LA POLITICA NON GUARDA IL CALENDARIO. REGGIO CALABRIA ASPETTA I FATTI.
Francesco Cannizzaro, il lavoro della domenica e quella parola che la politica ha troppo spesso dimenticato: concretezza.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Già questa, dalle nostre parti, sarebbe una notizia.
Non perché lavorare di domenica sia un atto eroico. Non lo è. Ma perché in una città che ha conosciuto troppe attese, troppe promesse e troppe inaugurazioni annunciate prima ancora di aprire un cantiere, vedere la politica occuparsi di problemi concreti anche nei giorni festivi merita attenzione.
Al centro della scena c'è Francesco Cannizzaro, insieme alla sua squadra.
Sul tavolo non ci sono grandi teorie, manifesti ideologici o proclami destinati a durare lo spazio di un comunicato stampa. C'è una questione assai più concreta: la viabilità delle bretelle del Calopinace. E c'è una data annunciata per l'avvio dei lavori: lunedì 26 ottobre 2026.
Una data, naturalmente, non basta. Servono cantieri aperti, tempi rispettati e risultati verificabili.
Ma è proprio qui che si misura la distanza tra la politica raccontata e quella praticata.
Perché le città non cambiano con gli aggettivi. Cambiano con i verbi. Fare. Risolvere. Completare.
Attorno all'attivismo di Cannizzaro sta prendendo forma un racconto politico preciso. Qualcuno lo chiama già metodo Cannizzaro: presenza, continuità, attenzione ai problemi e una macchina organizzativa che, almeno nelle intenzioni dichiarate, non si ferma davanti al calendario.
È un metodo che dovrà essere giudicato dai risultati. Non dagli applausi.
Naturalmente c'è chi dissente. Chi osserva con scetticismo. Chi contesta le scelte, i tempi, le priorità. Ed è giusto che sia così. Il dissenso non è un fastidio da sopportare: è il sale della democrazia.
Ma anche la critica ha una responsabilità. Quella di misurarsi con i fatti, senza trasformare ogni iniziativa in una battaglia pregiudiziale.
E allora la domanda diventa semplice: i problemi si stanno affrontando? I lavori partono davvero? Gli impegni vengono mantenuti?
Il resto, per quanto rumoroso, conta meno.
Reggio Calabria ha bisogno di questo confronto. Non di un'altra guerra di parole.
Per troppo tempo il dibattito cittadino è rimasto prigioniero del passato. Di ciò che è stato fatto, di ciò che non è stato fatto, delle responsabilità vere o presunte di chi è venuto prima.
Ma il passato, per quanto importante, non può diventare l'unico orizzonte di una città.
L'asticella si alza quando aumenta la qualità delle risposte. Non quando cresce il volume degli annunci.
Ed è su questo terreno che Cannizzaro e la sua squadra hanno scelto di misurarsi.
La domenica dedicata alla viabilità del Calopinace è un'immagine significativa. Ma sarà il lunedì, con l'avvio effettivo dei lavori, a darle sostanza. E saranno le settimane successive a stabilire quanto quella sostanza sia destinata a durare.
C'è poi una frase che accompagna questa fase politica: «Siamo all'inizio dell'inizio dell'inizio».
Tre volte la stessa parola.
Può sembrare un'esagerazione retorica. Oppure un modo per ricordare che il lavoro da fare è ancora enorme.
La seconda interpretazione è certamente la più impegnativa. Perché significa riconoscere che ogni risultato raggiunto non è un traguardo definitivo, ma una responsabilità in più.
E forse è proprio questa la questione che conta.
Non costruire monumenti agli uomini. Costruire una città nella quale le istituzioni funzionino, le opere procedano e i cittadini possano finalmente giudicare la politica da ciò che lascia dietro di sé.
A Reggio Calabria la richiesta di una guida presente, riconoscibile e capace di dare risposte è forte. L'attività di Francesco Cannizzaro si colloca dentro questa aspettativa e alimenta un confronto che non può essere liquidato con qualche battuta o con il consueto scontro tra schieramenti.
Nessuno ha bisogno di santificazioni. E nessuno dovrebbe pretendere immunità dalla critica.
Serve qualcosa di più difficile: la continuità.
Perché lavorare una domenica fa notizia. Lavorare con serietà tutti i giorni, e portare a compimento ciò che si promette, può cambiare la vita di una città.
E alla fine, quando il fruscio delle polemiche sarà passato, resterà una sola domanda: che cosa è stato fatto per Reggio Calabria?
È da lì che bisogna cominciare.
Anzi, ricominciare.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
@luigi.palamara Bretelle del Calopinace, DA DOMANI SERA SI PARTE CON I LAVORI: asfalto, segnaletica verticale e orizzontale, autovelox e barriere di sicurezza a norma. Con la delibera di Giunta approvata oggi, diamo il via al rifacimento totale di una delle arterie principali di Reggio Calabria, una strada fondamentale per la mobilità cittadina, che sarà completamente rinnovata e resa più sicura. #AdessoReggio ♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara LA POLITICA NON GUARDA IL CALENDARIO. REGGIO CALABRIA ASPETTA I FATTI. Francesco Cannizzaro, il lavoro della domenica e quella parola che la politica ha troppo spesso dimenticato: concretezza. L'Editoriale di Luigi Palamara È domenica. E la politica lavora. Già questa, dalle nostre parti, sarebbe una notizia. Non perché lavorare di domenica sia un atto eroico. Non lo è. Ma perché in una città che ha conosciuto troppe attese, troppe promesse e troppe inaugurazioni annunciate prima ancora di aprire un cantiere, vedere la politica occuparsi di problemi concreti anche nei giorni festivi merita attenzione. Al centro della scena c'è Francesco Cannizzaro, insieme alla sua squadra. Sul tavolo non ci sono grandi teorie, manifesti ideologici o proclami destinati a durare lo spazio di un comunicato stampa. C'è una questione assai più concreta: la viabilità delle bretelle del Calopinace. E c'è una data annunciata per l'avvio dei lavori: lunedì 26 ottobre 2026. Una data, naturalmente, non basta. Servono cantieri aperti, tempi rispettati e risultati verificabili. Ma è proprio qui che si misura la distanza tra la politica raccontata e quella praticata. Perché le città non cambiano con gli aggettivi. Cambiano con i verbi. Fare. Risolvere. Completare. Attorno all'attivismo di Cannizzaro sta prendendo forma un racconto politico preciso. Qualcuno lo chiama già metodo Cannizzaro: presenza, continuità, attenzione ai problemi e una macchina organizzativa che, almeno nelle intenzioni dichiarate, non si ferma davanti al calendario. È un metodo che dovrà essere giudicato dai risultati. Non dagli applausi. Naturalmente c'è chi dissente. Chi osserva con scetticismo. Chi contesta le scelte, i tempi, le priorità. Ed è giusto che sia così. Il dissenso non è un fastidio da sopportare: è il sale della democrazia. Ma anche la critica ha una responsabilità. Quella di misurarsi con i fatti, senza trasformare ogni iniziativa in una battaglia pregiudiziale. E allora la domanda diventa semplice: i problemi si stanno affrontando? I lavori partono davvero? Gli impegni vengono mantenuti? Il resto, per quanto rumoroso, conta meno. CartaStraccia.News
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