Reggio Calabria, il bus gratis e la politica delle promesse. Perché il vero viaggio comincia adesso
Settemilacinquecento passeggeri in più, un sindaco soddisfatto e una promessa: abbassare il costo degli abbonamenti. Ma la mobilità pubblica non si cambia con una settimana di gratuità. Servono scelte, risorse e soprattutto il coraggio di passare dagli annunci ai fatti.
di Luigi Palamara
A Reggio Calabria è accaduto qualcosa che, a pensarci bene, non dovrebbe sorprendere nessuno: quando l'autobus è diventato gratuito, i cittadini hanno cominciato a prenderlo di più.
Settemilacinquecento passeggeri aggiuntivi in una settimana. Un incremento del sei per cento. Numeri che il sindaco Francesco Cannizzaro rivendica con comprensibile soddisfazione, annunciando una nuova sfida: ridurre il costo degli abbonamenti, oggi, secondo quanto dichiarato dal primo cittadino, tra i più elevati d'Italia.
Fin qui, tutto bene.
Ma c'è un piccolo particolare, di quelli che spesso sfuggono nell'entusiasmo delle dichiarazioni ufficiali: il problema non è convincere i reggini a salire su un autobus gratuito. È metterli nelle condizioni di continuare a salirci quando gratuito non sarà più.
Ed è qui che la questione diventa politica. Politica nel significato più serio del termine, quello che riguarda la vita quotidiana delle persone, non le fotografie di circostanza.
Perché dietro quei settemilacinquecento passeggeri non ci sono soltanto percentuali da esibire. Ci sono studenti, lavoratori, pensionati, famiglie. Persone che ogni mattina devono raggiungere una scuola, un ufficio, un ospedale. Persone alle quali interessa relativamente poco chi abbia avuto l'idea dell'autobus gratis. Interessa, molto più concretamente, sapere se domani potranno permettersi di prenderlo.
Il sindaco parla anche di oltre seimila automobili in meno sulle strade. Una stima, non una certezza documentata dai soli contapasseggeri. E la distinzione non è una sottigliezza da ragionieri: è la differenza tra misurare un risultato e immaginarne le conseguenze.
Che una città con meno automobili sia più vivibile è ragionevole. Che ogni nuovo passeggero rappresenti un'automobile lasciata in garage è invece tutto da dimostrare.
Ma non è questo il punto centrale.
Il punto è che Reggio Calabria non può permettersi una mobilità pubblica che diventi conveniente soltanto quando qualcuno decide, per una settimana, di non farla pagare.
C'è qualcosa di profondamente contraddittorio nel chiedere ai cittadini di rinunciare all'automobile e, contemporaneamente, offrire loro un'alternativa che può risultare onerosa o poco compatibile con gli orari della vita reale.
Un abbonamento più economico sarebbe certamente una risposta. Ma non basterebbe.
Perché il cittadino che aspetta quaranta minuti alla fermata non si consola pensando di aver risparmiato qualche euro. E chi deve prendere due autobus per raggiungere il posto di lavoro non può organizzare la propria giornata sulla speranza che entrambi arrivino puntuali.
La mobilità pubblica si misura anche così: con l'affidabilità, la frequenza, la copertura dei quartieri, la qualità dei mezzi.
E soprattutto con il rispetto del tempo altrui.
Cannizzaro ha aperto una questione concreta. Adesso sarà necessario conoscere le soluzioni: quanto si intende ridurre il prezzo degli abbonamenti, dove si troveranno le risorse, quali categorie ne beneficeranno e quando le nuove tariffe potranno entrare in vigore.
Perché le promesse, anche quelle formulate con le migliori intenzioni, non sostituiscono una delibera. E una delibera, da sola, non mette in strada un autobus in più.
Non si tratta di negare il valore dell'iniziativa. Sarebbe ingeneroso e, soprattutto, poco serio. La sperimentazione ha prodotto un dato significativo: esiste una domanda di trasporto pubblico sensibile al prezzo.
È un'indicazione che merita attenzione.
Ma proprio perché il risultato è interessante, sarebbe un errore consumarlo nel giro di qualche dichiarazione trionfale.
Occorrerebbe trasformarlo in un progetto, con obiettivi verificabili e risultati pubblici. Magari scoprendo, tra sei mesi, che gli abbonamenti sono realmente diminuiti, che gli utenti abituali sono aumentati e che qualche automobile è rimasta davvero parcheggiata.
Sarebbe una notizia. Di quelle che non hanno bisogno di aggettivi.
La verità è che i cittadini hanno già fatto la loro parte. Hanno risposto all'iniziativa, hanno utilizzato i mezzi, hanno dimostrato disponibilità a sperimentare un modo diverso di muoversi.
Adesso la parola passa all'amministrazione.
E qui non servono tifoserie, né applausi a comando, né critiche confezionate per appartenenza politica.
Servono conti che tornino. Servizi che funzionino. Impegni che diventino provvedimenti.
Perché governare una città significa anche questo: prendere un risultato temporaneo e provare a trasformarlo in un miglioramento permanente.
Una settimana di autobus gratis può riempire i mezzi. Una politica dei trasporti seria può cambiare una città.
La prima l'abbiamo vista.
Della seconda attendiamo ancora di conoscere costi, tempi e risultati.
E, possibilmente, senza dover aspettare alla fermata.
CartaStraccia.News. La notizia passa. Le domande restano.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno
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