe Falcomatà, quanto per gli impegni concreti che accompagnano quelle critiche.

Gallico: una promessa che diventa responsabilità.

La vicenda del presidio sanitario di Gallico è emblematica.

Da una parte, le preoccupazioni dei cittadini per il futuro di un servizio essenziale. Dall'altra, il confronto politico sulle competenze e sulle responsabilità.

Cannizzaro ha contestato l'interpretazione secondo cui il presidio sarebbe destinato alla chiusura.

Ha spiegato che, nella ricostruzione dell'amministrazione, il problema riguarda l'individuazione di una sede idonea, anche alla luce dei vincoli che interessano l'Azienda sanitaria provinciale.

Poi ha assunto un impegno netto: il presidio di Gallico non chiuderà.

Una frase del genere ha un peso.

Perché non può essere considerata soltanto una risposta agli avversari politici.

È una garanzia pronunciata davanti alla rappresentanza democratica della città.

Adesso serviranno una sede adeguata, tempi certi, accordi istituzionali e continuità delle prestazioni.

Il risultato non sarà avere avuto ragione nella polemica.

Sarà avere garantito ai cittadini di Gallico il servizio sanitario di cui hanno bisogno.

Dialisi: dieci postazioni annunciate, una risposta da completare.

Anche sulla dialisi il sindaco ha scelto di portare in aula un annuncio specifico.

Ha riferito dell'attribuzione di dieci nuove postazioni destinate ai pazienti di Reggio Calabria e della provincia, richiamando gli incontri istituzionali svolti a Palazzo Alvaro e in Prefettura.

Ha annunciato inoltre l'imminente pubblicazione della relativa delibera.

È un passaggio importante, perché riguarda persone che affrontano cure impegnative e continuative.

Ma è altrettanto importante distinguere la decisione amministrativa dall'effettiva disponibilità del servizio.

Le dieci postazioni diventeranno un risultato pienamente misurabile quando saranno operative e contribuiranno a migliorare concretamente i turni di trattamento.

La politica dei fatti, in sanità, ha una misura molto semplice: il tempo e la dignità restituiti ai pazienti.

La squadra, non l'uomo solo.

Cannizzaro ha voluto respingere l'immagine di un sindaco che accentra ogni merito.

Ha riconosciuto il ruolo degli assessori, dei consiglieri, dei presidenti delle commissioni e dei dipendenti comunali.

Ha rivendicato una maggioranza coesa e motivata, presentando il lavoro di squadra come una condizione indispensabile per governare.

È un'affermazione che merita attenzione.

Perché un'amministrazione non può vivere soltanto dell'energia del proprio sindaco.

Può avere un leader riconoscibile, ma deve possedere una struttura capace di funzionare anche oltre la sua presenza quotidiana.

In questa prospettiva assume rilievo l'annunciata riorganizzazione della macrostruttura comunale.

Cannizzaro ha parlato della necessità di valorizzare le competenze dei dirigenti, rivedere alcuni incarichi e superare eventuali rigidità organizzative.

È una scelta potenzialmente significativa, purché venga realizzata attraverso criteri trasparenti, rispetto delle professionalità e attenzione alla qualità dei servizi.

Il cittadino non misura l'efficienza del Comune dal numero degli uffici riorganizzati.

La misura dalla velocità con cui riceve una risposta.

Eraclini e Fio: quando la politica supera gli schieramenti.

Uno dei passaggi più significativi della seduta riguarda l'inclusione lavorativa delle persone con disturbo dello spettro autistico.

La mozione, proposta dalla minoranza, ha ottenuto l'unanimità del Consiglio dopo il lavoro svolto dalla quinta Commissione Politiche sociali, presieduta da Giuseppe Eraclini.

Cannizzaro ha riconosciuto il contributo del presidente della commissione e ha valorizzato l'impostazione illustrata dall'assessore al Welfare Lucia Fio.

Qui la politica cittadina ha mostrato un metodo diverso da quello dello scontro permanente.

La proposta è nata da una parte politica. Il confronto istituzionale l'ha trasformata in un indirizzo condiviso. L'assessorato ha indicato come collegarla ai progetti di vita, all'autonomia personale, alla formazione e alle opportunità occupazionali.

Il merito non appartiene esclusivamente a un singolo schieramento.

Appartiene a un percorso che ha saputo coinvolgere sensibilità differenti.

È una distinzione importante, soprattutto per un sindaco che rivendica il cambiamento del modo di fare politica.

Se l'obiettivo è costruire una città migliore, il valore di una proposta dovrebbe dipendere dalla sua utilità, non dalla provenienza.

La stessa logica emerge dal riconoscimento rivolto alla consigliera Daniela De Blasio per il lavoro sul provvedimento riguardante la costituzione di parte civile del Comune nei procedimenti per femminicidio.

Sono temi sui quali l'unità istituzionale può rappresentare un punto di forza.

A condizione, naturalmente, che alle deliberazioni seguano strumenti operativi.

Il confronto con il passato e la «tavola conzata».

Cannizzaro non ha rinunciato alla polemica con le precedenti amministrazioni.

Ha contestato l'immagine della «tavola conzata», la tavola già apparecchiata, evocata da chi sostiene che la nuova maggioranza stia raccogliendo risultati preparati da altri.

Il sindaco ha ribaltato quella rappresentazione, sostenendo di avere trovato difficoltà e occasioni non pienamente valorizzate.

È una metafora efficace.

Ma il rapporto con il passato non può esaurirsi in una battuta.

Ogni amministrazione eredita opere avviate, contenziosi, risorse, ritardi e progetti.

Riconoscere ciò che è stato fatto non significa rinunciare alla discontinuità.

E denunciare ciò che non ha funzionato non esonera dall'obbligo di correggerlo.

La vera differenza tra un'amministrazione e un'altra non si misura soltanto da chi ha avuto l'idea iniziale di un'opera.

Si misura dalla capacità di completarla, renderla utile e inserirla in un progetto complessivo di città.

Roma, le risorse e la dimensione internazionale.

Il sindaco ha annunciato una missione a Roma per cercare di recuperare risorse e opportunità che, secondo la sua ricostruzione, Reggio Calabria avrebbe perso.

Ha richiamato i rapporti con il governo nazionale e con la rappresentanza parlamentare.

È un elemento centrale della sua strategia politica.

Cannizzaro vuole utilizzare la propria rete istituzionale per rafforzare la capacità del Comune di ottenere attenzione e finanziamenti.

Ma il collegamento con Roma sarà utile soltanto se produrrà atti, programmi e risorse concretamente disponibili.

E la dimensione internazionale alla quale Reggio può aspirare richiede qualcosa di più.

Servono collegamenti efficienti, una proposta culturale riconoscibile, valorizzazione del patrimonio, servizi turistici, investimenti e continuità nella promozione della città.

Il lungomare, lo Stretto e l'Aspromonte possono diventare elementi di una strategia di sviluppo.

Non devono rimanere soltanto immagini da utilizzare nelle campagne promozionali.

La città internazionale si costruisce prima di tutto migliorando la città quotidiana.

Il sindaco e l'opposizione: la prova della maturità politica.

Cannizzaro ha riservato critiche dure a una parte del centrosinistra, chiamando in causa le responsabilità delle precedenti stagioni amministrative e regionali.

Ha contestato l'utilizzo politico delle proteste e il ricorso ai social per alimentare contrapposizioni.

Ma ha anche riconosciuto il contributo di alcuni consiglieri di minoranza, distinguendo l'opposizione istituzionale dalle polemiche esterne all'aula.

È un passaggio che apre una questione più grande.

Una città non ha bisogno di un'opposizione silenziosa.

Ha bisogno di un'opposizione capace di controllare, criticare, proporre e contribuire.

Allo stesso modo, una maggioranza solida non dovrebbe temere il confronto.

La maturità politica di una stagione amministrativa si riconosce anche dalla capacità di affrontare le divergenze senza trasformare ogni problema in una guerra personale.

Il sindaco ha dichiarato di apprezzare questo metodo.

Sarà importante vedere quanto spazio troverà nelle scelte future.

Quattro mesi e una sfida ancora aperta.

Quattro mesi non bastano per stabilire se una città abbia davvero cambiato volto.

Consentono, però, di osservare il metodo di chi la governa.

Nel discorso di Cannizzaro emergono alcuni elementi riconoscibili: centralità del risultato, rivendicazione della squadra, interlocuzione con altri livelli istituzionali, volontà di riorganizzare gli uffici e disponibilità a collaborare con l'opposizione su questioni di interesse generale.

Emergono anche le tensioni di una stagione politica ancora segnata dal confronto con il passato.

Il sindaco vuole affermare una discontinuità. Gli avversari rivendicano il proprio contributo e contestano alcune delle sue ricostruzioni.

Saranno i documenti, i servizi e i risultati a chiarire quanto questa discontinuità sia profonda.

Ma c'è un elemento che va oltre la cronaca della seduta.

Cannizzaro ha scelto di legare la propria credibilità a un'ambizione amministrativa molto alta.

Vuole costruire una Reggio Calabria più efficiente, più attrattiva, più sicura delle proprie possibilità. Una città capace di riconoscersi nella propria bellezza e di proporsi con maggiore forza sulla scena nazionale e internazionale.

È una visione che richiede tempo.

E che non può essere realizzata soltanto dal sindaco.

Servono una maggioranza responsabile, un'opposizione attenta, uffici efficienti, imprese disponibili a investire, istituzioni capaci di collaborare e cittadini coinvolti nelle decisioni.

Soprattutto, serve continuità.

L'ambizione più difficile: lasciare un segno nella storia di Reggio Calabria. 

Nella storia di una città, i sindaci vengono ricordati per ragioni diverse.

Alcuni per le opere. Altri per le riforme. Altri ancora per avere accompagnato la comunità attraverso stagioni difficili.

Cannizzaro si trova all'inizio del proprio percorso.

La prospettiva di essere ricordato come il migliore sindaco che Reggio Calabria abbia avuto è un'ambizione politica, non un primato che si possa assegnare oggi.

Per raggiungere un traguardo del genere non basteranno il consenso elettorale, l'abilità nella comunicazione o la capacità di rispondere agli avversari.

Occorreranno risultati duraturi.

Un sistema di servizi migliore. Quartieri meno distanti dal centro. Opportunità per i giovani. Infrastrutture funzionanti. Una macchina comunale efficiente. Una città capace di attrarre visitatori e investimenti senza dimenticare chi la abita.

E soprattutto una comunità che torni a riconoscere nelle istituzioni uno strumento affidabile.

È questo il significato più profondo della sfida aperta dal sindaco.

Non dimostrare di essere più forte degli avversari.

Dimostrare che Reggio Calabria può diventare più forte dei propri problemi.

La città possiede già la bellezza. La politica deve contribuire a costruire le condizioni perché quella bellezza diventi qualità della vita, sviluppo e futuro.

Cannizzaro ha indicato una direzione e, nei suoi primi quattro mesi, ha rivendicato un metodo fondato sulla concretezza.

Adesso dovrà dimostrare che quel metodo può reggere alla prova del tempo.

Perché il traguardo di un sindaco non è essere ricordato per ciò che ha promesso, ma per ciò che ha lasciato alla propria città.

E Reggio Calabria, oggi, ha bisogno proprio di questo: non di un'altra stagione di promesse, ma di una stagione nella quale il futuro cominci finalmente a prendere forma. E l'attuale sindaco sembra avere imboccato la strada giusta.

La sfida è aperta. E il giudice, come sempre, sarà la città. 

Luigi Palamara
Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontano

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