Roccaforte del Greco rialza la testa. La sfida di Ercole Nucera
Roccaforte rialza la testa: per Ercole Nucera la presidenza dei sindaci è il chilometro zero.
Dopo dieci anni di gestione ordinaria, degrado e spopolamento, il nuovo sindaco guida il riscatto del paese. Un incarico unanime che non deve diventare un trofeo, ma uno strumento di lotta politica per ottenere risposte vere da Regione e Stato.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certi incarichi sono una medaglia. E altri sono una cambiale di responsabilità.
Quello appena assunto da Ercole Nucera, sindaco di Roccaforte del Greco ed eletto all’unanimità presidente dell’Associazione dei Comuni dell’Area Grecanica – Versante Jonico Meridionale, è decisamente un incarico non solo simbolico.
Perché nell’Area Grecanica le fasce tricolori possono riunirsi attorno a un tavolo, stringersi la mano e posare per la fotografia di rito. Ma poi, fuori dalla porta, rimangono i paesi.
Rimangono lo spopolamento, l’isolamento, le strade, i servizi che arrancano, i giovani che partono e quelli che non tornano.
E rimane Roccaforte del Greco.
Un paese piccolo, bellissimo e ferito, che negli ultimi anni ha conosciuto una stagione amministrativa sulla quale chi scrive esprime un giudizio senza indulgenze.
La stagione di “Micu Pinna".
Oltre 10 anni sono un’enormità nella vita di una comunità così piccola. Sono abbastanza per lasciare un’impronta, per cambiare qualcosa, per costruire un’opera, mettere in piedi una strategia, intercettare opportunità, immaginare un futuro.
E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa rimane di quegli anni?
Le chiese distrutte sono il simbolo di quello che la storia racconterà come l'amministrazione più scarsa. Incapace di incidere politicamente e amministrativamente.
Dove sono i progetti capaci di modificare il destino di Roccaforte?
Dove sono le iniziative che hanno frenato lo spopolamento?
Dove sono le opere, la visione, la programmazione destinata a sopravvivere a chi amministrava?
È su queste domande, non sulle fotografie e sulle cerimonie, che una stagione politica deve essere giudicata.
E il giudizio di chi scrive sulla precedente amministrazione è durissimo: una gestione apparsa troppo spesso confinata nell’ordinario, incapace di lasciare quella traccia di sviluppo che un paese fragile come Roccaforte avrebbe disperatamente richiesto.
C’è poi una questione che politicamente pesa.
Secondo i conteggi richiamati da chi scrive, nell’arco del mandato le indennità percepite da "Pinna" avrebbero superato complessivamente i 100 mila euro. Una cifra enorme.
Denaro pubblico.
Denaro della comunità.
Ed è proprio per questo che la domanda sui risultati diventa ancora più stringente. Perché un’indennità non è uno scandalo: è prevista per chi esercita una funzione pubblica. Ma quella funzione pretende, politicamente, un rendiconto.
Che cosa ha ricevuto Roccaforte in cambio di dieci anni di amministrazione?
Questa è la questione.
Non l’indennità in sé, ma il rapporto fra il costo della politica e ciò che la politica riesce concretamente a lasciare dietro di sé.
E quando alla fine di una lunga stagione amministrativa bisogna cercare con il lanternino le grandi realizzazioni, le trasformazioni strutturali, i progetti capaci di segnare una discontinuità, allora qualche domanda non soltanto è legittima: diventa obbligatoria.
I nostri vecchi avevano una saggezza che non aveva bisogno di master, consulenti e convegni.
Dicevano:
“Megghiu lu cchiù tintu di Roccaforti chi unu di Ghoriu.”
Un proverbio ruvido, forse persino spietato, come sanno esserlo i proverbi di montagna.
Ma dentro quelle parole c’era un concetto semplice: una comunità deve conoscere se stessa, fidarsi delle proprie energie, valorizzare chi ne comprende storia, bisogni e ferite.
Chi ha ignorato quella vecchia massima può oggi interrogarsi sulle conseguenze politiche delle proprie scelte.
Perché i proverbi non governano i Comuni.
Ma qualche volta raccontano, con cent’anni d’anticipo, gli errori degli uomini.
Oggi Roccaforte prova a voltare pagina.
Alle elezioni del maggio 2026 Ercole Nucera ha raccolto un consenso larghissimo. Non è un assegno in bianco e non deve diventarlo.
È semmai una richiesta.
Una richiesta di cambiamento.
Nucera eredita un paese che non ha più il lusso dell’attesa.
Roccaforte non può permettersi altri anni trascorsi semplicemente ad amministrare l’esistente, perché l’esistente, nel frattempo, continua a restringersi.
Ogni famiglia che parte è un pezzo di paese che scompare.
Ogni casa che chiude è una luce in meno.
Ogni giovane che costruisce altrove il proprio futuro è una sconfitta che nessuna relazione di fine mandato riuscirà mai a nascondere.
Ed è per questo che i primi segnali della nuova amministrazione meritano attenzione.
Poi è arrivata l’elezione di Nucera alla presidenza dell’Associazione dei Comuni dell’Area Grecanica.
All’unanimità.
Un fatto istituzionale importante, ma sarebbe un errore trasformarlo in un semplice trofeo da appendere alla parete del municipio.
Quella presidenza vale soltanto se diventa uno strumento.
Uno strumento per fare rete.
Per contare di più.
Per presentare progetti.
Per pretendere attenzione dalla Regione e dallo Stato.
Per convincere chi decide che l’Aspromonte grecanico non è una cartolina buona per agosto e nemmeno un territorio da commemorare quando un altro paese perde cento abitanti.
È un territorio che ha bisogno di politica.
Politica vera.
Non quella delle fotografie, delle processioni istituzionali, delle strette di mano e dei comunicati pieni di parole che potrebbero andare bene per qualunque Comune d’Italia.
Servono idee.
Servono progetti.
Servono finanziamenti.
Serve capacità di bussare alle porte giuste e, quando quelle porte restano chiuse, serve anche la forza politica di prenderle a pugni.
Nucera la politica la conosce.
E proprio per questo non avrà alibi.
L’esperienza non è un lasciapassare. È un’aggravante quando non produce risultati e un patrimonio quando viene messa al servizio della comunità.
Adesso dovrà dimostrare a quale delle due categorie appartiene.
Perché essere diventato presidente dei sindaci dell’Area Grecanica non è il traguardo.
È il chilometro zero.
Gli applausi finiscono.
Le fotografie ingialliscono.
Le cariche passano.
Le opere restano.
E Roccaforte, dopo anni nei quali molti cittadini hanno maturato un giudizio profondamente negativo sull’amministrazione precedente, non domanda miracoli.
Domanda semplicemente che la politica torni a servire a qualcosa.
Ricostruire non sarà facile.
Ma c’è qualcosa di peggio delle macerie: abituarsi a viverci dentro.
Roccaforte sembra aver deciso di non farlo più.
Adesso tocca a Ercole Nucera dimostrare che questa volta il cambiamento non resterà scritto sopra un manifesto elettorale.
Ma dentro la storia del paese.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
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